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I veri intoccabili di Franco Stefanoni

Creato il 27 novembre 2011 da Funicelli

I veri intoccabili: Commercialisti, avvocati, medici, notai, farmacisti. Le lobby del privilegio. Come funzionano gli ordini professionali? Quanti sono gli iscritti, come sono organizzati nel territorio, come avvengono le elezioni locali dei consigli? Quale è la loro reale influenza sulla politica?
Sono anche loro i poteri forti che condizionano politica e economia nel nostro paese (per cui è meglio tenerseli buoni, senza cambiare mai nulla negli ordini) ? "Attenzione, rischiamo di perdere voti... Inimicarsi le professioni può costare caro."
Massimo Brutti, esponente dei Ds (oggi Pd), autunno 2000.
pagina 50
Stefanoni, le corso del libro, risponde alle domande se, gli ordini, sono effettivamente un supporto per il cittadino, una garanzia sul livello di servizio offerto ai cittadini, da medici, avvocati, notai, farmacisti. Oppure se, come vengono accusati da molti, sono soprattutto un retaggio dell'epoca medioevale (rinforzato negli anni del ventennio) che difendono solo se stessi, gestendo la professione in modo ereditario, sbarrando la strada (o ostacolando in modo tenace) la libera concorrenza dall'esterno. Questo saggio è utile nel districarsi in questo mondo che ci riguarda molto da vicino. La lobby del privilegio, la chiama l'autore: un privilegio che, in questo momento di crisi in cui ha tutti sono richiesti dei sacrifici, appare abbastanza difficilmente giustificabile.
Il libro è diviso in tre parti:
- L'Italia delle corporazioni
- La macchina del privilegio
- Guerra tra ordini
L'Italia delle corporazioni.
Nella prima parte si affronta il tema del peso delle lobby sul parlamento: oltre all'ultimo tentativo di Tremonti di liberalizzare le professioni di questa estate (che ha causato la rivolta degli stessi esponenti del PDL, soprattutto avvocati), nel corso della storia tutti quelli che han cercato di riformare gli ordini (per dare loro più trasparenza, per creare concorrenza e togliere le barriere all'ingresso) sono stati fermati. La lenzuolata di Bersani del 2006 è stata in larga parte disattesa dagli ordini per finire in parte riscritta dalla controriforma Alfano del 2010. "Le liberalizzazioni prima si fanno e poi si dicono, perché se si dicono, va a finire che non si fanno più."
Pier Luigi Bersani, maggio 2006.

