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Il verbo rock: passato, presente e futuro (2)

Creato il 16 luglio 2012 da Tizianogb
Il verbo rock: passato, presente e futuro (2) Nonostante lo si dica ormai da una trentina d'anni, il rock non è affatto morto, e il sottoscritto è tra quelli convinti che abbia ancora molto da dare, sia in termini di band che di solisti. Certo, non è che ci si possa aspettare un nuovo Hendrix ogni dieci anni; ma neanche vero che il rock non abbia più niente da dire, anzi... è per questo che ho deciso di inaugurare un po' di tempo fa la rubrica "Passato, presente e futuro del verbo rock" (che terrò, come del resto le altre, a cadenza esclusivamente quandocazzomipale). C'è ancora un sacco di buona musica, in giro, e ogni giorno salta fuori qualche novità che mi fa pensare quanto sia meravigliosa la matematica, dato che con sole dodici note (compresi diesis e bemolle) permette ai geni che ogni tanto vengono al mondo e si dedicano alla musica di comporre melodie, ritmi e armonie totalmente originali.  Questa volta ho preso in considerazione tre band a dir poco mitiche, e a ciascuna di esse ho affiancato quelli che mi sembrano i giusti eredi. Voi che ne pensate? Chi avreste messo al loro posto?
Il verbo rock: passato, presente e futuro (2)1) Rolling Stones/Black Keys: ecco un altro dei miei accostamenti azzardati. In realtà non è che siano poi molto simili, ad un'osservatore superficiale: gli Stones sono in cinque, i Black Keys in due; i primi erano dei provocatori, degli animali da palcoscenico e la classica band sesso, droga e rock n'roll, mentre Daniel Auerbach e Patrick Carney hanno la faccia da Nerd, si vestono sobriamente, insomma sembrano proprio dei bravi ragazzi. Eppure la grinta è la stessa, i riff sono micidiali e terribilmente ipnotici. Come gli Stones, poi, riescono ad essere commerciali senza per questo svendersi. Persino il back-ground è lo stesso: la musica blues.
Il verbo rock: passato, presente e futuro (2) The Doors/The Strokes: qui le differenze si assottigliano. La voce, l'atteggiamento e il modo di fare di Julian Casablancas mi ricordano molto il re Lucertola. E se ho sempre considerato il chitarrista dei Doors, Robby Krieger, la vera anima musicale del gruppo, anche per quanto riguarda gli Strokes ritengo che il vero genio del gruppo sia Albert Hammond Jr. Le canzoni degli Strokes sono orecchiabili eppure solide, dai testi non banali e un ritmo invidiabile: puro rock da intrattenimento. Certo, i Doors sono la quintessenza del rock, e Jim Morrison resterà per sempre irraggiungibile, però gli Strokes sono bravi e me li ricordano parecchio...
Il verbo rock: passato, presente e futuro (2) Beach Boys/Fleet Foxes: in questo caso, l'accostamento tra il vecchio e il nuovo è molto azzeccato, a mio avviso. Naturalmente, parlo dei Beach Boys della maturità, non quelli di "Barbara Ann"... I vocalizzi di Robyn Pecknold e soci hanno più di un punto in comune, con i ragazzi del surf che hanno incantato e continuano tutt'oggi ad incantare ( qui trovi la recensione del loro ultimo album) milioni di persone. Inoltre sono dei grandi fans di Brian Wilson e non ne hanno mai fatto un mistero. Sono solo al secondo album, questo è vero, ma dimostrano una grinta e una coesione artistica invidiabile.
Per questa "puntata" è tutto... stay rock!

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