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Il dono di Selma

Creato il 05 settembre 2013 da Ilsegnocheresta By Loretta Dalola

showposterUn’altra donna è la protagonista della cronaca quotidiana. Si chiamava Selma, sperava di costruire in Europa un’altra vita per la sua famiglia. A raccontarci la sua fine drammatica è il TgLa7 cronache condotto da Bianca Caterina Bizzarri. Da Damasco, dov’era infermiera professionale, al bancone, è arrivata in Sicilia, in coma, per un malore durante la traversata.

Il marito ha dato il consenso per l’espianto degli organi, così il suo fegato e i suoi reni salveranno la vita a tre persone. Era fuggita da Damasco in cerca di un futuro migliore, per lei e la sua famiglia. È la  storia di una donna siriana di 49 anni che è morta all’ospedale di Siracusa, dove è giunta in gravissime condizioni. In Sicilia era arrivata durante uno dei numerosi sbarchi a cui le immagini dei telegiornali ci hanno abituati in questi ultimi mesi.

Una esito drammatico. Una storia simbolo, che dimostra non soltanto la grande generosità e la solidarietà di questa famiglia arrivata da lontano, ma  anche che su questi barconi ci siano sempre più uomini, donne e bambini che arrivano dalla Siria. Selma fuggita dal suo paese, nel tentativo di non far conoscere l’orrore della guerra ai suoi due figli. La fuga di una famiglia perbene, agiata, come stanno arrivando in questa estate.

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Lo sbarco lo scorso 28 agosto, insieme a 73 altri emigrati. Destinazione finale, la Svezia, dove vive il terzo figlio della coppia. Il suo fisico non ha retto. All’arrivo, le condizioni di Selma sono disperate e l’emoraggia celebrale, all’ospedale, Umberto I° di Siracusa, cerca di essere fermata. Si spera ma, Selma morirà quattro giorni dopo.

Gli organi sono in buone condizioni. C’è la possibilità di espiantare fegato e reni. Una scelta sempre delicata, ma in questo caso difficile, per la religione islamica e le sue regole che vietano di violare il corpo. Eppure…il marito che è imprenditore, nel suo paese, non dona le sue cornee ma, il resto, si, senza esitazioni, come lo racconta il direttore sanitario ASP di Siracusa, Alfonso Madeddu :” Non hanno esitato minimamente nel momento di prendere la decisione, lo posso garantire e grazie a questo gesto, oggi, tre siciliani potranno avere la speranza di continuare a vivere”.

Da mesi la Calabria e la costa sud-orientale della Sicilia sono le mete principali dei flussi migratori.

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I porti d’imbarco, sono quelli egiziani, dove si radunano anche i profughi provenienti dalla Siria per fare rotta verso l’Europa, affrontando una traversata molto più lunga rispetto alla tratta che dalla Libia (ormai off-limits)  li portava a Lampedusa.

La Sicilia, di passaggio per questa famiglia in fuga e per tanti emigrati ha visto aggiungere dolore a disperazione. Selma ha trovato la morte sull’imbarcazione della speranza.  I disperati tentativi dei medici di salvarle la vita sono stati vani. Una storia che insegna cosa è la vera solidarietà. Il marito e i due figli adolescenti  hanno superato ogni istintiva diffidenza e si sono completamente affidati. In un momento di grande disperazione ci hanno regalato tutto quello che avevano con una dignità davvero esemplare. Dimostra che  ci sono persone che riescono a compiere gesti d’amore anche in casi estremi, indipendentemente dal colore della pelle o da vincoli religiosi.  E nel mondo occidentale, dove tutto si sa, si vede coi propri occhi, si ascolta con le proprie orecchie, non si muove un dito.

C’era una linea rossa: l’uso di armi chimiche. Forse era già stata sorpassata, come dicono in molti. Forse lo è stata appena. Dunque è troppo tardi per intervenire. Un

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giorno gli storici riguarderanno tutta questa spettacolosa documentazione che scorre senza sosta sui nostri schermi, e stabiliranno se, nei due anni e mezzo (per ora) che vanno dalla manifestazione di ragazzi a Deraa fino al bombardamento chimico alla periferia di Damasco c’era stato un giorno, e quale, in cui non era più troppo presto e non era ancora troppo tardi, per intervenire.


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