pagina 11
"Siamo pronti a scendere in piazza in decine di migliaia, per difenderci da un vero attacco antidemocratico."
Maurizio de Tilla, ex presidente Cassa nazionale di assistenza e previdenza forense, luglio 2006, in occasione della riforma Bersani sugli ordini professionali.
pagina 15
Prima ancora ci aveva provato il ministro Darida con la commissione Perticone nel 1983, il centrosinistra del primo governo Prodi, con la bozza Mirone nel 1997/99 poi arenatasi con la fine del governo Prodi. Arenatasi anch'essa per l'opposizione del centrodestra.
Stefanoni racconta anche gli sforzi dell'authority per la concorrenza : l'attacco agli ordini di Amato (e il suo studio sulle professioni uscito nel 1997) e in seguito di Tesauro, tesi a considerare gli ordini alla pari delle imprese. E lo studio sull'applicazione delle lenzuolate del (allora) ministro Bersani, studio che a portato poi a delle multe abbastanza ridicole nei confronti di ordini.
Ci ha provato a riformarle anche l'attuale presidente del Consiglio Mario Monti, quando era commissario UE al mercato interno: ci riproverà anche adesso in questa fase dove si parla tanto di liberalizzazioni?
La macchina del privilegio
In questo capitolo si parla dell'esame di stato, del come sia concepito come strumento di filtro e protezione nei confronti dei vecchi professionisti. Una barriera all'entrata che si somma al numero chiuso nelle università. Dal capitolo "La beffa dell'esame di stato"
- Sbarramento all'ingresso:
Il concorso ghigliottina per notai
il potere di un consiglio locale si esprime anche nella capacità di aprire o chiudere il rubinetto ai nuovi colleghi. A ciò contribuiscono anche fattori strutturali: per gli aspiranti medici esiste già il numero chiuso al momento dell'iscrizione all'università. Oppure, come avviene per i notai, c'è un numero fisso di posti stabiliti in base a parametri economici e territoriali. Altrimenti la prassi può essere influenzata da logiche localistiche : in una zona dove il numero di iscritti all'albo è ritenuto eccessivo e il lavoro non basta per tutti può scattare la stretta ..pagina 85
- Lo scandalo di Catanzaro: oltre duemila compiti-fotocopia
Su 2301 prove scritte per l’accesso all’albo degli avvocati consegnate a metà dicembre del 1997 alla commissione d’esame di Catanzaro, ben 2295 risultano identiche. Soltanto sei elaborati, cioè lo 0,13 per cento del totale, appare non copiato. Lo verifica la Guardia di finanza, dopo la soffiata di alcuni esclusi, su mandato della Procura della Repubblica di Catanzaro. Si apre un’indagine resa pubblica nell’estate 2000 da Gian Antonio Stella sul «Corriere della Sera», in cui si denunciano compiti identici, riga per riga, parola per parola. Le tre prove di diritto civile, diritto penale e atti giudiziari non mettono in risalto differenze. Sono uguali anche negli errori: tutti correggono l’avverbio «recisamente » in «precisamente». Una concorrente rivela che un commissario avrebbe letteralmente dettato lo svolgimento dei temi ai candidati. Racconta: «Entra un commissario e fa: “scrivete”. E comincia a dettare il tema, piano piano, per dar modo a tutti di non perdere il filo». Giuseppe Iannello, presidente dell’ordine forense di Catanzaro, smentisce tutto. Iannello non è uno qualunque ma un notabile dell’ente di categoria. È una vita che siede nel consiglio forense di Catanzaro, del quale per decenni rimane incontrastato presidente (lo sarà fino al 2012), spesso partecipando direttamente alle commissioni d’esame. Molto conosciuto in tribunale, consulente della Regione Calabria e storico socio del Lions club di Catanzaro, Iannello, che ha uno studio anche a Roma, leva la voce a difesa della procedura di accesso alla professione. Ma la candidata continua: «Che imbecilli quelli che hanno parlato, sono stati loro a incasinare tutto. Se non avessero piantato un casino sarebbe andato tutto liscio». L’indagine è affidata ai pm Luigi de Magistris e Federica Baccaglini, che ipotizzano il reato di falso specifico e inviano ben 2295 avvisi di garanzia. Il clima è pesante e il consiglio dell’ordine calabrese protesta contro la «ferocia demolitrice della stampa» e la volontà di «aggredire tutta la città di Catanzaro». Lo scandalo dei 2295 compiti-fotocopia alza il velo su una prassi che molti conoscono.pagina 87 Ma oltre Catanzaro, che anche il caso di Reggio Calabria, dove nel 2001 l'ex ministro dell'istruzione ha sostenuto il suo esame.
- Il familismo negli ordini
"L'accesso alle professioni è una prerogativa dei figli dei professionisti? Andando ad analizzare i dati forniti nel 2009 da Almalaurea, consorzio tra 60 università, risulta che il 44% degli architetti è figlio di architetti, il 42% dei laureati in giurisprudenza ha genitori col medesimo titolo, il 41% dei farmacisti è erede dei farmacisti, e lo stesso vale per il 39% degli ingegneri e per il 37% dei medici."
Inoltre, da uno studio della Fondazione Rodolfo De Benedetti con la regia di Tito Boeri:
"si scopre che esiste un nesso tra legami familiari e accesso alle professioni. Infatti prese in considerazione 11 categorie (tra cui avvocati, medici, commercialisti, farmacisti, notai, architetti) e analizzata la distribuzione dei cognomi negli albi e nella popolazione in particolari territori, il ruolo delle famiglie di di appartenenza risulta più alto di tre o quattro volte rispetto ai generici lavoratori autonomi. Una tendenza che cresce con il diminuire della domanda e della qualità dei servizi: il familismo aumenta tra i commercialisti dove la popolazione evade più imposte, oppure per i consulenti del lavoro dove la litigiosità in azienda è cospicua. Le professioni a evidente intreccio tra familismo e barriere all'ingresso sono quelle di medici, farmacisti, giornalisti e notai".Pagina 98
Dopo gli esami, Stefanoni si occupa anche dei soldi: i bilanci non certificati degli ordini, le spese per presidenti e consigliere (a volte spese non necessarie come auto blu e palazzi affittati a caro prezzo); i convegni in giro per il mondo (con rimborsi che non vengono controllati).
Spese pazze ai vertici:
"Spulciando tra le risorse su cui si basa l'intera struttura ordinistica saltano fuori costi dai curiosi connotati e qualche volta fuori misura: auto blu e compensi per presidenti e consiglieri, in certi casi non irrilevanti; sedi di prestigio e dispendiosi congressi nazionali[..] Nel 2009 il consiglio nazionale del notariato ha speso 13 milioni in costi generali, di cui poco meno di un sesto destinato a retribuire i 37 dipendenti distribuiti su 2450 metri quadrati nella sede romana di via Flaminia, zona villa Borghese, di proprietà della cassa previdenziale di categoria, il cui affitto è di 28000 euro mensili."
pagina 107
"Fa specie leggere che la spesa per i 21 consiglieri nazionali (dell'ordine dei commercialisti) sfiora i 3,5 milioni di euro. Livello pari o addirittura superiore al costo dei consigli di amministrazione di moltissime società quotate, anche di dimensione internazionale."
Domenico Posca, Unico (Unione italiana commercialisti), 9 aprile 2009.

