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GazzaBet?! Un azzardo pericoloso

Da Paolominucci @paolo_minucci

GazzaBet

Sarò anacronistico, ma non ho mai sopportato i nomi delle squadre di basket, con lo sponsor che impone la sua presenza su tutto e tutti. Poi dopo gli stadi firmati dagli sceicchi e l’ingresso dei super ricchi nel mondo del calcio, ho iniziato a farmene una ragione. Il mercato è il mercato. Ma se davvero La Gazzetta dello Sport dovesse chiamarsi GazzaBet, affittando il proprio nome ad un’agenzia di scommesse, come paventano increduli (nell’edizione di ieri) i giornalisti del quotidiano rosa, allora inizierò a cercare uno sponsor anche per la mia anima…

In un’editoria che deve liberarsi dai finanziamenti pubblici (ma che è ancora molto lontana dal farlo visti ad esempio i 23 milioni di euro elargiti al Gruppo Rcs), incorrere in scenari del genere può diventare quasi una certezza, ed è forse opportuno mettere un limite, prima di creare paradossi e conflitti di interessi di proporzioni inimmaginabili.

Se davvero un’agenzia di scommesse cofinanziasse il noto quotidiano sportivo potremmo star certi che la credibilità della redazione, in grado di influenzare giocate per milioni di euro, ne uscirebbe con le ossa rotte, ma soprattutto significherebbe certificare in maniera definitiva la morte dell’editoria italiana (già profondamente compromessa) con il giornalismo e l’informazione (anche sportiva) senza più alcuna credibilità.

Al cancro delle agenzie di scommesse, a cui lo stato italiano ha allegramente concesso agevolazioni oltre l’immaginabile, non può essere concesso altro spazio, che andrebbe invece rapidamente ridimensionato, prima che si aggravi ancor di più lo stato economico e sociale di migliaia di famiglie.
Controllare il principale giornale sportivo italiano, vorrebbe dire arrendersi alla svendita totale di un paese per cui, tutto sommato, sfogliare un giornale rosa, al tavolo del bar, la domenica mattina, ha ancora un valore. E questo sì, impossibile da quotare.


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