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Governo Letta: incassata la fiducia alla Camera

Creato il 29 aprile 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

La lunga corsa al voto di fiducia viene – come sempre- preceduta dalle diverse dichiarazioni di voto. Per il Governo Letta questo passaggio è arduo e complicato, dal momento che il governo di larghe intese che si va a prefigurare incontra diverse critiche non solo al di fuori del Parlamento (soprattutto tra gli elettori di centrosinistra), ma anche dentro all’aula, e dentro i diversi schieramenti.

Ad aprire le danze è il discorso del Presidente del Consiglio Enrico Letta, che espone lucidamente i punti del suo programma, senza nascondere le non troppo velate critiche a quelle forze politiche che non hanno voluto partecipare alla costruzione di questo governo (“Scongelatevi”, chiede al Movimento 5 Stelle). Tasse, tagli ai costi della politica, un appello a riavvicinare la politica ai cittadini e la politica alla realtà: questi sono i punti del discorso di Letta, che assicurerà che la sua azione di governo sarà costantemente sottoposta ad autocritica.

Il capogruppo del Pdl Renato Brunetta fa la sua dichiarazione di voto invocando la necessità di una “pacificazione nazionale”; la Lega parla per bocca di Giorgetti, che sostiene l’astensione del partito, non una fuga dalla realtà ma la volontà di decidere provvedimento per provvedimento.

Discorso a favore del voto di fiducia pronunciato anche da Dellai (Scelta Civica), che sostiene la necessità di ricostruire l’Italia insieme, a partire dal governo di alto profilo formato da Enrico Letta. La fiducia viene sostenuta anche dal Centro Democratico di Tabacci.

Fratelli d’Italia pronuncia il suo discorso contro la fiducia, sostenendo che le larghe intese sono un’utopia, ma impegnandosi in una collaborazione costruttiva sui punti condivisi anche dal gruppo parlamentare di destra. L’assicurazione di un’opposizione costruttiva arriva anche da Sinistra Ecologia e Libertà, che si discosta dal governo di larghe intese dicendo di non potersi fidare del Pdl.
Molto più duro il discorso dell’onorevole/cittadino Nuti che, nonostante prometta di appoggiare i provvedimenti che si riveleranno in consonanza con le idee del Movimento 5 Stelle, condanna un governo che non può definirsi di cambiamento in quanto figlio dei responsabili del declino del Paese. “Il nostro no alla fiducia non è un no a priori, ma un no di chi non vuole accontentarsi del meno peggio”, dice Nuti.

Il discorso di un Pd frantumato viene pronunciato dal capogruppo alla camera Andrea Speranza, che cita Don Milani dicendo “a che serve avere le mani pulite, se poi le mani si tengono in tasca?”: la scelta delle larghe imprese, secondo Speranza, non è un ostacolo al governo di cambiamento perseguito dal Partito Democratico, ma un passo necessario per rispondere ad un Paese che chiede che non esistano più ni e voi, ma un dialogo. Nonostante questo, Speranza sostiene che il Pd rimanga comunque alternativo al Pdl: ma che il Paese, in questo momento, abbia bisogno di cooperazione. Il pieno sostegno del Partito Democratico è accolto da un fragoroso applauso.

Alle 20:28 inizia la votazione per appello nominale.

Poco dopo le 21:30 arriva la fiducia. La mozione è approvata con 453 sì, 17 astenuti e 153 no.

Domattina la replica del voto al Senato.

Articolo di Gabriella Dal Lago.

parlamento169

 


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