pagina 111
Il vero potere è però nelle casse previdenziali, in cui finiscono i contributi versati versati dai singoli professionisti per la pensione. Un tesoro da qualche miliardo, investito in immobili obbligazioni e titoli : investimenti che sono finiti anche in titoli spazzatura e hedge funds, mettendo in crisi il futuro dei giovani iscritti. Molte di queste casse, secondo l'indagine del ministro Sacconi, sarebbero a rischio prosciugamento nel futuro: proprio per questo molte sono passate dal sistema retributivo a quello contributivo. A pagare, anche qui, saranno i giovani.
Stefanoni cita nel libro, a mò di esempio di mala gestione delle casse, lo scandalo dell'Enpam (ente previdenziale dei medici), che portò all'arresto per concussione di Ferruccio De Lorenzo, nello scandalo passato alla cronaca col nome di “Palazzi d'oro”.
La deontologia negli ordini: il controllo del rispetto del codice deontologico da parte degli ordini, si scontra con i casi, citati dall'autore, del giornalista Renato Farina (informatore del Sismi) , Pierpaolo Brega Massone, medico condannato nel caso dell'ospedale Santa Lucia a Milano. Cesare Previti avvocato di Silvio Berlusconi condannato nel 2007 e radiato nel 2011. E si potrebbe parlare anche dei troppi professionisti in rapporto con Cosa Nostra (medici come Guttadauro). Tutti casi che testimoniano un eccesso di garantismo da parte dei vertici degli ordini nel proteggere i propri iscritti.
Le guerre tra gli ordini.Il terzo capitolo del libro racconta degli scontri interni agli ordini e tra gli ordini.
Il commissario dell'ordine dei giornalisti in Calabria che trova gli iscritti che difendono l'ex presidente locale Niccolò Raffaele, nel 2003.
Lo scontro tra i dottori agronomi e i periti agrari nel 2004: scontro culminato con minacce personali a Roberto Orlandi, presidente nazionale degli agrotecnici (che ricevette dei proiettili in una busta).
Le tensioni tra gli ordini già esistenti (e restii nel costituirne altri se in competizione nello stesso settore) e le professioni per il momento escluse dagli albi.
Statistici, antiquari, tatuatori: tutti alla ricerca di un posto al sole (e ogni tanto si legge sui giornali qualche proposta di legge per nuovi ordini).
Lo scontro tra tributaristi (al momento senza un ordine e ritenuti dunque degli “ausivi”) e avvocati e commercialisti.
Infine, la lunga battaglia (anche a colpi di scontri fisici) per l'unificazione dei due ordini dei ragionieri e dei commercialisti: fusione terminata (non senza tante polemiche) nel 2008.
La scheda del libro su Chiarelettere.
Il link per ordinare il libro su ibs.
Technorati: Franco Stefanoni
Altri link:
Report: esame di laurea (il link alla puntata sul sito di Report).
Report concorso nel reato (dove si parla del concorso per notai annullato per presunti brogli).
Romoloromani: il forum dei praticanti notai, in cui si sono raccolte testimonianze delle irregolarità nei concorsi per notai.

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