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Intervista a Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, prima parte

Creato il 12 aprile 2010 da Empedocle70
Intervista a Florindo Baldissera e Vittorino Nalato, prima parte
La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il vostro amore e interesse per la chitarra?
V.N. L'amore verso la chitarra mi è stato trasmesso da mia madre che, appassionata a questo nobile strumento, mi iscrisse quando avevo dodici anni alla scuola comunale di musica della mia città. In seguito, l'ascolto di un vinile di A. Segovia in cui interpretava il grande Bach fu rivelatore: la chitarra era il mio strumento.
F.B. E’ stata una vera e propria “vocazione”. Come se mi sentissi chiamato da qualcosa di preesistente dentro me stesso che mi ha praticamente obbligato a intraprendere lo studio della chitarra pur non avendo la seppur più vaga idea di cosa fosse e di che tipo di musica avrei suonato. Andrés Segovia, insieme a Alirio Diaz e Narciso Yepes, hanno rappresentato la voce delle sirene, irresistibile!

Nel vostro ultimo cd dedicato alle musiche di Bach suonate le chitarre di Marco Maguolo e di Masaru Khono, come vi siete trovati con questi strumenti? Con che altre chitarre suonate?
V.N. Ho provato molti strumenti in passato, ho anche una ottima chitarra costruita nel 1973 dal liutaio veneziano Leone Sanavia, ma non riesco a separarmi dalla mia Khono del 1981: tastiera morbidissima, timbrica equilibrata e sonorità ottima.
F.B. Fra le numerose chitarre che ho suonato mi sono affezionato al timbro e alla prontezza della chitarra che Marco Maguolo mi aveva fatto poco tempo prima della registrazione, per questo la scelta è caduta su questo splendido strumento. Possiedo inoltre una bellissima Robert Ruck in cedro che però rendeva il suono del duo un po’ troppo cupo a causa dei suo fantastici bassi. Apprezzo moltissimo le chitarre Migliorini-Pozzi e i nuovi strumenti, alcuni dei quali veramente straordinari, di Loris Colladon, liutaio bellunese.

Come è nato il vostro interesse verso Bach? Il vostro sembra un vero e proprio amore viscerale al punto di intitolare il duo a lui, anche se poi ho notato che in concerto eseguite musiche di altri autori....

V.N. Bach ci ispira in modo particolare. Ricordo le numerose serate passate assieme, leggendo pagine bachiane tratte da manoscritti, l'arte della fuga, il clavicembalo ben temperato, corali per organo e quant'altro. L'idea era quella di trascrivere pagine inedite e poco conosciute. Ringrazio Florindo Baldissera per le sue belle ed efficaci trascrizioni.
F.B. Grazie!! Comunque è vero, le serate dedicate alle letture bachiane ci hanno portato quasi naturalmente a formare il nostro duo (che ovviamente abbiamo chiamato BACH Guitar Duo), complice una nostra comune caratteristica che ci ha aiutato a divertirci moltissimo: la ottima lettura a prima vista, che ci consente spesso di gustare immediatamente pagine anche complesse. In particolare l’estetica bachiana e dei compositori coevi ci è particolarmente congeniale anche grazie alla spiccata predilezione per la polifonia più che per il virtuosismo ottocentesco o per il colorismo novecentesco. Abbiamo invece una speciale predilezione per la musica contemporanea
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Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novencento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Voi suonate sia un repertorio tradizionalmente classico ma mostrate anche un certo interesse per il repertorio contemporaneo … vi riconoscete in queste parole?

V.N. Certamente. Un musicista infatti, per essere completo, deve spaziare nell'intero repertorio musicale.
F.B. Concordo al 200%!

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