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I’m still here: la vera finta storia di Joaquin Phoenix

Creato il 23 gennaio 2011 da Cannibal Kid
I’m still here: la vera finta storia di Joaquin PhoenixI’m still here(USA 2010)Regia: Casey AffleckCast: Joaquin Phoenix, Antony Langdon, Sean “P. Diddy” Combs, Casey Affleck, Ben Stiller, David LettermanGenere: (finto) documentarioSe ti piace guarda anche: Exit through the gift shop, Borat
All’apice della sua carriera, dopo la nomination agli Oscar per l’interpretazione di Johnny Cash in Walk The Line – Quando l’amore brucia l’anima, l’attore Joaquin Phoenix fa un annuncio shock: “Mi ritiro dal mondo del cinema, non reciterò più”. La notizia fa il giro del mondo, c’è chi avanza l’ipotesi che si tratti di una burla, chi pensa si sia fumato il cervello. La prima tesi si rivelerà la più esatta, sebbene pure la seconda potrebbe avere inciso in qualche modo nell'intraprendere questo folle progetto.Joaquin Phoenix si è infatti buttato in un atto di recitazione estremo, cancellando in pratica la sua vita e la sua carriera per diventare una sorta di versione parallela di se stesso, per trasformarsi in un Joaquin Phoenix stronzo, sbruffone, la classica star di Hollywood che ha perso la testa e vuole gettarsi in una cosa nuova e del tutto inattesa: diventare una stella dell’hip-hop.
A riprendere questa metamorfosi c’è il cognato Casey Affleck (sposato con Summer Phoenix), conosciuto sul set di Da morire di Gus Van Sant (quello con una Nicole Kidman over the top). Affleck jr. segue passo passo l'amico mentre distrugge tutto ciò che ha creato come attore, presentandosi strafatto, scontroso e in pessima forma alle interviste per quello che è annunciato come il suo ultimo film, Two Lovers, e andando al David Letterman Show con una barbona da homeless e senza quasi spiccicar parola, tanto che Letterman lo saluta dicendo: “Grazie per non essere stato con noi stasera”.
Ma come se la cava JP nella inedita veste da rapper? Naturalmente è ridicolo, prova a farsi produrre da Diddy (o Puff Daddy, se preferite) senza riuscirci, ha un look totalmente anti hip-hop, fa qualche esibizione freestyle come Eminem in 8 Mile solo che i risultati non sono esattamente gli stessi. In pratica un suicidio mediatico, il suo. Ma tutto fa parte dei piani del documentario, come è stato svelato di recente e come d’altra parte era ampiamente prevedibile.
(Canzone cult: “I’m Still Here”, Joaquin Phoenix)
I’m still here: la vera finta storia di Joaquin PhoenixL’idea di Casey Affleck e Joaquin Phoenix era piuttosto buona, ma in un presente in cui fiction e reality sono sempre più mischiati non era certo nemmeno così sorprendente e infatti che fosse tutta una farsa già era facile da immaginare. Il film (finto) documentario ha qualche momento divertente, i rap strappano diverse risate e Joaquin Phoenix-barbone è strepitoso; l’impressione è però che i due si siano cimentati nell’impresa con un buon spunto iniziale, ma senza poi capire dove andare a parare. Non ci sono infatti particolari riflessioni sul ruolo della popolarità, sul rapporto con i media o sui meccanismi della celebrità come invece avviene in un altro finto documentario ben più riuscito come Exit Through the Gift Shop del genio della street-art Banksy, e si finisce allora più dalle parti di un Borat: demenziale, ma poco altro. E se Casey viene considerato quello bravo a recitare nella famiglia Affleck, quello buono a dirigere sembra invece Ben.Pur facendosi guardare con un certo interesse, I’m still here puzza quindi di occasione mancata allo stesso modo in cui Joaquin Phoenix doveva puzzare nell’anno di riprese di questo documentario.(voto 6)
Il disvelamento

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