Nella culla del partito e durante i lavori in corso, Umberto Bossi è stato contestato a viso aperto. Nella “sua” Varese, durante il congresso provinciale, lui, impone il suo candidato come segretario. Fischi e urla si alzano dalla base. E’ scock! Solo pochi anni fa, quanto accaduto sarebbe stato non solo impensabile, ma assurdo, la volontà incontrastata del leader non era mai stata messa in discussione, ora invece, lo scenario cambia.
Il segnale del forte malessere è palese, spintoni, urla, fischi, tessere strappate. A far esplodere lo scontro, è stata l’imposizione da parte del Senatùr del suo candidato, Maurilio Canton, per la poltrona di segretario provinciale, senza passare per le urne del congresso. I convocati si aspettavano di votare, magari in nome di quella democrazia, spesso ignorata sulle sponde padane, ma Bossi aveva già un nome, aveva già scelto, per tutti. E allora, ”voto, voto” è stato il grido forte e chiaro che si è levato dal basso.
Il nuovo segretario è ancora della vecchia guardia e commenta l’accaduto difendendo il leader : “fischi e i dissensi non gli piacciono. Soprattutto se a farli sono, un gruppo minoritario di militanti che ha la pretesa di mettere in discussione il segretario federale”. Ma è evidente che il mal di pancia all’interno del partito esiste, lo zig zag su Berlusconi e sulle manovre economiche fa scricchiolare quella compattezza tanto decantata. A dimostrazione che lo scenario è cambiato, fuori dalla sede di Varese è stato appeso uno striscione con su scritto: “Canton segretario di chi? Di Nessuno!”.
La Lega non è più un monocorde, e anche i fedelissimi protestano sull’operato dittatoriale del boss, anzi” “del Bossi”. E anche questa è una crepa che si aggiunge alle altre, non poche, della maggioranza.






