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Il dolore del borderline

Da Renzo Zambello

Il dolore del borderline

Gentilissimo Dottore sento spesso parlare del dolore del borderline, cosa significa, perché dovrebbe soffrire più di altri?  Io credo che il depresso soffra molto di più o, mi sbaglio? (Marzia)

Gent,ma Marzia, le riporto le riflessioni di una  collega, la Dott. ssa Fernanda Zanier di Udine. Ella scrive in  ” Borderline: il dolore incompreso”,

“(il dolore) …..non è la somma delle innumerevoli croci comportamentali che il borderline deve portare. No, la sofferenza è altra, ed è lo stare continuamente in bilico tra delirio e lucidità. 
È impazzire e rendersi conto di esserlo stato un attimo prima, senza poter fermare il fiume di rabbia e frustrazione che spesso lo sovrasta, che come una piena distrugge tutto nel suo percorso. 
Basta un niente, un situazione frustrante e tutto ricomincia. 
Nonostante il percorso terapeutico, nonostante i farmaci, gli sforzi, nonostante tutto. 
Ed ogni volta egli si ritrova ai piedi della montagna e deve ricominciare a credere di potercela fare, di arrivare alla vetta, alla serenità di una vita priva di paure. Ad una vita nella quale lui possa credere in se stesso e bastarsi. 
Lo psicotico ha un grande “vantaggio” rispetto al borderline, è sempre nel delirio. Non deve fare i conti con gli eventi distruttivi da lui provocati nelle relazioni. Lo psicotico ha il suo mondo e non lo condivide con nessuno. 
Il borderline è costretto a tornare e,  nel ritorno, dopo il tonfo per terra, si ritrova pieno di sensi di colpa, vergognoso a chiedere scusa. Ma scusa di cosa? Di avere sofferto come un cagnaccio senza tana? 
Camminando avanti e indietro senza trovare pace al delirio? Di questo deve chiedere scusa, o di essere tornato alla realtà? 
A sentirsi un niente, perché dopo, rimane solo la consapevolezza di essere stati in un posto dove la rabbia trova motivo di essere: nel posto dei temibili ricordi, che richiedono di essere pacificati. Richiedono il perdono. 
Ma la rabbia regna. 
Questa è la vita del borderline. In bilico. 
Se ci pensate bene il borderline chiede continuamente di essere perdonato. Insaziabilmente, come se dovesse espiare chissà cosa. Confonde il perdono con l’essere amato. 
Amami perchè ho peccato.. 
….Ma quando riesce a trattenere la lama che vorrebbe calare, anche solo un poco, che grande vittoria. Che rivincita su se stesso. I passi divengono sicuri, le gambe ben salde. 
La vetta, vicina. 

Sulla sofferenza mentale non si parla mai abbastanza, libri su libri, il male oscuro (depressione)  di qua, di là , su, giù. Ma lo avete mai chiesto che cosa sia, o cosa sia stato ad un che lo ha provato? 
A quello che meditava sul terrazzo.” Vado giù o resto ancora un po’?..”. 
Ai finti sani del sabato sera che devono calarsi di tutto pur di non sentire quello che hanno dentro: il nulla. 
C’è tanto disagio attorno a noi, senza essere dei borderline, una sofferenza pudica, che con classe si cela ad occhi indiscreti. 
La persona con disturbi relazionali, beh lo dice il termine stesso: relazionali. Quindi si trattava di una relazione all’origine dei successivi disturbi. Chi ha deciso in quella relazione i ruoli, che si giocheranno nella vita adulta del borderline. Il borderline? No, non credo proprio. 
Ma ogni borderline ha la sua storia ed in comune con la categoria credo abbia solo quella malefica predisposizione innata a regredire per rispondere agli stimoli dell’ambiente con risposte emotive, affettive, primitive, Dove l’oggetto è ancora scisso in buono o cattivo, eternamente. 
Dove la cognizione ed il ragionamento che dovrebbe fondere le parti scisse è inesistente. 
Credo davvero vi sia una predisposizione innata a quanto detto sopra, diversa per persona; tale predisposizione porterà alla probabile, o non, comparsa del dolore del paziente borderline, compresa la gravità dei sintomi. 
La questione si fa difficile , quando eventi ambientali favoriscono, perchè potrebbe anche non essere così prepotente e restarsene nascosto e quieto. In latenza. 
Le relazioni, i traumi, le perdite affettive. 
Sfortuna. 
Tutto qua, alla fine sono solo una serie di fattori casuali sfortunati, la famiglia come prima cosa, od eventi traumatici, che facendo crollare l’autostima permettono l’emergere del disturbo. L’io si indebolisce e parte dell’autocontrollo perso. In questa condizione prevale uno stato costante di angoscia, accompagnato da ansia. 
I ricordi si sommano e si fondono. I ricordi sono emozioni. 
Una persona con-fusa di ricordi avversi e frustranti, non riuscirà più a cogliere uno stimolo neutro, se non come un nuovo e probabile evento frustrante. 
Perché l’evento nel borderline, essendo elaborato principalmente a livello emozionale non potrà che essere rivestito da tracce amnestiche emozionali passate. 
Se la capacità logica avesse il suo spazio naturale d’azione le cose sarebbero diverse, ci sarebbe capacità di creare per se stessi un mondo diverso senza dovere andare nel delirio emozionale psicotico. 
Invece in questa condizione, quando un oggetto relazionale incontra il mondo borderline, non vi sarà spazio altro che per la relazione simbiotica fusa con l’oggetto, divenendo automaticamente incapace d’ agire nella realtà per modificarla in modo da avere una vita soddisfacente. 
L’oggetto diviene tutto il mondo del borderline, aria e cibo, ed a tale mondo egli deve conformarsi, continuamente, dato che le emozioni per loro natura sono fluttuanti d’intensità. Salgono, scendono, determinando delirio o depressione
Il borderline a differenza dello psicotico patisce, sta molto male per la paura di perdere a causa sua l’oggetto amato. Lo spossa di energie vitali. Lo  fa regredire.  La scissione in buono-cattivo sempre più automatica. Il disturbo non è costante e con il tempo e se non curato, si aggrava. 
……..

da :http://www.mondodiholden.altervista.org/post.php?id=290

 

La dottoressa  Zanier riesce con pennellate volutamente non precise, sfumate ma dai colori forti a trasmetterci il marasma dolorosissimo che prova il borderline.

Non mi piace parlare del dolore   in termini di quantità,  come avessimo la possibilità di misurarlo. Il dolore è una esperienza  soggettiva che noi possiamo solo percepire indirettamente attraverso i nostri sensi,  comparandolo alla nostra  esperienza. A volte lo percepiamo così profondo che ci sembra di stare  ai bordi di un abisso. Meraviglia e paura tolgono la parola e possiamo solo avere  rispetto e  patos,  come davanti a “L’urlo di Munch”.

Ricordo che una mia paziente borderline si definiva come “un sacco vuoto” che cammina. All’inizio della terapia mi portò un sogno dove lei aveva ospiti in casa diverse persone che venivano intrattenute dal marito.  Lei serviva in tavola ma, non la si vedeva, si vedevano solo i guanti che aveva messo per servire. Era totalmente trasparente.  C’era  dolore in questo?  Si. Quanto? Non lo so, tanto.

 

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