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Il mio amico Martino non è pazzo.

Creato il 24 giugno 2010 da Valentediffidente

Il mio amico Martino non è pazzo.Lo conosco praticamente da sempre. Tutti lo ritengono pazzo, ma per me Martino è solo particolare. Tutti lo evitano per la sua particolarità, io lo frequento proprio per quello. Tutti hanno iniziato a considerarlo pazzo nel 1979, quando buttò dal suo appartamento all'ottavo piano, Sheeva Burlesque, il gatto di sua madre, solo per capire se fosse vero che i gatti atterrano sempre sulle zampe. Lui può dire con certezza che é vero: i gatti atterrano sulle zampe. Scoprì, però, che atterrare sulle zampe non significa uscirne indenni. Per questo gesto si guadagnò il titolo di Martino il pazzo. A me Martino è sempre stato simpatico e non ho mai pensato che fosse pazzo. Dov'è la pazzia nel cercare di darsi una risposta? Per Martino i veri pazzi erano quelli che accettavano qualsiasi cosa, senza porsi nemmeno il dubbio.L'ultima volta che l'ho incontrato è stato in edicola, stava comprando dei giornali. Martino ha sempre letto moltissimo. Grazie a lui ho conosciuto tantissimi scrittori, tantissimi libri. Alcuni dei testi che mi ha consigliato non mi sono piaciuti per niente, ma sono stati utilissimi per farmi capire quello che mi piace. Martino non si è mai offeso, quando candidamente, gli dicevo che il tal libro mi aveva fatto cagare. Chiedeva semplicemente perché? Io glielo dicevo, cercavo di spiegarmi e passavamo ore a parlare. Poi mi guardava e ridendo diceva: beato te che non capisci un cazzo. Era il suo modo per dire che mi voleva bene. Martino odiava i ragni ma non li ha mai uccisi, almeno non volontariamente. Se per caso ne trovava uno in casa, cercava di farlo salire su un foglio e lo liberava sul davanzale. Dopo l'edicola siamo andati a bere il caffé insieme. Fuori pioveva fortissimo, così forte che si sentiva l'odore della pioggia. Entrati nel bar siamo stati avvolti dal profumo di brioches e di limone. L'odore delle brioches arrivava, ovviamente, dalle brioches; quello di limone da Martino. Mi ha spiegato, con la sua tipica naturalezza, che si era fatto la doccia con il Nelsen piatti perché aveva finito il bagnoschiuma. La gente lo evita per queste cose, io per lo stesso motivo lo adoro. Valutando il potere detergente, aveva anche pensato che se sgrassava i piatti, con tutta probabilità, poteva farlo dimagrire.
Martino aveva una specie di agenzia turistica, ogni tanto andavo a trovarlo. Poi, per varie vicissitudini, ha dovuto chiudere. Ricordo che andava a lavorare con uno splendido completo grigio, camicia azzurra e cravatta blù. Stava benissimo. Poi Martino con la gente ci sapeva fare. Era in grado di convincerti che quindici giorni a Luino erano meglio della Sardegna, ma non l'ha mai fatto. Lui leggeva i sogni negli occhi della gente e provava a realizzarli. Non sempre c'è riuscito ma ha ogni volta metteva il massimo dell'impegno. Un giorno sono passato a salutarlo in agenzia. Dietro il bancone era perfetto: giacca e cravatta, capelli ricci ingellati. Era proprio bello. Sottovoce mi dice di avvicinarmi e passare dietro il bancone. Rido nel vederlo in sandali e pantaloncini a fiori. E' luglio, - mi dice - fa caldo. Chi me lo fa fare di stare con i pantaloni lunghi? Come non dargli ragione? Invece, tutti dicevano in coro che "eh sì, Martino è proprio pazzo".
Ieri sono andato in biblioteca per prendere un libro per la mia nipotina. Tra le tante possibilità ho optato per "Gelsomino nel paese dei bugiardi" di Gianni Rodari. Tornando a casa eccolo lì, con la sua chitarra seduto in un angolo della piazza a suonare. Mi sente arrivare ancor prima di vedermi. Ci salutiamo. Dio quant'è che non lo vedo. Ha i capelli lunghi. Suona la sua chitarra. Chiedo se vuole bere qualcosa. No, non vuole ma se vado a bere un caffé, gradirebbe gli portassi una brioches. Vado. Prendo un po' di brioches varie e torno. Strimpella mentre parliamo. Vede che ho in mano Gianni Rodari e, improvvisamente, ricordo che la prima volta che l'avevo letto, me l'aveva prestato lui! Chiedo cosa fa lì, a fine giugno, a suonare. Che domanda scema - risponde - avevo voglia di suonare, ma in casa l'acustica è penosa. Suona e mi dedica "Running to stand still", un pezzo che ci era sempre piaciuto. Lo suona benissimo. Sul finale, una signora si avvicina e butta delle monetine davanti a lui. Rimane perplesso. Signora, grazie - dice - ma il mio concerto è gratuito! La signora, spiazzata e contrariata, bofonchia qualcosa e, riprendendo le sue monete, si allontana. Martino mi guarda e sentenzia: "Certo che la gente è proprio strana!".Martino non è matto. E' come Gelsomino nel mondo dei bugiardi e alla fine, con la sua voce potente, sono convinto che porterà la verità al trionfo.


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