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Germania: nuova legge sulla prostituzione

Creato il 28 febbraio 2014 da Retrò Online Magazine @retr_online
Germania: nuova legge sulla prostituzione feb 28, 2014    Scritto da    Attualità, Europa 1

Germania: nuova legge sulla prostituzione

Ve lo immaginate un cliente che accosta la macchina, abbassa il finestrino, allunga la mano per fare cenno a una delle lavoratrici del sesso sul ciglio della strada e… si vede consegnare una fattura? Niente di strano, siamo in Germania. E non è nemmeno una cosa che accade da pochi mesi.
I nostri vicini tedeschi hanno reso legale la prostituzione dalla loro unificazione. E dal 2002 fanno pagare, a chi professa il mestiere più antico del mondo, anche le tasse.
Difficile sarebbe stato fare orecchie di mercante. Anche chi non avesse avuto alcun interesse a limitare il commercio di corpi umani non avrebbe potuto restare indifferente a un business da 14.5 miliardi.

Oggi, il governo tedesco rivede quella legge. Non tanto per le “libere professioniste”, ma per chi lavora in bordelli e case chiuse.
Innalzamento dell’età minima per lavorare a 21 anni e introduzione di una licenza a pagamento, comunale, per le prostitute.
Gerd Landsberg, presidente delle associazioni che riunisce le autorità tedesche locali, è convinto che siano questi “i modi per diminuire il traffico di donne, contrastare la criminalità e la prostituzione forzata”.
Sempre secondo Landsberg, però, la situazione non è ancora tale da permettersi dei complimenti. Nonostante le leggi degli anni scorsi, che portano comunque a un maggior controllo della prostituzione da parte dello Stato, “assieme alla licenze si deve obbligare la lavoratrice a sottoporsi a una serie di test sanitari e a colloqui con esperti”.
In Germania infatti la prostituzione illegale non è diminuita come si sperava, pur restando minima rispetto ad altri Paesi.
Nomi noti di case chiuse in Germania sono il Pussy Club, il King George o l’Artemis. I resoconti dei clienti (i clienti del Pussy Club nel primo fine settimana di apertura sono stati circa 1700 secondo la polizia locale) non si fanno aspettare, sottolineando a volte camere malsane e “cattive” lavoratrici oppure a volte rendendo effettivamente giustizia al “servizio”.

Il giornale tedesco Spiegel ha dedicato vari impietosi servizi alla situazione delle prostitute in Germania.
Secondo la testata tedesca, i vantaggi delle leggi sono andati ai bordelli e ai “protettori” delle prostitute.
I gestori delle case chiuse hanno detto apertamente di essere soddisfatti della legge poiché “Diminuisce il pericolo di retate”. E’ vero che il traffico illegale di donne si è ridotto a un terzo rispetto all’anno passato, ma è ugualmente vero che tenere sotto controllo le prostitute che lavorano nei bordelli è quasi impossibile. Solo l’1% di loro dichiara di aver firmato un contratto.

Non sono rare le storie di ragazze giovanissime, portate in Germania con la speranza di un lavoro, o di fare le prostitute ma non in condizioni terribili. Giovanissime per lo più bulgare e rumene.
La legge prevede diritti per le prostitute, come la possibilità di avere un contratto, di avere diritto all’assicurazione sanitaria, e il sussidio di disoccupazione e la pensione, grazie al fatto di non vedere più la loro attività come “immorale e antisociale”. Ma molte di loro vivono sotto chiave. Non possono uscire se non accompagnate e per poche decine di metri. Sono pagate con poche centinaia di euro. Devono soddisfare dozzine di uomini al giorno e se sono maleducate con i clienti viene loro ricordato che i loro capi sanno dove vivono le loro famiglie.
Come Alina, arrivata dalla Romania e finita a lavorare in un bordello vicino all’aeroporto. Alina dipende in tutto dal suo “protettore”. può solo uscire fino a un distributore di benzina per comprarsi uno snack. Sempre con una o due guardie. Vive nella stessa stanza con altre tre ragazze connazionali e deve soddisfare in tutto e per tutto i suoi clienti. Qualunque cosa dica la legge.
Risulta poi impossibile constatare se il suo capo prenda più o meno di metà degli introiti. Anche questo illegale.
Anzi, spesso i poliziotti nemmeno possono entrare nei bordelli, ritenuti attività commerciali con la legge del 2002.

Non mancano le voci di studiosi, critiche in merito, come quella di Alice Schwarzer, storica e femminista. “La Germania è diventata un paradiso del sesso per i paesi vicini”. Per la Schwarzer meglio abolire del tutto al prostituzione.
Opinione che però trova una netta opposizione da Landsberg: “Rendere illegale la prostituzione non la eliminerebbe. Spingerebbe solo a far lavorare nell’illegalità più donne”.

Anche l’Europa si è interessata al fenomeno, ma sempre sul versante dell’illegalità della prostituzione.
Il 26 febbraio scorso, il parlamento europeo ha approvato la risoluzione non vincolante “Report Honeyball”.
Il testo ritiene che per ridurre la prostituzione illegale e lo sfruttamento delle donne sia necessario colpire i clienti, piuttosto che la prostituta.
Lampante il caso della Svezia, dove la prostituzione è stata messa al bando. Un modus operandi opposto a quello della Germania, ma che ha ridotto del 60% la prostituzione nelle strade.
La filosofia di colpire il cliente che approfitta della prostituta e non la prostituta sembra una carta vincente.
Per la Svezia, infatti, l’atto stesso di pagare per avere prestazioni sessuali violerebbe il diritto di parità tra i sessi sancito dalla Costituzione Svedese, in quanto ci sarebbe sempre una disparità tra chi paga e chi viene pagato per vendere il proprio corpo.

Anche in Germania la legge fa il suo corso. Una coppia di Francoforte è stata messa sotto accusa per aver organizzato oltre 450 festini hard a pagamento. Nessun problema per il sesso a pagamento (da 180€ in su), ma le entrate non sono state versate al fisco. Intollerabile.


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