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Ho scritto un libro in un giorno

Da Johnbrunosaid
Ho scritto un libro in un giorno
Ho scritto un libro in un giorno.
Mi sono messo, alle 7 del mattino, seduto alla mia scrivania (che non ho ancora) e ho aperto il rubinetto.
Incredibile.
Ho dovuto prendere due secchi, metterne uno sul lato destro e uno sul lato sinistro per non perdere frasi. Alle 9 ho già riempito 50 pagine, con le dita che battono sulla tastiera del laptop ad una velocità inaudita. Mi sono addirittura fermato per un minuto a bere un bicchiere d’acqua.
Nel frattempo, sul balcone, sento una tortora che tuba (tu tu tu tu tu tu…) lamentandosi del freddo. Le ho già concesso l’utilizzo dell’area, cosa pretende, che le costruisca anche il nido?
Posso disegnarglielo però.
Sono le 9,37 e ho scritto 63 pagine.
Alla 64 c’è la prima svolta.
Il protagonista ha capito che la persona con cui divide l’appartamento è una rock-star del Bangladesh.
Alle 10 inizio a riempire alcuni fogli con la mia firma. E’ il solo modo affinché non venga contraffatta.
In questi momenti non si pensa a nulla. Il puro gesto, la ripetitività, lo scopo di una vita, anche perché le interruzioni devono stupire.
Pagina 80. Ho scritto quanto 3 libri di Baricco. Ho detto “quanto” non “come” e neppure “di più”.
Non vorrei annoiare troppo il vicino con il rumore della tastiera. Alterno 20 battute con due pigiate di tasto del pianoforte e domani invierò la partitura ai Coldplay perché non sono tanto soddisfatto del loro ultimo lavoro.
Che si scrivano almeno il testo però!
Un’altra pagina. Mi chiedo come la rock-star bengalese possa conciliare la sua musica con la tradizione Baul.
Sto perdendo il filo del discorso.
Devo raccontarmi la trama.
“Il figlio più giovane di un monsignore di Spoleto decide di lasciare la santa famiglia per cercare fortuna all’estero. Arrivato nella metropoli trova lavoro presso un panificatore locale specializzato in rosette ottocentesche. Gli inizi sono durissimi. Si applica come non mai ma non gli escono che biovette. Il destino, però, vuole che incontri un fioraio scandinavo alla ricerca della rosa perfetta. Il connubio cambia la vita al giovine. Seppur ormai in grado di far rosette lascia il lavoro per dedicarsi ai rosoni non rendendosi conto che il suo retaggio lo ha spinto nuovamente verso l’autorità paterna”.
Non è un libro melenso e neppure melanconico checchè dica la tortora, pure ingrata.
Mangio a pagina 112.
Ho preso spunto da una ricetta vista in TV.
Ho tutti gli ingredienti.
Faccio sbollentare 3 patate con la buccia, in una terrina metto pane grattato, 2 uova e un po’ di formaggio. Mescolo. Mi si appiccica tutto al cucchiaio di legno. Aggiungo del latte. Troppo. Rimetto altro pane grattato.
Troppo. Altro uovo. Tanto. Devo cambiare terrina. Mi fa male il braccio. Prendo l’impasto e lo metto nel robot. Lame rotanti. Assaggio ma non sa di nulla. Ci manca la carne. Guardo la tortora. No, non posso..è vegetariana. Devo avere della carne finta in frigo. La butto dentro. Ancora insipida. Eh, certo, il sale!
Tolgo l’impasto dal robot e faccio delle polpette con le mani, 10 cm di diametro così posso utilizzarle anche per valutare se la pensilina del tetto è conforme al Quarto Conto Energia delle rinnovabili.
Ho 5 palle, non contando le mie.
Ecco..ho dimenticato le patate.
Le tolgo dal bollore, ormai sfatte. Non trovo neppure più la pelle.
Disfo le 5 palle schiacciandole con il pesta carne.
Ributto le 5 ex palle nella terrina e aggiungo le patate sbollentate.
Rimescolo. Non si amalgamano. Aggiungo altro latte. Prendo un secchio in bagno perché l’impasto è troppo grande. Finalmente l’impasto è pronto.
Faccio una palla gigante e la butto in forno, preriscaldato a 200 °C.
Cuocio per mezz’ora e una volta pronta, spedisco la palla alla FGIC affinché possa essere utilizzata per il prossimo campionato di serie A alla faccia della Nike.
Metto su un po’ d’acqua sul fuoco e mi faccio una pasta in bianco soddisfatto della riuscita della ricetta.
Con la pancia piena torno al libro che nel frattempo si è scritto da solo per una decina di pagine.
