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GLI INFEDELI (Les Infidèles)

Creato il 06 maggio 2012 da Nontiamerocosipersempre


con Jean Dujardin, Guillaume Canet, Mathilda May, Sandrine Kiberlain, Alexandra Lamy.
Commedia, Francia 2012.

GLI INFEDELI (Les Infidèles) regia di Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Jean Dujardin, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau, Gilles Lellouche.locandina tratta da Mymovies
scheda film Mymovies
trailer film Mymovies
Il tema dell’ infedeltà coniugale viene declinato in sei episodi, girati da registi diversi, che raccontano tutta la gamma delle possibili situazioni: la bisboccia tra amici fuggiti in discoteca raccontando scuse varie alle mogli, amici che fanno tutto insieme, anche il sesso, e intanto sognano una fuga a Las Vegas (dove andare a fare il pieno di donne); la convention di lavoro di un impiegatuccio, in trasferta per un seminario della propria azienda, che alla sera cerca una camera di qualche collega (del tipo basta che respiri) dove infilarsi e intanto manda messaggini alla moglie “Ti amo” “Mi manchi”; il professionista arrivato, un cinquantenne che si infatua della ventenne ninfomane fino a farsi picchiare dai suoi amici per poi raccontare alla moglie di avere avuto un incidente con la macchina; il marito giovane, che ama le donne mature e i giochi erotici hard, sorpreso da moglie e figli nel garage di casa; quello sorpreso dalla moglie che torna prima e che cerca inutilmente di far sparire le tracce (meno una) del suo tradimento nella sua casa e nel suo letto; quello che cade nel trabocchetto teso dalla moglie che finge di essere moderna e aperta disponibile ad accettare le sue eventuali scappatelle. I maci dei primi cinque episodi alla fine si incontrano tutti in una seduta di “Infedeli Anonimi”, condotta da una intransigente e bacchettona trainer, non troppo convincente visto che tutti, dopo il primo incontro, se ne vanno perché non è li il problema: le regole le conoscono, ma non possono rispettarle perché il richiamo del sesso sembra essere più forte della loro volontà e lei non lo può capire.L'ultimo episodio, infatti, vede ancora i due amici della prima storia (Dujardin e Lellouche) realizzare il sogno di andare insieme a Las Vegas a prendersi una sbornia di sesso e alla fine mettere in pratica quello che pensavano essere solo una balzana teoria: 

