Magazine Italiani nel Mondo

Il senso di quelle barricate

Creato il 20 gennaio 2011 da Bartleboom
Il senso di quelle barricateOgnuno in quei giorni trovò da sè il proprio posto. I giornalisti in televisione seppero informare la gente, dire cosa fare e come farlo. Le persone che scesero per strada, che eressero le barricate. Quelli che portarono dalle campagne la legna, quelli che portarono dai cantieri il materiale da costruzione per tirare su i muri. Quelli che accesero i fuochi. Lo ha raccontato così Valdis Zatlers, di fronte ai fuochi di Doma Laukums, il giorno del dolore e della rivincita lèttone sulla dittatura sovietica, venti anni fa.
Oggi in Lettonia, nel corso delle celebrazioni per i venti anni delle barricate di Riga, si ricorda il giorno più importante, cruento, luttuoso e in fondo decisivo, di quella settimana in cui la gente scese in strada ed eresse barricate nei punti più sensibili e importante della città, per reclamare l'indipendenza dall'Urss.Per tutto il giorno la televisione lèttone ha trasmesso in diretta le celebrazioni dai luoghi che venti anni fa videro i cittadini costruire muri di fortuna, accatastare legna, sbarrare strade con gli autocarri, accendere fuochi per riscaldarsi. E porsi a mani nude di fronte ai reparti speciali della polizia sovietica. Fu un gesto simbolico, un gesto coraggioso e vano, fu come se un paese pronunciasse il proprio nome e la propria esistenza di fronte ai carri armati. Un gesto bellissimo a pensarci.E' difficile raccontare cosa sia oggi l'idea di patriottismo, di libertà, di indipendenza che percorre la Lettonia. Le disillusioni di anni di cattivi governi, di corruzione, di difficoltà economiche sempre crescenti, ha minato gli entusiasmi di molti, ha corroso la fiducia. Non poche volte in questi giorni ho sentito ripetere la stessa, ossessiva domanda: "A cosa sono servite in fondo le barricate del '91? Cosa ci hanno portato di buono?" Una domanda che i disillusi si pongono, senza aver il coraggio di aggiungere fino in fondo la risposta che suggerirebbe.Perché poi in tanti rispondono che le barricate servirono per dare un nome, una data, un'inizio al proprio paese, alla propria libertà. Zatlers, un presidente della Repubblica che all'inizio del suo mandato era quasi deriso (grande e pesantissima era l'eredità che lasciava una presidente amatissima come Vaira Vīķe-Freiberga) e nel corso degli anni si è conquistato lentamente e tenacemente la fiducia e la stima di gran parte del paese, lo ha detto meglio di tutti: "E' un privilegio, ed una cosa non scontata, vivere nel proprio paese libero e indipendente". Mio suocero era un nazionalista, nel senso buono, un patriota sentimentale. Lo era nel cuore, glielo vedevi negli occhi l'amore per il proprio paese, per le proprie origini, per le tradizioni della sua terra, per le canzoni, per le poesie, per quei passi danzanti che accompagnano le feste, i fuochi, i tempi delle stagioni e della storia. Sognerei oggi, nel mio povero lèttone, scambiarci ancora una parola e sentirgli raccontare quelle passioni, quei giorni persi e ritrovati sotto il ferro e il fuoco della storia, vedergli ancora gli occhi brillare.Uno di quei tanti figli di questo paese, magari disillusi, ma che tenaci, orgogliosi, innamorati, cantano "Dievs, svētī Latviju" come una conquista preziosa, con il senso di una tesoro da difendere, come un gesto che fino a pochi anni fa ti avrebbe portato dritto in Siberia. A noi ormai non è più dato di cantare così l'inno di Mameli. A noi, affogati nel marciume dei nostri ultimi anni, non è dato neanche vivere una rinascita, una liberazione, facendo fuochi di fronte a barricate di fortuna. Suonerebbe ridicolo. Per quello il mio cuore ormai sta là.

Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :

  • Il party segreto

    Non sapevamo come nè chi nè perchè... sapevamo solo che dovevamo seguire "loro" ci avrebbero condotto verso una meta segreta!! L'appuntamento era alle 19. Leggere il seguito

    Da  Antonellainbergen
    EUROPA, ITALIANI NEL MONDO, VIAGGI
  • Il Terzo Comandamento

    Oggi non so da dove cominciare. Forse dovrei dire prima di tutto che questa serie di post mi cade a fagiuolo per evitare di concentrarmi sulla situazione... Leggere il seguito

    Da  Albino
    ITALIANI NEL MONDO, VIAGGI
  • Il garantista

    Lo sgarbi show, a Novecento, me l'ero perso (ma ieri sera Blob, ne ha riproposto un gustoso pezzo).Di fronte a Pippo, si è lanciato in una una lunga... Leggere il seguito

    Da  Funicelli
    SOCIETÀ
  • Il limite

    limite

    “No, non l’ho sentito. La situazione è in evoluzionee quindi non mi permetto di disturbare nessuno”Silvio Berlusconi, 19.2.2011La domanda di democrazia che... Leggere il seguito

    Da  Malvino
    SOCIETÀ
  • Il prete perde il pelo ma non il vizio

    prete perde pelo vizio

    Sono passati 17 anni dal genocidio in Rwanda che la Chiesa cattolica ha contribuito a provocare creando e attizzando l’odio etnico. Leggere il seguito

    Da  Dragor
    SOCIETÀ
  • Il Gerontocrate

    I vecchi subiscon le ingiurie degli anni, non sanno distinguere il vero dai sogni, i vecchi non sanno, nel loro pensiero, distinguer nei sogni il falso dal... Leggere il seguito

    Da  Mcg
    RELIGIONE, SOCIETÀ
  • Il furbo, il sordo, il diffidente

    furbo, sordo, diffidente

    In origine furono gli spaghetti western di Sergio Leone: Il buono, il brutto, il cattivo, nella magistrale interpretazione di Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee... Leggere il seguito

    Da  Domenico11
    POLITICA, SOCIETÀ