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Giovanni Floris lascia la Rai, verso La7

Creato il 03 luglio 2014 da Nicola933
di Nicola Visco Giovanni Floris lascia la Rai, verso La7 - 3 luglio 2014

FlorisDi Nicola Visco. “Dopo dodici anni di conduzione di Ballarò e dopo un proficua esperienza quasi ventennale in Azienda, Giovanni Floris lascia la Rai. La Rai, nel ringraziarlo per il lavoro svolto, gli porge i migliori auguri per il suo futuro professionale”. Così una nota di Viale Mazzini.

“Rimettersi in gioco è salutare e giusto”. È questo il senso di una nota di Giovanni Floris dopo la conclusione del suo rapporto con la Rai. Il conduttore, però, tiene a precisare: “Ringrazio la Rai e Ballarò cui devo tutto, perché in questi lunghi anni mi hanno formato e dato fiducia”. “Sono un uomo fortunato – aggiunge Floris – dal lavoro ho avuto enormi soddisfazioni. Mi impegnerò per far sempre meglio, anche per riguardo al pubblico che mi ha sempre seguito e sostenuto”.

Potrebbe essere La7 la futura destinazione di Giovanni Floris. Secondo quanto si apprende, l’ormai ex conduttore di Ballarò avrebbe rotto oggi le trattative con la Rai, ma già da un paio di settimane la strada del rinnovo appariva in salita proprio alla luce di una offerta decisamente superiore da parte della rete di Urbano Cairo. La tv pubblica, infatti, pur essendo pronta a venire incontro alle richieste del giornalista sul piano editoriale (allungamento del programma fino a mezzanotte e striscia quotidiana su Rai 3), non era disposta ad accettare le pretese economiche, rimanendo ferma sul compenso precedente di circa 1,8 milioni in tre anni. Secondo le voci che circolano a Viale Mazzini, da La7 sarebbe arrivata invece un’offerta di 4 milioni in tre anni. In un primo momento si era parlato di una trattativa con Mediaset, smentita però due giorni fa, alla presentazione dei palinsesti, dal vicepresidente Pier Silvio Berlusconi. È possibile a questo punto che La7 annunci l’arrivo di Floris alla presentazione dei palinsesti il 10 luglio a Milano.

“Gira da mezz’ora la notizia ufficializzata dalla Rai che Floris lascia Viale Mazzini e tutti telefonano per chiedere se verrà a La7. Non ci sono certezze per quello che abbiamo potuto capire, cercando di informarci”. Così il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, in apertura dell’edizione serale. “Non c’è un accordo concluso”, ha aggiunto poi Mentana leggendo il titolo: “Floris arriva da noi? Accordo non ancora chiuso. Alè!”. “C’è una trattativa in corso ma l’accordo non è ancora concluso“, ha ribadito Mentana dopo il servizio. “Corriere e Repubblica – ha aggiunto mostrando i siti internet dei due quotidiani – danno per certo l’accordo. Abbiamo contattato direttamente le fonti e possiamo dire che non c’è un accordo siglato. Essendo una materia delicata, è inutile mettere bandierine fino a che non si è raggiunta la vetta. Sarebbe bello avere anche Floris, c’è posto e lo attenderemo nel caso la trattativa si chiudesse”. La rete, intanto, fa sapere che non intende commentare le indiscrezioni.

Quanto al prossimo conduttore di Ballarò, il direttore di Rai 3 Andrea Vianello è impegnato nella ricerca del successore ed è possibile che punti ad un nome esterno. A Viale Mazzini, al momento, danno però in pole position un interno: il conduttore di Agorà, Gerardo Greco.

“È molto grave l’addio improvviso di Giovanni Floris alla Rai dopo quella che appare come una maldestra trattativa gestita in maniera decisamente discutibile dall’azienda. I vertici Rai vengano immediatamente in commissione di Vigilanza per chiarire come sono andate le cose”. È quanto dichiara il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. “Ballarò rappresenta la trasmissione di punta – spiega Anzaldi – dell’informazione Rai in prima serata, con picchi di ascolto che hanno portato Raitre anche a vincere la serata. Non si capisce come siano andate le cose e perché, dopo una carriera ventennale nel servizio pubblico, Floris sia stato lasciato andare via. Una gestione che rischia di essere un assist per la concorrenza. Chiederò subito in ufficio di presidenza della Vigilanza che i vertici Rai siano ascoltati dalla commissione parlamentare. Sarebbe grave se si scoprisse che non vi siano solo ragioni economiche dietro la scelta di chiudere la collaborazione con il conduttore”.

