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Giovani e favolosi

Creato il 30 ottobre 2014 da Frogproduction
GIOVANI E FAVOLOSI
BIGLIETTI PREGO!
Sul treno verso la solita manifestazione c’erano due ragazzette delle medie, o delle superiori, non saprei dire, ormai vado per i 30 e non mi (dis)oriento più in quel senso. Poi arrivò una giovane donna. Bella che un passeggero prima di scendere passandole di fianco fra i sedili si fermò come per controllare. Bella ed elegante, discreta, con dei semplici pantaloni neri e una camicetta rosa leggera sotto la quale albeggiava un reggiseno nero. Bella con le cuffiette per ascoltare la musica mentre sorrideva al suo piccolo schermo in mano (beati loro), mentre io sorridevo al mio piccolo libro e un po’ sbirciavo. Poi lei cominciò a truccarsi e a controllare e ricontrollare che fosse tutto perfetto, prima nel suo specchietto e poi persino nel riflesso del vetro della carrozza. A quel punto le avrei voluto dire che più di così non poteva fare, che oltre avrebbe sedotto l’umanità intera, le divinità tutte e chissà cos’altro. Non dissi nulla. Io osservo, ascolto, prendo nota mentalmente e a volte riporto in seguito. Arrivo tardi, come alla manifestazione, che credevo fosse di pomeriggio e invece era di mattina. A dire il vero per alcuni la manifestazione era organizzata da gente in ritardo con la storia. Il Wall Street Journal lo chiamò il Movimento per il suicidio economico dell’Italia. Così a spasso per Roma incrociavo sparuti gruppetti di ritorno stando attendo a Google maps per non perdermi. Lungo Via Merulana, che già è tutto dire, c’è Largo Leopardi, e qui la toponomastica giocò sporco, assieme a un tale che si mise seduto poco più in là dove io mi ero fermato per riposare il piede malandato, che non la smetteva di parlare al cellulare della sua storia con un altro uomo ormai in crisi, dopo nove anni, perché lui credeva ancora nella sincerità del sentimento (parole sue), mentre l’altro nella generosità del coito (interpretazione mia). Poi non molto da segnalare, una visita annoiata al museo d’arte orientale e il rientro in treno con la sera che avanzava assieme a una metafora della mia inesistente situazione sentimentale, piccoli appunti come questi scritti sull’onda dell’entusiasmo per una ragazza incontrata, che man mano si fanno più incerti, circondati da scarabocchi e righe e forme geometriche ossessive e soprattutto puntini di sospensione in caduta libera; fino a che arriva sempre il momento che la storia non c’è, i personaggi non ci sono, non si è fatto neanche un racconto e la pagina è da buttare (sei solo un amico).


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