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Gibilterra: una disputa alle porte d’Europa

Creato il 09 dicembre 2013 da Bloglobal @bloglobal_opi
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di Elisabetta Stomeo

gibilterra-disputa
La Commissione europea non ha raccolto prove per concludere che i controlli sulle persone e sulle merci effettuati dalle autorità spagnole al posto di frontiera di La Línea de la Concepción abbiano violato le disposizioni del diritto dell’Unione Europea in tale materia” [1]. Risale a venerdì 15 novembre la diffusione delle conclusioni a cui è giunto l’esecutivo europeo riguardo all’annosa diatriba tra il governo di Spagna e il governo di Gibilterra. Bruxelles, infatti, negli ultimi tre anni è stata più e più volte sollecitata ad esprimere il proprio parere sui controlli realizzati dalle autorità spagnole a La Línea de la Concepción, comune andaluso posto al confine con Gibilterra, un caso che ha rischiato (e rischia tuttora) di sfociare in un vero e proprio incidente diplomatico. Dopo aver inviato a Gibilterra il 25 settembre una squadra di ispettori e di tecnici per un sopralluogo volto a conseguire un posizionamento da parte degli alti vertici europei, la Commissione ha concluso di non avere sufficienti prove per dimostrare la violazione dei trattati internazionali da parte delle autorità spagnole.

Disattendendo le richieste e le pretese britanniche, da Bruxelles sono arrivate unicamente delle  raccomandazioni rivolte ad entrambi i governi al fine di migliorare il flusso di persone ed il traffico nella zona di frontiera, aggiungendo, inoltre, una richiesta specifica al governo di Londra di migliorare la legislazione e di condividere ogni tipo di informazione utile per palesare – e in futuro risolvere – il problema del contrabbando di tabacco.

Nonostante le recenti dichiarazioni della Commissione siano palesemente a favore del governo spagnolo, cosa sottolineata anche dalla Vice Presidente dell’esecutivo Soraya Sáenz de Santamaría, si può intuire che la spinosa vicenda sia ancora lontana da una totale risoluzione. Nel caso specifico, infatti, sia da Londra che da Madrid, i portavoce dei rispettivi governi hanno tenuto a precisare l’assoluta liceità sia delle proprie condotte sia delle richieste avanzate nei confronti dell’altro Stato.

In particolare, nel caso che ha interessato gli ultimi mesi, il governo britannico accusa il governo spagnolo di effettuare degli eccessivi e sproporzionati controlli frontalieri e, soprattutto, sottolinea la sua incursione sul territorio inglese a seguito del lancio di blocchi di cemento armato in acque spagnole (nello specifico, nella baia di Algeciras) da parte delle autorità inglesi, finalizzati ad impedire che i pescatori spagnoli sconfinassero nelle proprie acque territoriali. Al ricevere la notizia da Bruxelles, Londra ha espresso la propria indignazione, concludendo che la Commissione europea ha dedicato un tempo estremamente breve per il sopralluogo sulla frontiera ed ha avvertito che assolvere la Spagna dalle sue responsabilità servirà solamente ad allentare le tattiche di “intimidazione” che hanno caratterizzato gli ultimi mesi.

A sottolineare l’impossibilità momentanea di giungere ad un accordo o, per lo meno, ad un compromesso, sta la ferma decisione del governo spagnolo di opporsi alla sottoscrizione del sistema di sorveglianza europeo delle frontiere esterne EUROSUR (Establishing the European Border Surveillance System) [2]. Durante la prima settimana di novembre si è proceduti al voto per l’approvazione di tale progetto e la Spagna è risultato l’unico Stato europeo ad opporsi.

Nonostante la sua posizione privilegiata all’interno degli spazi di confine Schengen e, quindi, la concreta possibilità di usufruire più degli altri Stati delle potenzialità del progetto, la Spagna si è momentaneamente tirata fuori, discordando, secondo fonti ben informate, su di un articolo che permetterebbe di condividere delle informazioni di frontiera con il Regno Unito (il quale, come è ben noto, non fa parte dell’area Schengen) e dando un importante segnale a Bruxelles.

La questione Gibilterra-Spagna, tuttavia, non si può circoscrivere alle problematiche degli ultimi mesi, ma va contestualizzata dal punto di vista geopolitico e storico.

I dissapori già preesistenti tra i due governi sono tornati alla ribalta nel febbraio del 2013, quando la nave Tornado dell’Armata spagnola navigò per oltre venti minuti nelle acque che Gibilterrra reclama come proprie, provocando l’azione di varie pattuglie della Royal Navy al fine di espellerla dal territorio marittimo. L’incidente, classificato dal Ministero degli Esteri inglese come un’incursione di “estrema gravità”, la più grave dopo il 1960, ha scatenato una serie di proteste e di azioni e reazioni a catena che hanno inasprito considerevolmente le già tese relazioni diplomatiche tra i due Stati, che da sempre contendono la giurisdizione territoriale delle acque e la stessa sovranità sulla colonia.

Tali attriti sono tornati alla ribalta alcuni mesi dopo, precisamente durante l’ultima settimana di luglio, quando il governo della regione autonoma andalusa ha platealmente denunciato all’opinione pubblica internazionale l’intenzione dei vicini inglesi di intralciare l’attività peschereccia dei propri connazionali: la mattina del 24 luglio, presso la Playa de Poniente, una pattuglia del Servicio  Marítimo della Guardia Civil ha sospeso i lavori condotti a bordo del rimorchiatore britannico Elliot su richiesta di alcuni pescatori spagnoli che, in mattinata, erano stati obbligati ad abbandonare la zona in cui stavano pescando. Nello specifico, dal rimorchiatore in questione venivano lanciati al mare degli enormi blocchi di cemento armato (una trentina in totale), elementi chiave della strategia di protezione marittima gibilterrina, che avrebbero avuto l’obiettivo di “aumentare la diversità biologica e dare rifugio a molte specie marine” [3].

Nonostante l’interruzione momentanea dei lavori di barriera per poter ottenere un parere a riguardo da parte del Ministerio del Interior, i cantieri sono stati riaperti dopo poco, cosa che ha scatenato un’immediata reazione da parte delle autorità spagnole: i controlli frontalieri, a quel punto, sono stati intensificati in maniera preponderante, la meticolosità nell’effettuarli è diventata quasi certosina e ciò ha causato enormi rallentamenti nell’attraversamento della dogana e fastidiosi problemi di traffico. Il governo gibilterrino, a quel punto, ha deciso di denunciare i raid militari effettuati da quattro jet spagnoli sullo spazio aereo britannico e gli spari delle pattuglie della Guardia Civil su obiettivi britannici [4].

A partire, dunque, da tali dissapori, i contrasti sono aumentati così tanto e la soluzione del conflitto è apparsa così lontana che, durante la Mesa de Gibraltar, riunione celebrata il 5 agosto e convocata d’urgenza da Gemma Araujo, sindaco di La Línea de la Concepción, si è richiesto l’intervento della Commissione europea per dirimere la controversia e dare un parere riguardo alla possibile pacifica risoluzione della questione, cosa avvenuta, appunto, il 15 novembre scorso.

Tenendo, dunque, in considerazione i precedenti storici sussistenti, la Commissione ha deciso di non archiviare la questione: tra sei mesi, infatti, dovrà ricevere delle informazioni da parte di entrambe le autorità su come si sono tenute in considerazione le raccomandazioni che sono state fatte, continuando, comunque a supervisionare la situazione di frontiera e, soprattutto, le relazioni diplomatiche tra Spagna e Regno Unito.

* Elisabetta Stomeo è PhD Candidate in Scienze Giuridiche e Politiche (Università Pablo de Olavide di Siviglia)

[1] http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-1086_es.htm

[2] Tale progetto, già approvato dal Parlamento Europeo ed entrato in vigore il 2 dicembre 2013, ha tre obiettivi: ridurre il numero di migranti irregolari che oltrepassano le frontiere europee senza essere scoperti; ridurre il numero di morti tra gli immigrati irregolari; incrementare la sicurezza interna dell’intera Unione Europea, contribuendo alla prevenzione dei crimini e dei delitti di frontiera. A seguito dell’approvazione da parte dei vari Stati membri, si svilupperà, dunque, una rete di comunicazione altamente tecnologica (dotata di radar, satelliti, piattaforme offshore e droni) che permetterà di condividere in tempo reale tutte le informazioni sui movimenti all’interno dei confini Schengen, sorvegliando 24/24h  le acque internazionali. http://www.frontex.europa.eu/eurosur.

[3] http://ccaa.elpais.com/ccaa/2013/07/24/andalucia/1374696095_921767.html

[4]http://www.dailymail.co.uk/news/article-2355814/Gibraltar-fury-Spanish-military-jets-fly-airspace-delay-British-Airways-plane-waiting-London.html

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