Magazine Psicologia

Il bisogno di importanza e l’autostima

Da Pasqualefoglia @pfoglia2

L’autostima è alta solo se ti senti apprezzato!

Secondo te, perché desideriamo avere una bella casa, una bella macchina, bei vestiti e un bel conto in banca? La risposta è semplicissima: perché avere tutte queste cose ci gratifica e ci fa sentire importanti!

E perché ti senti frustrato se non riesci a realizzare i tuoi obbiettivi? Ancora una volta la risposta è semplicissima: perché non riuscendoci non ti senti realizzato, ossia non ti senti importante!

E perché sei infelice se non ti senti amato e rispettato dai tuoi figli e dal tuo partner? Perché sei preoccupato, ansioso e angosciato se i tuoi figli ti danno problemi? La risposta è semplice: perché tutto ciò ti fa sentire sbagliato, inadeguato, impotente, e detto diversamente, non apprezzato!

Dunque è evidente: per sentirci bene, per essere su di morale dobbiamo sentirci importanti, e quindi devono accadere tutte quelle cose che ci rendono importanti. Basta un piccolo dispiacere per incrinare la nostra autostima e buttarci giù! Basta una critica, un rimprovero, un malessere fisico, un errore da parte nostra o un piccolo contrattempo (come una bolletta da pagare più pesante del solito) per sgonfiare in un attimo la nostra autostima.

L’autostima è alta soltanto quando ci sentiamo importanti! Avere un’alta autostima significa sentirsi importanti. Avere una bassa autostima significa invece sentirsi una nullità!

La sensazione di essere importanti scatena emozioni positive che ci fanno sentire euforici, entusiasti e brillanti, mentre la sensazione di non valere nulla scatena emozioni negative che annientano le nostre capacità intellettive e le nostre abilità.

Quando non riusciamo in alcun modo a risollervarci il morale, ossia a sentirci importanti, ce la prendiamo con questo e quello finché non scatta inesorabile l’effetto Muzio Scevola e incominciamo a ingiuriarci e a prendercela con noi stessi. Cominciano così le nostre lamentele.

Lamentarsi significa innanzitutto rimproverarsi; e chi si rimprovera si sente una nullità.

Lamentarsi significa anche rimpiangere qualcosa, accusare qualcuno, dolersi, lagnarsi, gemere, recriminare, crucciarsi e ammalarsi. L’opposto del lamentarsi è essere grati, essere soddisfatti, compiacersi, godere, rallegrarsi, sorridere e stare bene.

Lamentarsi significa ancora essere ostili verso qualcuno, provare avversione, sentire odio, e quindi si è permeati dalla negatività. Lamentarsi significa anche auto-consumarsi, avere pensieri negativi, sentirsi esasperati, infelici e indegni. Lamentarsi signfica essere in collera con se stessi e con il mondo. Lamentarsi significa sentirsi depressi, angosciati, impotenti e inutili.

Lamentarsi vuol dire dare la colpa agli altri dei propri problemi anziché assumersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche al fine di migliorare la situazione e il destino avverso: accusando gli altri anziché prenderci le proprie responsabilità ci procuriamo altri guai e non ne usciamo più!

Lamentarsi significa essere ingrati e sentire un peso insopportabile sulle proprie spalle. Lamentarsi significa anche essere invidiosi o gelosi del successo e del benessere altrui, significa provare odio e augurare il male al prossimo.

E quando si augura il male agli altri e si gode delle disgrazie altrui si è messi veramente male perché si cade in un pozzo profondo di sofferenza da cui è difficile uscire!

In genere, gli esseri umani soffrono e si disperano perché accettano per sé soltanto il bello, ignorando che il bello è strettamente compenetrato al brutto come i due poli di una calamita.

Ciò significa che per goderci pienamente il bello dobbiamo accettare anche il brutto quando arriva: capire questo concetto cambia  la nostra vita a 360° perché smettiamo di sentirci sbagliati, inadeguati e colpevoli!

C’è un tempo per ridere e un tempo per piangere: questa è la sacrosanta realtà. Non accettando il pianto, quando arriva, non ce ne liberiamo più! Per smettere di soffrire dobbiamo accettare le lacrime. Solo così, le lacrime si esauriscono e ritorna il sorriso.

Dobbiamo capire una buona volta che se andasse tutto proprio come vorremmo noi, la nostra vita non migliorerebbe affatto perché smetteremmo subito di impegnarci e di preoccuparci: sono proprio le difficoltà che ci fanno crescere. E quindi non dovremmo lamentarci, ma quasi-quasi saltare in aria dalla gioia! Come diceva Norman Vincent Peale: «Se vi svegliate un mattino senza problemi, andate subito in chiesa a pregate il Signore perché ve ne mandi almeno uno, altrimenti siete morti»!

Se desideriamo un tenore di vita decoroso dobbiamo meritarcelo, ossia impegnarci a fondo per conseguire buoni risultati e soprattutto per mantenerli e migliorarli. La manutenzione di una strada, per esempio, costa in termini economici molto più della sua costruzione, perché col tempo si formano fossi profondi e si verificano incrinature e frane. Come pure, comprare un cagnolino per la gioia dei propri bambini è senz’altro una cosa bella, ma bisogna anche accudirlo, tenerlo pulito, portarlo fuori a fare i bisogni, e pertanto soltanto se c’è abbastanza amore si accetteranno gli oneri del suo “mantenimento”.

I problemi e le angosce accompagnano dunque, nel nostro vivere quotidiano, le facilitazioni e le gioie: formarsi una famiglia è una nobile aspirazione ed è anche relativamente facile, ma dobbiamo anche assumerci gli oneri e gli imprevisti della “manutenzione” che sono “costosi” e impegnativi, accettarli già in partenza, e non dimenticarcene. Lamentarsi dei propri disagi e desiderare di poter tornare indietro… o peggio ancora sfasciare la propria famiglia, non migliora ma spesso peggiora la situazione perché si va incontro a tanti altri guai. In quest’ultimo caso non serve rimpiangere il passato, ma occorre focalizzarsi sulle soluzioni, chiedere aiuto e guardare avanti.

Come disse il grande Carl Gustav Jung:«La parola felicità perderebbe di significato se non fosse bilanciata dalla tristezza». E dunque basterebbe un bel pianto per scaricare tutti i dispiaceri dela vita! Ma non ci consentono più di piangere, gli adulti possono soltanto lamentarsi: un modo subdolo per sfogare la rabbia e i dispiaceri che purtroppo aumenta i nostri disturbi e cronicizza i fallimenti!

Impossibilitati a piangere, ci resta un solo modo per smettere di lamentarci e cominciare a sorridere e a godere delle gioie immense del creato: provando gratitudine! Infatti, la felicità è un boomerang! Sentirsi grati è il primo passo per cambiare, crescere  e migliorare, e dunque per sentirsi importanti: il senso di gratitudine rappresenta il sano ottimismo che arricchisce la vita di tutto ciò a cui aspiriamo.

Tutto ciò che desideriamo possiamo conquistarlo gradualmente (e mantenerlo) cominciando ad avere un atteggiamento di gratitudine verso la vita e verso il prossimo, il che crea situazioni propizie per la nostra crescita materiale  e spirituale; ma non avremo assolutamente nulla se non apprezziamo ciò che desideriamo, se siamo ingrati e se non facciamo altro che lamentarci!


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