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Il look provocante di steven klein

Da Bitmag

 

IL LOOK PROVOCANTE DI STEVEN KLEIN

 

IL LOOK PROVOCANTE DI STEVEN KLEIN

Steven Klein è considerato uno dei fotografi più innovativi dei nostri tempi. Non  c’è attualmente persona più determinata a cancellare i confini fra arte e moda, fra cultura popolare e belle arti, di quanto non lo sia l’americano Klein. E lo sta facendo attraverso immagini iconiche e indimenticabili, che alterano, e a volte sovvertono, le nozioni tradizionali di glamour e bellezza: “La cosa frustrante della moda è il fatto che un fotografo vorrebbe sempre reagire alle idee che riflettono quanto sta accadendo nel mondo. Per la strada. E non limitarsi a fabbricare le vite artificiali di quelle Barbie idealizzate che non esistono nemmeno più”. Le correnti visive che percorrono le opere di Klein sono ricche di elementi provocatori, di paure e desideri sessuali, di sadismo garbato, di trasgressione e di energia incendiaria. I suoi tratti, in genere, offrono studi alquanto cupi di personaggi celebri, concepiti proprio per sottolineare il contrasto con le immagini servili e adulatorie delle star così come vengono presentate nella riviste di massa.
Nei servizi di moda, Klein mostra gli abiti degli stilisti con immagini audaci ed eccitanti. Karolina Kurkova, nel 2001, è stata raffigurata in una stanza popolata da giocattoli dall’aspetto sinistro; Maggie Rizer, nel 2002, appare con banconote infilate sotto le unghie delle mani; Christina Ricci è affiancata da una bicicletta, un enorme televisore a schermo piatto e un ricevitore a basse frequenze. “Klein trasforma le modelle in visioni di donne determinate a ottenere ciò che vogliono”, dice di lui la Coddington, fashion editor di American Vogue e il concetto è perfettamente illustrato dalla fotografia della modella Giselle Bundchen, vestita in pelle nera e collocata sullo sfondo di enormi autocarri. “In pratica, sono un narratore di storie, un fotografo con l’istinto di un commediografo, di un regista cinematografico e teatrale, o di un artista dello spettacolo”, dice lo stesso Klein quando gli si chiede di definire il suo approccio.
Da bambino Klein era affascinato dalle belle arti, e in particolare dalla ceramica e dalla scultura, e più avanti studiò pittura alla Rhode Island School of Design. Iniziò a scattare fotografie all’età di dodici anni, sviluppandole in una camera oscura che aveva costruito nel seminterrato di casa, ma in quei tempi per lui la fotografia non era una passione travolgente.
La sua carriera professionale di fotografo ebbe inizio a Parigi, dove, dopo aver mostrato alcuni esempi del suo lavoro a vari fashion editor, gli venne offerto di realizzare un servizio per Dior. In soli dodici anni divenne uno dei fotografi di moda più importanti e richiesti del campo. Il suo stile, commerciale e al tempo stesso inconsueto dal punto di vista estetico, generò una vera e propria lotta fra i grandi stilisti per accaparrarsi i suoi servizi: fra i contendenti Calvin Klein, Alexander McQueen, Tom Ford e Dolce & Gabbana.
Come fotografo di Vogue, Klein ha sempre preferito lavorare in ambienti familiari piuttosto che in studi veri e propri, dotati di sfondi artificiali. Potendo scegliere, solitamente decide di realizzare i servizi nella sua casa negli Hamptons, dove possiede due alani, quattro cavalli e un maneggio. Un’altra passione che traspare dalle sue fotografie di moda è il mondo dell’elettronica e della cibernetica. “La grande fotografia di moda non viene definita esclusivamente dalla capacità di comprendere gli abiti e quindi di renderli belli e attuali, ma anche dall’abilità di presentarli con quell’elemento inaspettato che sa catturare lo sguardo e stimolare l’immaginazione” dice al Wintour. “Nel caso di Klein, se gli dai un vestito, lui ti riporta un vestito con una ragazza e un robot, il tutto ambientato in un giardino. La sua fotografia è intelligente, concettuale e sempre poetica”.
“Quello che faccio, non lo considero mai come arte”, insiste Klein, anche se la sua amica Madonna sostiene che è un artista più che un fotografo di moda.

Elisa Pittori
 



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