"Sai che pare sia una cosa da finocchi?" “Che cosa?" “Quelli come noi che ogni lasciata è persa o basta che respiri, pare che sia omosessualità repressa"
Personaggi di storie parallele, dove cambiano le situazioni, a volte anche i personaggi, ma il racconto resta - anche un po’ noiosamente, ma forse volutamente - uguale, con sempre lo stesso denominatore comune: la dipendenza degli uomini dal loro sesso, patetiche vittime più che soggetti consapevoli tanto da farsene una ragione:
“Perché siamo così?” “Perché siamo animali! Tu non ti rendi conto ma sei programmato per la sopravvivenza della specie, devi uscire, cacciare, copulare - tutto il pacchetto- non puoi farci niente è DNA”.
Non sembra un caso che questo film esca proprio in Francia, dopo lo scandalo a luci rosse che ha coinvolto Dominique Strauss-Kahn, l'ex direttore del Fondo monetario internazionale, peraltro pochi mesi dopo Shame dell’inglese Steve Mc Queen (vedi due recensioni fa), film di ben altra fattura prodotto sullo stesso tema ma in toni drammatici.Lo scandalo Strauss-Kann sembra, cioè, aver portato alla ribalta un dramma che probabilmente riguarda molti più uomini di quanto si creda, di qualsiasi ceto e livello culturale.Queste due produzioni, temporalmente così ravvicinate, fanno infatti pensare che gli uomini oggi intendano scoprirsi e mettere a nudo, insieme ai loro corpi, anche i loro problemi più intimi.Les Infidèles, al di là delle apparenze e del finale patetico, è un film infatti complesso che alla fine lascia un po' spiazzati e fa riflettere. Non è un film sul tradimento (pratica che negli anni ha assunto caratteri ben più articolati di quanto questo film racconti, vedi capitolo del libro: parte prima cap 3), ma - come Shame, è un film sul sesso maschile e sulla sua deriva.Non è un film comico (sebbene chiaramente si rifaccia alle commedie italiane volgari e spaccone, giocate sul peggio del carattere delle persone e della sottocultura umana) ma piuttosto una commedia di costume, che ruota attorno a personaggi per la maggior parte anche qui spacconi e volgari, dove la satira si propone come lezione morale, restando sempre in bilico tra comicità e critica impietosa.Sotto sotto però resta anche il dubbio che sia un film per uomini fatto da uomini che si compiacciono della propria trasgressione, stupidità e, soprattutto, della propria complicità
“Quanto rompono le palle, ogni tanto ci stanno un po’ di corna! Questa storia della fedeltà, che cosa provinciale! Invece di essere contente. Ci sono dei paesi dove puoi averne anche 40 di mogli uno di questi giorni mi rompo i coglioni e vado a vivere tra i Masai!”
Il film, volutamente provocatorio e fastidioso (almeno per il pubblico femminile), non convince e resta in bilico tra tutte e tre le ipotesi; è per questo che non sembra fare del tutto presa sugli spettatori, che, alla fine, restano un po’spiazzati.Nel film le donne, ci sono, ma restano totalmente in secondo piano, relegate in ruoli di semplici “oggetti del desiderio” (tanto che potrebbero essere sostituite da bambole gonfiabili) o di mogli, più o meno succubi, ma tutte uguali. Il concentrato di uomini, anzi omuncoli, nonostante la indubbia prestanza fisica, sono tutti ugualmente agiti da quella che ormai sembra essere una necessità fisiologica irrefrenabile alimentata dall’incredibile offerta che l’errata concezione di libertà sessuale ha contribuito a mettere sul mercato.Anche in questo caso infatti sembra trattarsi, come in Shame, di un cortocircuito provocato dalla società dei consumi dove il sesso in grande offerta e a poco prezzo fa diventare in realtà gli uomini delle inconsapevoli vittime che non solo si giocano la famiglia (alla quale tutti sembrano tenere), ma anche  finendo obbligatoriamente a rifugiarsi nell’ omosessualità perché solo tra uomini, alla fine, ci si capisce.Ed ecco che, anche qui, viene allora da porsi una domanda: se veramente si tratta di una reazione incontrollabile causata da un fattore esterno - la super offerta di consumo sessuale, un condizionamento che fa ammalare - non sarebbe il caso, come per le allergie e il raffreddore causato dal polline e dall’ inquinamento, di pensare a una “disinfestazione”, a una riduzione degli allergeni?Un intervento a tutti i livelli (comunicazione dei media e della pubblicità, siti hardware, locali e commercio pornografico, ecc.) sembra essere diventato veramente urgente, ma, si sa, il proibizionismo da solo non ha mai prodotto buoni risultati, serve anche una nuova educazione sessuale, cominciando dalle scuole (che non sia solo di tipo anatomico, ma anche culturale, unita ad una educazione ai sentimenti e alle relazioni interpersonali).Questi due film, come molti altri di questo periodo, mettono in evidenza che oggi ci troviamo di fronte a un enorme salto di paradigma perché ogni giorno aumentano le voci che chiedono che le leve della locomotiva impazzita vengano affidate sempre di più in mano alle donne perché gli uomini, o molti di essi, hanno fatto indigestione di potere e di sesso e stanno male.L’emancipazione femminile ha provocato una crisi di identità gravissima servono veramente gruppi di autocoscienza, e già, per fortuna, se ne stanno facendo anche in Italia (www. maschileplurale) - certamente più seri di quello di questo film - ed è a questi che bisogna dare più voce.
Vedi nel libro “NON TI AMERO’, COSI’; PER SEMPRE” Parte prima – Cap. 3:La valvola di sfogo: il tradimento, una realtà in evoluzione. Parte seconda – Cap. 2: Crisi ed evoluzione dei ruoli: verso nuovi prototipi umani, Cap 4: I diversi stadi della sessualità


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