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Il Caucaso, i clan, la corruzione e i diritti umani

Creato il 14 settembre 2012 da Matteo
Kolosova: la forma fondamentale di corruzione nel Caucaso del Nord è la divisione in clan
13 settembre 2012, 03.38
La corruzione nel Caucaso del Nord si distingue da quella del resto della Russia: il Sud del paese è sottoposto alla cosiddetta "corruzione di clan" – quando distinti gruppi di cittadini promuovono i familiari, trascurando sepsso quadri più esperti e preparati, hanno dichiarato i partecipanti alla conferenza stampa "Corruzione e diritti umani nella Russia attuale".
La conferenza stampa "Corruzione e diritti umani nella Russia attuale" tenutasi il 12 settembre al Centro Stampa Indipendente a Mosca è stata dedicata alla restrizione dei diritti umani nel paese e in particolare nel Caucaso del Nord. L'incontro si presentava come una discussione del Rapporto sui risultati dell'analisi dei legami tra corruzione e violazioni dei diritti e delle libertà umani compiuta dal Centro per lo Sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani, dalla fondazione INDEM [1] e dall'Istituto per i Diritti Umani e le Organizzazioni Non Governative per la Lotta alla Corruzione e della ricerca sul livello di corruzione di "Transparency International – Russia", riferisce il corrispondente di "Kavkazskij uzel".
All'iniziativa, in particolare, hanno preso parte il direttore dell'organizzazione autonoma non commerciale "Istituto per i Diritti Umani" Valentin Gefter, il coordinatore del Centro per lo Sviluppo della Democrazia e dei Diritti Umani Andrej Kalich, il direttore della sezione di sociologia della fondazione INDEM Vladimir Rimskij e anche Natella Kolosov dell'Alta Scuola di Economia.
Kolosova: la religione non influisce sul livello di corruzione
Nel suo intervento Natella Kolosova ha fatto notare le differenze tra gli schemi di corruzione generali russi e gli schemi del Caucaso del Nord. "Mi sono occupata di ricercare quanto la corruzione sia rimasta assorbita dalla tradizione e dalla cultura del Caucaso. Non si può esprimere in cifre il livello di corruzione della regione, questo si manifesta in altre forme – di clan, familiari, cioè con l'innalzamento della "propria" gente, con la creazione di coalizioni familiari. Un netto esempio è il clan Kadyrov in Cecenia. In Daghestan è un po' diverso – là ci sono molte etnie – àvari, kumyk, che occupano alte cariche e gli è abbastanza difficile accordarsi tra loro", – ha dichiarato Kolosova nel corso della conferenza stampa.
Quanto alla corruzione nella regione sorge una carenza di professionisti capaci di risolvere i problemi, ha fatto notare l'esperta. "Metà della popolazione dell'Ossezia del Nord, di cui sono nativa, è composta da pensionati, bambini e studenti. C'è un deflusso di popolazione dalla repubblica verso grandi città come Pjatigorsk [2], Mosca e Rostov sul Don [3]. Per via di questo sorge il problema dei quadri, sorgono problemi sociali, che non sono risolti da funzionari che occupano le cariche per qualche anno. Quelli che vogliono e possono risolvere i problemi non vi vengono fatti accedere", – ha fatto notare.
"E' sbagliato dire che i musulmani sono più sottoposti alla corruzione dei cristiani. Nella laica Georgia la corruzione è minore che in Russia, così come nell'Iraq musulmano"
Kolosova definisce un netto esempio di "corruzione di clan" la Cecenia, dove il capo della repubblica è Ramzan Kadyrov. "In Cecenia esiste la stabilità, Kadyrov ha ottenuto un risultato, ma al contempo c'è la stessa "corruzione di clan" – uno dei metodi per l'organizzazione del sistema politico", – ha raccontato, facendo notare che se "si togliesse Kadyrov dall'arena politica", non ci sarebbe più stabilità nella regione.
"In Russia non possiamo vivere secondo il sistema dei clan, ma la Russia è anche il Caucaso del Nord, che non si può separare dall'organizzazione politica dello stato, che è democratico. Se il Caucaso è una piccola parte della Russia, allora deve andare di pari passo con le altre regioni e con Mosca. Si hanno dei doppi standard – la corruzione di clan kadyroviana funziona, ma bisogna vivere secondo le leggi della Russia", – ha fatto notare l'esperta.
La religione non influisce in alcun modo sul livello di corruzione, è convinta Kolosova. "E' sbagliato dire che i musulmani sono più sottoposti alla corruzione dei cristiani. L'aspetto religioso non ha significato. Nella laica Georgia la corruzione è minore che in Russia, così come nell'Iraq musulmano", – dice Kolosova.
Gefter: nel Caucaso i sequestri sono particolari schemi di corruzione
Come ha dichiarato al corrispondente di "Kavkazskij uzel" il direttore dell'organizzazione autonoma non commerciale "Istituto per i Diritti Umani" Valentin Gefter, la "divisione in clan" nell'ambito della corruzione è un fenomeno finora poco studiato e merita dedicarci del tempo. "I rapporti di clan o la corruzione di clan sono rapporti formatisi nel Caucaso come, tra le altre cose, difesa di gruppo dalle violazioni dei diritti e della legge nei confronti dei membri di questo gruppo. E' un fenomeno molto interessante e poco analizzato. Chi può analizzarlo empiricamente, ho difficoltà a dirlo. A molti sembra che il fenomeno enunciato sia un elemento del Medioevo, ma non è così: ogni società ha i suoi trasgressori e come liberarsi di questi non è noto", – ha detto.
