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Il mio capodanno irriverente

Da Dafne
Notte dell’1/01/10, ore 2.00
Ospiti, fratello, sorella-e-amiche-della-sorella annesse, hanno infine sgomberato. La loro scia, però, fatica ad estinguersi, nonostante luccichino sempre più lontano da casa in questa notte di star e di bagordi. E’ come la coda di una cometa, ma fatta di odori burrosi di creme corpo e lipgloss, di bottiglie di spumante semivuote, della tinnante voce di mia sorella i cui diapason inumani permangono sui timpani più a lungo del dovuto, e soprattutto, dei grovigli di abiti e scarpe cui fu rifiutato l’onore della ribalta nella notte delle danze e degli amori.
Restiamo io, il fedelissimo pc, un accenno della solita depressione da capodanno subita sostituita, non senza sorpresa, dal più smargiasso degli stati d’animo, un misto di soddisfazione personale, commozione autoreferenziale, eccitazione per la nottata mia mia e mia soltanto, e sollievo, per non essere parte integrante della massa che masseggia in discoteche, pub e quant’altro, nella notte dei santi e dei silvestri. E in più un pizzico di quiete, ma quella quiete appagante e beffarda, nata dalla storica certezza che il tuo atteggiamento farebbe storcere il naso ai più e che a te, della qual cosa, non solo frega un benemerito, ma ti sollucchera, come farebbe lo sguardo più sdegnoso rivolto al tuo ghigno più beffardo. La notte dei tacchi e delle cravatte (per chi non ha fantasia) diventa la notte delle fate e dei folletti.
1° fase ovvero“chi intrattiene conversazioni intelligenti a capodanno le intrattiene tutto l’anno”:
preziosa oretta di chiacchiere e risate con l’unica persona anticonformista e non noiosa del mio universo;
2° fase “della magia e della autostima”:
scrivere i nomi di chi ti ha recato offesa negli ultimi 365 giorni (o anche prima, chissene) e tranciarli dalla propria vita con un sonante “vaffanculo”, espletando magari i loro mille vizi come stimolo all’amor proprio, buciare quindi il foglietto e spargerne le ceneri al vento;
3° fase, chiamata anche “catarsi dell’ultimo dell’anno”:
scegliere la migliore mise intima che si possiede (qualsiasi colore va bene, rosso per i più tradizionalisti, io ho optato per un sofisticatissimo nero e pesca) e ballare e saltare con solo quella indosso a ritmo di una precedente selezione di canzoni ritenute terapeutiche per se stessi. Nel mio caso “Judy is a punk” dei Ramones e “Revolution Rock” dei Clash, hanno raggiunto i massimi volumi quando gli odiosi e perenni (‘cazzo c'avranno da sparare di continuo!?!) botti hanno sfiorato l’intollerabile;
4° fase, “distensione filmica e sensoriale”:
vestaglia in ciniglia suermorbidosa senza niente sotto, tre cuscini dietro le spalle, fetta di torta supercremosacioccolatosaepannosa della mamma, un bicchiere di crema di whiskey accanto da sorseggiare mentre ti guardi la seconda parte di quel film meraviglioso che lasciasti in sospeso per gustarlo nella notte dei fuochi e delle lenticchie;
5° fase o “epilogo onirico”:
dopo aver attraversato la giungla di trucchi e vestiario lasciata da sorella-e-amiche-della-sorella, ficcarsi nel letto e leggere qualche riga di un buon libro (“Coscine di pollo” per cronaca e alla faccia del buon libro!), mantenendo una luce soffusa e addormentarsi con il peso del tomo sul petto, un sogno incantevole negli occhi e il cellulare religiosamente spento cosicché nessuno stronzo troppo preso a spassarsela a Montecarlo per chiamarvi a mezzanotte, possa trovarvi raggiungibili quando la sua maestade lo desidera.
Dei capodanni che mi ricordo e quivi includo gli anni di convenzionali e danzanti baldorie con le amiche (non tutto da buttare di quelle notti , in realtà), questo è stato il migliore. Senza retorica. Forse qualcosa si sta muovendo se riesco ad essere felice e serena pur realizzando le incongruenze anticonvenzionale di me stessa, forse la ruota ha preso a girare con l’inizio del 2010. Forse…o forse no, ma non importa perché tutto è possibile e sognare è lecito oggi, nella notte delle promesse e delle speranze.
P.S.: ovviamente l’incanto s’è spezzato quando la sorella-e-le-amiche-della-sorella sono piombate in camera mia alle 7.20 del mattino, per recuperare occhiali, creme notte e scarpe, nella caterva di masserizie da discoteca che hanno accumulate nel corso delle 4 ore precedenti la mezzanotte (4 ore, no, no non scherzo, mangiavano e col sorcio in gola andavano a provare vestiti e a imbellettarsi…meno male che eravamo in tanti e non le cagava nessuno!), per  portarsele nell’altra casa dove dormono (dormire senza la crema notte?! Uhhh non sia mai!). Ovviamente non hanno trovato niente visto il caos, e se ne sono andate, non prima però, di avermi piantato il faretto negli occhi mentre dormivo e di essersi fregate le mie scarpe. Anno nuovo, vita vecchia.

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