Leggo se sono d’accordo. Cambio pagina 121 perché Lucia, quella dei Promessi Sposi, sì lei, la Mondella, non usa più le guazze in testa da quando ha accettato di sottoporsi al siero del supersoldato (quello originale del 1600) perchè stanca di accompagnare Renzo ogni domenica al di là dell’Adda per rivivere i bei tempi della peste. Lucia, nel libro, è un’agente immobiliare della Remax oberata dal lavoro. Non ha ancora terminato di vendere i possedimenti di Don Rodrigo e dell’Innominato dopo averli frazionati in bilocali per coppie omosessuali.
Alle 16.05 termino pagina 191 ispirata alla corrispondente pagina di “Delitto e Castigo”.
Iniziano le consuete telefonate dei parenti. Mi chiamano tutti contemporaneamente alla stessa ora perché vogliono risparmiare utilizzando la stessa linea ma con apparecchi diversi. Finché ascolto non ci sono problemi…e nel momento delle risposte che la situazione si complica. Mia zia coglie le risposte date a mia madre, mia sorella si arrabbia perché le rispondo sempre di sì, mio fratello zittisce mia sorella, mia nipote mi ripete sempre le domande, il gatto è impaziente e la tortora ogni tanto ficca il becco nella conversazione.
Ho pronta una soluzione: chiederò a tutti di numerare le domande e una volta terminate, darò le risposte S-C-A-N-D-E-N-D-O il numero di appartenenza. Sono solo preoccupato per il gatto perché non ricordo se sa contare.
Alle 17 accendo la radio, nello stesso attimo in cui finisco pagina 203 dove il protagonista canta:
“Un giorno dopo l'altro
il tempo se ne va
le strade sempre uguali,
le stesse case.
Un giorno dopo l'altro
e tutto e' come prima
un passo dopo l'altro,
la stessa vita.”
Sicuramente nella revisione del libro il testo della canzone cambierà in:
“Day by day
The time goes away,
The same streets
The same houses.
I never change
‘cause I’m strange
another step
in a old map.”
Chiedo perdono anche se non Tenco famiglia.
Giunto a pagina 250 festeggio con un buon bicchiere di vino bianco.
Giunto a pagina 255 festeggio nuovamente con un buon bicchiere di vino bianco.
Giunto a pagina 260 festeggio ulteriormente con un buon bicchiere di vino bianco.
Giunto a pagina 270 non trovo più il bicchiere e il vino bianco accusando il Coniglio Bianco seduto in cucina.
Giunto a pagina 275 mi domando da quanto tempo convivo con un Coniglio Bianco.
Giunto a pagina 280 mi convinco che non ho mai vissuto con un Coniglio Bianco.
Giunto a pagina 290 trovo un biglietto del Coniglio Bianco in cucina:
“Non mi hai mai voluto bene, mi trattavi come se non esistessi!”
“C’ha ragione” dico.
Alle 19.14 inizio a sentire la stanchezza ma non posso fermarmi proprio ora che il monsignore di Spoleto dichiara di essere stato uno dei due ballerini che affiancavano Madonna nel “The Virgin Tour” del 1985.
La notizia provoca una reazione a catena. L’Arcivescovo di Smirne confessa di aver partecipato alla Love Parade di Berlino e il Vescovo di Calcutta di aver scritto il brano “Outside” a George Michael.
Mi ricordo improvvisamente di un appuntamento con gli amici. Vogliono andare al cinema.
Non posso deluderli.
Porto con me il laptop e vado a vedere “Dissento” ultimo film di Zombie Visconti, ritornato in vita dopo una seduta spiritica presieduta da Jo Van Hardy. Per non disturbare la platea mi metto in prima fila con l’intenzione di coprire il suono della battitura facendo i rumori di sottofondo del film.
Il produttore, presente in sala, mi chiede di firmare la liberatoria affinché possa utilizzare il mio sonoro in una versione extra deluxe del DVD.
Quando esco dal cinema termino pagina 351.
Mentre mangio la pizza intesso la trama per giungere al sospirato finale.
La rock-star bengalese riceve il foglio di via. Decide di organizzare il suo ultimo concerto e chiede al monsignore di Spoleto di fargli da coreografo. Il protagonista, irritato dal ritorno sulle scene del padre, litiga furiosamente con il fioraio scandinavo accusandolo di averlo riportato allo stato di figliol prodigo.
Durante la nottata, precedente al concerto, distrugge il rosone destinato alla casa votiva di Marina, figlia del signorotto locale, nota per i suoi passati di vogatrice di canoa. La mattina seguente la notizia compare su tutti i media.
Alle 23.30 mi rendo conto di essere all’ultima pagina, la fatidica 417.
Ormai tutto è deciso ed è il solito cliché….bisogna terminare di leggere i libri due pagine prima.
Ho scritto un libro in un giorno, ve lo devo ripetere?
Immagine: Van Gogh - Romans Parisiens

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