"Nei sequestri da parte di agenti delle strutture armate e di guerriglieri c'è un elemento di corruzione. E' un reato penale che dev'essere perseguito dalla legge ed è perseguito dalle usanze caucasiche"
Tra gli schemi di corruzione caucasici che toccano i diritti umani, i sequestri di persona sono una cosa a se, fa notare Gefter. "Ma ogni sequestro è diverso dall'altro. Ci sono sequestri che sono una tradizione – per esempio, il sequestro della sposa. Qui non vedo violazioni di diritti, in quanto il "sequestro" si compie, diciamo così, secondo un accordo, – dice l'esperto. – Un'altra cosa è il sequestro di persone violento da parte di agenti delle strutture armate o di guerriglieri (qui non c'è differenza) allo scopo di ottenere un riscatto. Qui c'è un elemento di corruzione. E' un reato penale che dev'essere perseguito dalla legge. Inoltre è perseguito dalle usanze caucasiche. Ma seguendole non c'è una pena, ma una vendetta. Anche se negli ultimi tempi i guerriglieri sequestrano raramente persone per avere un riscatto, sono passati al terrorismo e ai sabotaggi".
Secondo Valentin Gefter, "ci sono anche altri casi, in cui alte cariche compiono azioni illegali". "Queste non sono già più le solite violazioni criminali. Qui devono esserci mezzi di azione supplementari, che escludano crudeltà e impunità. Per questo, peraltro, si perseguono i gruppi mobili di Igor' Kaljapin [4]nel Caucaso. E' necessario creare, per esempio, un gruppo investigativo con la partecipazione di avvocati delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani", – propone l'esperto.
Rimskij: è impossibile rinunciare alla divisione in clan in un momento
A sua volta il rappresentante della fondazione INDEM Vladimir Rimskij ritiene la "corruzione di clan" sia proprio un fenomeno medievale. "La divisione in clan provoca la corruzione e viola i diritti umani, – dice. – Lo stesso approccio al concetto di diritto è deformato. E' inattuale, pianificato, cioè, se sei dei nostri, hai dei diritti. Si ha un medioevo".
"Alla divisione in clan è indispensabile rinunciare gradualmente, coinvolgendo la gente nella discussione"
Fare rimostranze nei confronti di quei secoli, secondo l'esperto, è insensato. "E' un'altra cosa, se possiamo proiettare questo principio sui tempi attuali: se sei un estraneo, allora non hai diritti, – ha dichiarato. – Nella nostra società c'è molto di ogni male, ma il principio della schiavitù è assente. Certo, succedono casi unici – per esempio, a Mosca ad alcuni vietnamiti tolgono il passaporto e li costringono a lavorare. Alla fin fine acchiappano i "datori di lavoro", è un reato penale. Uno schema simile esiste nel Caucaso".
"Alla divisione in clan è indispensabile rinunciare, tra l'altro gradualmente. E' impossibile rinunciare alla divisione in clan in un momento, – ha tirato le somme Rimskij. – Che questo accada non ora, tra qualche generazione, ma bisogna mettersi sui binari, scegliere la via giusta. E' necessario coinvolgere la gente nella discussione, perché essa stessa tragga gradualmente delle conclusioni".
In precedenza "Kavkazskij uzel" ha riferito che proprio l'organizzazione in clan della società, accanto all'estremismo religioso e all'instabilità economica, è stata definita uno dei principali problemi del Caucaso del Nord nel corso della presentazione del progetto di ricerca scientifica "Il Caucaso del Nord: uno sguardo dall'interno". Dedicato allo studio delle differenze sociali e dei conflitti, la ricerca è stata basata sul materiale del sondaggio di un focus group composto da abitanti di cinque regioni del Caucaso del Nord: Daghestan, Inguscezia, Kabardino-Balcaria, Ossezia del Nord e Cecenia.
Faremo notare anche che, secondo i dati della direzione della Procura Generale per lo SKFO [5], nello scorso anno 2011 il danno causato dalla corruzione sotto forma di appropriazione indebita e uso indebito dei fondi pubblici sul territorio del Distretto Federale del Caucaso del Nord è assommato a 2,5 miliardi di rubli [6]. Si è riusciti a far tornare nei fondi pubblici solo il 2,8% dei soldi rubati.
Nota della redazione: vedi anche le notizie "A Kiziljurt [7]è stata cancellata la manifestazione contro la corruzione e gli abusi degli agenti delle strutture armate", "In Kabardino-Balkaria un agente della direzione anti-corruzione della polizia è sospettato di aver preso bustarelle", "Natal'ja Zubarevič [8]: "E' impossibile risolvere i problemi del Caucaso del Nord senza compromessi"".
Autore: Oleg Krasnov; fonte:corrispondente di "Kavkazskij uzel"
"Kavkazskij uzel", http://www.kavkaz-uzel.ru/articles/212531/(traduzione e note di Matteo Mazzoni)
Note[1] "INformation science for DEMocracy" (Scienze Informative per la Democrazia).
[2] Città della Russia meridionale.
[3] Città della Russia meridionale.
[4] Igor' Aleksandrovič Kaljapin, attivista per i diritti umani.
[5] Severo-Kavkazskij Federal'nyj Okrug(Distretto Federale del Caucaso del Nord).
[6] Oltre 61,7 milioni di euro.
[7] Villaggio del Daghestan centrale.
[8] Analista politica.

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