“Sorprende e certamente non rallegra l’uscita dalla Rai di un professionista serio e preparato del calibro di Giovanni Floris”. Lo dice la senatrice Camilla Fabbri (Pd) componente della commissione Vigilanza Rai. Che sottolinea: “Le scelte professionali attengono alla persona ma ritengo sia doveroso stabilire che da parte di viale Mazzini sia stato fatto di tutto, nell’ambito del possibile, per trattenere il conduttore di Ballarò, programma di punta Rai, che deve comunque essere mantenuto. Di tutto questo dovrà occuparsi la commissione di Vigilanza”.

“L’uscita di Giovanni Floris della Rai è senz’altro una notizia che dispiace. Auguriamo a Floris di avere successo con la sua scelta di rimettersi in gioco. Nello stesso tempo chiederemo immediatamente ai vertici Rai quali scelte s’intendano fare per mantenere la qualità e risultati di ascolto garantiti da Floris in tutti questi anni di conduzione di Ballarò”. Lo dice il capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, Vinicio Peluffo.

“Dispiace che la Rai perda un professionista come Giovanni Floris, dispiace che l’addio arrivi per motivi economici come sembra dalle trattative che emergono in queste ore”. È quanto dichiara la deputata del Partito democratico e componente della commissione di Vigilanza Rai, Lorenza Bonaccorsi. “Che il servizio pubblico abbia deciso – spiega Bonaccorsi – di porre dei limiti agli ingaggi appare opportuno, visto il particolare momento che stanno vivendo tutti gli italiani. Dispiace che la Rai perda uno dei conduttori più stimati della tv italiana ma siamo in una fase critica per tutto il Paese”.

“Ma Floris va via dalla Rai perché ha avuto il coraggio di fare domande scomode a Renzi che la Rai vuole distruggerla? È questa la sua colpa? C’è un editto di Renzi sul conduttore di Ballarò?”. È quanto si chiede Maurizio Gasparri (FI).

“Un altro pezzo di Servizio Pubblico che se ne va”. Il sindacato dei giornalisti Rai Usigrai commenta così la notizia della separazione tra Giovanni Floris e la Rai e sottolinea: “Viale Mazzini ha il dovere di spiegare con trasparenza perché non è riuscita a trattenere un professionista come Giovanni Floris, uno di quelli che hanno compiuto l’intero percorso professionale in Rai, e che ha contribuito a fare di Ballarò un format remunerativo per l’azienda. A questo punto – conclude – è ancor più indispensabile che l’azienda faccia una operazione verità su costi, ingaggi, e sopratutto perdite di credibilità”.

“Mi dispiace perché Floris è un ottimo professionista, ma la vicenda risponde a logiche di mercato che la Rai ha fatto bene a non seguire”. Così il consigliere di amministrazione Rai, Antonio Verro. “Spero che ora non ci siano porte girevoli in un senso o nell’altro – dice ancora Verro -. Così come non mi piacerebbe il ritorno di gente andata via da noi negli anni passati, come Santoro o Ruffini. Sarò un inguaribile romantico, ma la Rai dal mio punto di vista è una vocazione che vale per sempre”.

L’ex direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, interpellato dall’ANSA sull’addio del conduttore di Ballarò a Viale Mazzini, dice che: “Per la Rai perdere un professionista come Giovanni Floris rappresenta un brutto colpo, mentre al contrario sarà un gran colpo per chi riuscirà ad averlo in squadra”.

