Magazine Salute e Benessere

Il dramma di Gesù e di Giuda

Da Spiritualrationality

Nonostante – come afferma la dottrina cristiana – Dio abbia amato così tanto gli uomini da sacrificare per loro il proprio unico Figlio (!) – rimane assolutamente incomprensibile per quale motivo un Essere misericordioso non abbia pensato di riconciliarsi con i propri sudditi, invece di lasciare che questi crocefiggessero suo figlio (o sé stesso?) “Così il cristianesimo ci comanda di credere, che un Dio diventato uomo abbia potuto, senza far torto alla propria divinità, soffrire e morire, addirittura offrendosi come vittima da sacrificare, e di credere anche che non fosse stato in grado di risparmiare a sé stesso un’azione così sorprendente, con la quale voleva placare la propria ira. Questo, i cristiani lo chiamano: mistero della salvezza dell’umanità” (Holbach). Potremmo mai definire moralmente eccellente un imprenditore, il quale, trovandosi in conflitto con i propri dipendenti, in un gesto di riconciliazione consegnasse loro, come capro espiatorio da sacrificare, il proprio giovane vice-direttore?

Non solo il Dio del Gesù di Nazareth (che, non dimentichiamolo, è pur sempre il Dio iracondo dell’Antico Testamento), ma anche Gesù stesso possiede alcune delle riprovevoli caratteristiche, dalle quali noi veniamo ammoniti. Mentre Gesù predicava l’umiltà, insisteva con particolare forza – specialmente nel Vangelo di Giovanni – sulla propria essenza divina ed esigeva che gli si credesse. Mentre da noi pretende che l’uno perdoni l’altro, lui minaccia l’inferno per chi dubita della sua parola, e ci racconta di un Dio il quale considera giusto comminare un eterno ‘pianto e stridore di denti’ come punizione per un peccato di dimensioni finite. Mentre Gesù ci parla di amore, ci mostra anche un Dio privo di amore. Il suo messaggio è poi talmente legato alla minaccia dell’inferno, che non si capisce proprio da cosa Gesù ci voglia salvare, se noi – per ragioni morali – non possiamo che respingere la concezione dell’inferno.

Se poi il dramma di Gesù effettivamente rientrasse in un piano divino di salvezza, perché Giuda è stato maltrattato in quel modo e senza pietà?

Perché Giuda – il quale era semplicemente uno strumento nelle mani di Dio – fu punito, se è stato Dio stesso a voler sacrificare il proprio figlio?

Nel complesso della letteratura cristiana, colorata di antisemitismo, Giuda rappresenta il traditore di Dio. Eppure Giuda era semplicemente uno strumento per implementare il piano di Dio, quindi Giuda non aveva colpa. Anche Gesù sembra essere consapevole di questo fatto. Nel Getsemani, infatti, Gesù saluta Giuda non come  discepolo, ma come amico (cosa piuttosto insolita nel ‘NT’): “E subito si avvicinò a Gesù e disse: ‘Salve, Rabbì!’. E lo baciò. E Gesù gli disse: ‘Amico, per questo sei qui!’” (Matteo 26.49). Se Gesù stesso lo chiama ‘amico’, perché Giuda viene accusato, e perché il rimorso lo attanaglia poi così tanto da spingerlo al suicidio tramite una morte terribile?

Gesù avrebbe potuto evitare tutto questo, ma non ha neppure provato a far desistere Giuda dal suo proposito. Anzi, lo ha lasciato andare in malora e lo ha quasi incoraggiato nel portare a termine il tradimento. Come è possibile conciliare questo comportamento di Gesù con il comandamento d’amore della predica della montagna e con la preghiera che Gesù insegnava ai suoi discepoli: “… e non ci indurre in tentazione…”? Quello che noi supplichiamo Dio di non fare, il Maestro esemplare invece lo fa con uno dei suoi discepoli. Non è Gesù che deve perdonare Giuda, bensì il contrario. Il quadro, per un credente, potrebbe essere un poco più roseo se si potesse dare un’altra interpretazione, ossia quella che Giuda avrebbe agito di propria iniziativa e che quindi avrebbe dovuto risponderne. Invece, come testimonia il passo dell’ultima cena (Matteo 36. 22,25) non c’è stata nessuna libera decisione. Ognuno degli apostoli, infatti, chiede a Gesù se, per caso, dovesse essere lui il traditore. Anche se fosse stata una libera decisione, Gesù – il quale sapeva delle intenzioni di Giuda – avrebbe potuto evitare il tradimento, liberandosi così dall’accusa di complicità. Gesù, infatti, dato che aveva già accettato la decisione di Dio di morire, avrebbe potuto lui stesso consegnarsi ai soldati romani. Dobbiamo forse pensare che Gesù – il quale sapeva benissimo cosa sarebbe successo poi a Giuda – fosse un cinico quando lo ha chiamato ‘amico mio’, invece di dirgli: ‘vade retro, Giuda!’? Oppure dobbiamo pensare che Gesù non sapesse nulla, e che quindi non fosse onnisciente? In qualunque modo si voglia girare e rigirare il dramma di Giuda, quello che emerge non è certo l’immagine di un Essere supremo che meriti di venire adorato e pregato.


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :