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Il buon esempio di Venaria

Creato il 23 agosto 2012 da Archeologo @archeologo
Il buon esempio di Venaria A pochi km da Torino, tra le immense distese di boschi dove i principi di Savoia amavano cacciare, si trova un esempio straordinario di architettura del XVII secolo. Questi palazzi, che insieme ai giardini formavano una reggia che nulla aveva da invidiare alle altre residenze europee, ebbero una sorte difficile, che culminò nella seconda guerra mondiale quando furono impiegati per accogliere le munizioni di guerra.
Residui bellici, amianto, tetti distrutti, un parco ormai irriconoscibile e migliaia di lussuosi oggetti d'arredamento dispersi. Queste erano le condizioni di Venaria Reale, che il critico Federico Zeri nel 1996 portò in televisione per mostrare il declino di una meraviglia architettonica. Poco dopo ha inizio il percorso burocratico che porta a trovare e utilizzare sia fondi nazionali e soprattutto europei, per dare inizio nel 1999 ad un'imponente opera di restauro dal valore di 280 milioni di euro: finalmente dopo otto anni, nell'ottobre 2007, il pubblico può entrare per la prima volta a visitare le stanze dei sovrani.
Ma non si è trattata solo di una ingente (anche economicamente) opera di restauro: avendo perso buona parte degli allestimenti interni, si è deciso di lavorare sia all'integrazione delle opere disperse sia allo sviluppo di nuovi elementi di museologia e intrattenimento culturale. Ad esempio l'installazione "Ripopolare la reggia", dove decine di personaggi in costume descrivono la vita nella Reggia, tra cui Piero Chiambretti, Luciana Littizzetto, Remo Girone, Martina Stella, Ornella Muti, Elio.
Il buon esempio di Venaria E questo lavoro non è rimasto nascosto: in soli cinque anni la Reggia è tra i cinque siti culturali italiani più frequentanti, con 15.000 visitatori solo nel ponte di Ferragosto, che ne fanno l'unica istituzione culturale d'Italia con un rifinanziamento complessivo superiore alla metà delle uscite. La struttura è gestita da un Consorzio, di proprietà sia pubblica che privata. Nonostante ciò - come credo dovrebbe fare qualsiasi museo, galleria e sito archeologico italiano - è sempre possibile affittare parte o l'intera Reggia per eventi pubblici o privati e proporsi come sponsor; esiste anche un'associazione di volontariato "Amici della Reggia" che collabora nella promozione e valorizzazione, un centro studi e - incredibile - un ufficio marketing. Tanto che credo si tratti di uno dei migliori esempi di trasparenza amministrativa tra i beni culturali. Dall'esperienza pluriennale è nato un centro per il restauro, gestito da una fondazione pubblica, che ormai è tra i maggiori poli conservativi italiani.
In sostanza la Reggia di Venaria Reale è un esempio oggettivo della capacità di investimento nella cultura, che ha portato alla rinascita di un intero comune e ad un'offerta culturale tra le più ampie  e innovative. Certo non si tratta di progetti che possono concludersi nel breve periodo, ma un lavoro serio e costante nel tempo può portare a risultati che sono sotto gli occhi del pubblico. E dispiace davvero osservare tante occasioni, come Pompei o il caso della Reggia di Carditello, che soffrono della pigrizia burocratica e dell'incapacità di chi dovrebbe avere parecchio da fare.
P.S. Questo articolo fa parte di una serie di post per partecipare al team digitale di Florens 2012, la settimana internazionale dei beni culturali e ambientali che si svolgerà a Firenze dal 3 all'11 novembre

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