“Noi ci vediamo comunque a settembre, alè”. Giovanni Floris aveva chiuso così, il 24 giugno, l’ultima puntata di Ballarò, dando appuntamento al suo pubblico, ma senza specificare se quell’arrivederci sarebbe stato ancora su Rai 3. Un presagio dell’addio, forse, che aveva suggellato la carrellata finale con le immagini dei momenti salienti della stagione, compreso lo scontro con Renzi del 13 maggio. Un episodio che molti hanno considerato un momento di svolta nelle settimane decisive per il rinnovo del contratto del giornalista, in scadenza a fine luglio. Laurea in Scienze politiche alla Luiss con una tesi su capitale e lavoro, passione per il cinema e per il calcetto, letture preferite tra classici e Kundera, tifo giallorosso, Giovanni Floris, classe 1967, arriva in Rai dopo la scuola di giornalismo di Perugia, con i primi ‘contrattini’ al Gr1 e al Gr unificato, alternati con il lavoro per l’Agi: in quegli anni lavora con direttori come Livio Zanetti, Giancarlo Santalmassi, Stefano Gigotti, Marcello Sorgi, Andrea Valentini, tra i colleghi Andrea Vianello. Nel 1996 viene assunto al Gr: la richiesta viene firmata da Paolo Ruffini, “il direttore cui probabilmente devo più che ad ogni altro”, ripete in più di un’occasione. Conduce Baobab, Senza Rete, Radioanch’io, fa l’inviato, dall’Indonesia al Brasile. La svolta nel 2001: copre la sede di New York quando crollano le Torri Gemelle. L’esperienza massacrante gli assicura una vetrina internazionale e gli vale la nomina ‘sul campo’ di corrispondente dagli Usa. Un anno dopo Ruffini, diventato nel frattempo direttore di Rai 3, gli propone di tornare in Italia per condurre un approfondimento di prima serata. Nasce Ballarò, titolo mutuato da un quartiere-mercato di Palermo. In un panorama dell’informazione in cui spesso si tenta di parlare alla ‘pancia’ del Paese, l’obiettivo immediato e dichiarato di Floris è “parlare alla testa del telespettatore”, individuando un tema, sottoponendolo agli ospiti, affrontandolo da più angolazioni, approfondendolo con interviste, inchieste, sondaggi e con la seguitissima copertina di Maurizio Crozza. Il pubblico apprezza: se la prima puntata si ferma al 5%, negli anni lo share arriverà a sfiorare il 24% (il record storico, 23.87% con 6,5 milioni di spettatori, è del 6 dicembre 2011, anno in cui un sondaggio della Demos attribuisce al programma la più alta percentuale di fiducia degli italiani, con il 57.4%). Per la rete, Ballarò diventa un pilastro del palinsesto, per i fan un momento centrale nel dibattito politico ed economico della settimana, per i detrattori un salotto animato dalla solita compagnia di giro e troppo vicino al centrosinistra. Sulle poltrone di cartone, volutamente scomode, si siedono tanti protagonisti dell’economia e della politica: ci va Berlusconi – nel 2010 artefice poi di una ‘storica’ irruzione telefonica per protestare contro un servizio sui rifiuti – e ci va anche Renzi. È il 13 maggio quando il capo del governo, in un’intervista in studio, difende la spending review e i sacrifici che “toccano anche alla Rai”. “Non pensa che così si faccia un favore a Mediaset?”, replica il conduttore innescando un battibecco con il premier. È il momento più critico di settimane delicate, in cui ferve la trattativa tra Floris e i vertici di Viale Mazzini per il rinnovo del contratto. Il giornalista – che viene da un compenso annuale di 500 mila euro, da lui stesso dichiarato – vorrebbe allargare i suoi orizzonti con una fascia quotidiana magari su Rai 1, ritoccando il suo stipendio; in alternativa la Rai gli propone lo stesso cachet – a fronte dei tagli del 10% imposti dalla gestione Gubitosi agli altri contratti – allungando Ballarò fino a mezzanotte. Si vocifera però anche di una controfferta difficile da battere: si parla di Mediaset, ma Pier Silvio Berlusconi negherà che ci sia mai stata trattativa. Nelle indiscrezioni degli ultimi giorni, qualcuno dà per vicino l’accordo con Viale Mazzini, ma la conferma non arriva: si parla di ultime resistenze del giornalista, qualcosa evidentemente si è spezzato nel rapporto di fiducia con l’azienda in cui lavora da vent’anni. “Ho sempre sognato di fare il mestiere che faccio”, scrive Floris sul suo sito. Continuerà a farlo a La7, rete che conferma così la sua vocazione per l’informazione, magari riproponendo la coppia con Crozza.


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