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I Presidenti: Luigi Einaudi

Creato il 17 novembre 2012 da Candidonews @Candidonews
I Presidenti: Luigi Einaudi

Secondo appuntamento con la rubrica I Presidenti. Dopo Enrico De Nicola, oggi approfondiamo la figura di Luigi Einaudi:

É vero che noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano dopo la conquista dell'unità e dell'indipendenza nazionale, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale, con la conseguenza di impoverire l'agricoltura, unica industria del Sud; è vero che abbiamo spostato molta ricchezza dal Sud al Nord con la vendita dell'asse ecclesiastico e del demanio e coi prestiti pubblici ( Luigi Einaudi, da Il buongoverno)

Economista, politico e giornalista, il piemontese Luigi Einaudi ricoprì vari incarichi politici e non prima di essere eletto al Quirinale:

Nel novembre del 1924 aderisce all'Unione Nazionale di Giovanni Amendola e, nel 1925, è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce. [...]

Nominato Governatore della Banca d'Italia, ricopre l'incarico dal 5 gennaio1945 all'11 maggio1948. Pur essendo un convinto monarchico [3] (vedere i Diari) viene nominato componente della Consulta Nazionale dal 1945 al 1946.[...]

Viene eletto deputato all'Assemblea Costituente nel 1946 come rappresentante dell'Unione Democratica Nazionale e dà un autorevole contributo ai lavori. Nel IV Governo De Gasperi (1947-1948) è Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Finanze e del Tesoro; successivamente (1947), è Ministro del Bilancio (conservando l'incarico di Vice Presidente).

Venne eletto alla Presidenza della Repubblica l'11 maggio 1948, al quarto scrutinio, con una maggioranza di 518 voti su 871. Fu il primo Presidente eletto dal Parlamento italiano, il primo in carica per sette anni.

Alcide De Gasperi aveva candidato il ministro degli Esteri Carlo Sforza, la candidatura era appoggiata anche da una parte del fronte democratico-laico, ma incontrava la netta opposizione delle sinistre. Sebbene sulla carta disponesse di un'ampia maggioranza, Sforza non riuscì a ottenere i voti di tutti i parlamentari democristiani: contraria era in particolare la corrente di sinistra guidata da Giuseppe Dossetti storico fondatore del movimento che appunto prese da lui il nome di "Dossettismo". Dopo i primi due scrutini la dirigenza democristiana prese atto delle difficoltà incontrate da Sforza e decise di candidare Einaudi. La nuova candidatura incontrò la disponibilità dei comunisti a sostenerla.

Einaudi era un liberista, promotore del pensiero liberale sotto ogni forma:

Secondo Einaudi, il liberismo non è semplice economicismo. Rifacendosi ai classici anglosassoni del pensiero liberale ( John Stuart Mill e John Locke su tutti), egli esalta l'individualità, la libertà d'iniziativa, il pragmatismo.

La libertà funziona solamente laddove è esplicata nella sua completezza: un liberale "completo" è anche "liberista", perché tenta di applicare una reale corrispondenza tra ideale di libertà e società concretamente libera.

Secondo Einaudi, in un regime statalista la vita sociale ed economica è destinata alla stagnazione: l'individuo si perfeziona solo se è libero di realizzarsi come meglio crede; il liberalismo educa gli uomini perché insegna loro ad autorealizzarsi. La meritocrazia risulta strettamente connessa a un'economia di mercato: l'individuo più competente o creativo può rendere migliore l'azienda e quindi viene assunto.

Einaudi fu anche un Presidente 'politico' sfruttando appieno le prerogative fornite dalla sua carica:

Nel 1953 due fasi critiche con aspre lotte politiche: l'approvazione della legge maggioritaria, da lui promulgata nonostante fosse stata ribattezzata "legge truffa", e l'incarico a Giuseppe Pella per il primo "governo del Presidente"

Un aneddoto sulla sua elezione al Quirinale:

Quando Andreotti all'alba dell'11 Maggio 1948, alle sei e un quarto di mattina, si recò da Luigi Einaudi per comunicargli che doveva lasciare le sue tre cariche in cambio della presidenza della Repubblica, questo gli rispose: " Ma De Gasperi lo sa che io porto il bastone? Come farei a passare in rassegna i reparti militari ?"
Andreotti gli rispose: "Non si preoccupi, mica deve andare a cavallo: al giorno d'oggi ci sono le automobili".

Terminò il suo mandato nel 1955. Senatore a vita, morì a Roma nel 1961.


http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Einaudi
http://www.angiolettionline.it/old/costituzione/presidente/aneddotti.htm
http://www.guidafotografia.com/002075_roma-i-presidenti-della-repubblica-nelle-fotografie-al-quirinale/


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