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INTERVISTA: Gilberto Pichetto Fratin

Creato il 24 marzo 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Retrò Magazine ha intervistato Gilberto Pichetto Fratin, consigliere regionale e capogruppo di Forza Italia presso il Consiglio Regionale del Piemonte.

Onorevole Pichetto, Lei è stato assessore al bilancio nella passata giunta Cota. Chiamparino dice di aver dovuto aumentare alcune tasse perché la situazione economica della regione era molto critica. Considerando la situazione lasciata da Cota, sono giustificati questi aumenti? Cosa farebbe invece il centrodestra se fosse al governo?

La situazione del bilancio del Piemonte era ed è ancora critica. Nel 2013 abbiamo rischiato il default sia per un serie di disavanzi creati dalla giunta Bresso tra i 2006 e il 2010, sia per i tagli dei trasferimenti nazionali. A partire dal 2007 abbiamo avuto circa 1 miliardo in meno all’anno. Dal 2006 al 2010 si sono poi accumulati disavanzi per oltre 6 miliardi, in alcuni casi per mala gestione. Il piano messo a punto dalla giunta Cota nel 2014, mantenuto da Chiamparino, prevede una finanziarizzazione del grande debito commerciale e una ristrutturazione del sistema. Su un bilancio di 12 miliardi non penso che l’addizionale Irpef da 70 milioni fosse così necessaria per il risanamento, i fondi potevano essere reperiti con la diminuzione di altre spese.

A proposito di tagli, insieme ad una più generale razionalizzazione sembrano essere i pilastri della nuova riforma sanitaria proposta dall’assessore Saitta. Alcuni sostengono che questa riforma abbia diversi aspetti in comune con quella tentata dal centrodestra, ma voi la contestate su diversi punti. Cosa si può migliorare nella riforma, conciliando razionalizzazione e servizi?

La Sanità piemontese, con il suo fondo di circa 8 miliardi e i 58000 dipendenti, è dal 2013 in pareggio di parte corrente, ossia non crea più disavanzo: i disavanzi provengono dal passato. La sfida è ristrutturare il sistema e creare strutture all’ avanguardia in Europa, capaci di attrarre pazienti da fuori Regione. La riforma attuale ricalca quella che avevano presentato con Cota gli assessori Monferrino e Cavallero, con l’eliminazione di strutture complesse come i primariati e la concentrazione degli ambulatori specialistici. Non devono esserci troppi centri di medicina generale ma sedi specializzate nel trattamento di determinate patologie.

In questo concorda con l’assessore Saitta.

I centri specializzati sono effettivamente l’avanguardia. Quello che non condividiamo dell’attuale proposta è l’impostazione del taglio, ricaduto linearmente sul territorio senza valutare le peculiarità locali: alcune strutture complesse con un forte sostegno politico si sono salvate, altre no. Noi non ci opponiamo alla riforma sanitaria, ma sia i tagli che le aggiunte devono essere giustificati. Ad esempio la situazione di Torino è ancora confusa, mentre con la chiusura dell’ospedale di Tortona c’è il rischio che i pazienti vadano a farsi curare in Lombardia, con ulteriori spese. Servono valutazioni più puntuali.

Passando al caso delle firme false, c’è un indagine in corso sia a livello penale che amministrativo. Il segretario Gariglio ha garantito a Retrò che l’annullamento è un’ipotesi remota. Lei come vede la questione?

Siamo passati dall’avere due liste vere con autenticatori e firme irregolari a liste con sottoscrittori e autenticatori inesistenti. Non conosco i numeri ma penso che il fenomeno sia più grave che nel caso precedente. Chiamparino, in campagna elettorale, si è presentato come il garante delle legalità, mentre ora cavilla sui numeri delle firme false. Il sistema di presentazione delle liste probabilmente deve essere cambiato, ma bisogna essere coerenti con ciò che si predica.

Lei ha partecipato, come “grande elettore”, all’elezione del Presidente della Repubblica, mentre in Parlamento si discuteva la riforma del Senato. Cosa pensa di questo provvedimento, che va in direzione di una centralizzazione delle competenze ora regionali? E dopo lo strappo, quali sono i rapporti tra Forza Italia e PD?

La scelta del monocameralismo non risponde ad un intento di velocizzazione del processo legislativo e nemmeno di riduzione dei costi, altrimenti il Senato sarebbe stato abolito. Mi pare che alla fine non ci siano vantaggi evidenti, è più che altro una mossa di Renzi che fa il paio con l’eliminazione delle province. Forza Italia ha votato il provvedimento come elemento di mediazione, ma con alcune riserve. Ha condiviso invece la modifica del titolo V, con cui nel 2000 la sinistra creò l’aberrante situazione delle “competenze concorrenti” tra Stato e regioni. La Corte Costituzionale è piena di impugnazioni tra i due organi: bisogna mettere fine a questa situazione di conflitto e incertezza. Le modifiche vanno fatte con alcune centralizzazioni: le grande opere devono essere decise dal governo centrale.

Ci avviciniamo alle elezioni amministrative di Torino. La sinistra probabilmente ricandiderà Fassino, anche se non è ancora ufficiale. FI correrà insieme agli altri partiti di destra e ha già un nome?

Per ora guardiamo alle comunali di Moncalieri, Venaria, Valenza e altri comuni minori. A partire da queste realtà stiamo lavorando per unire il più possibile il centrodestra, con l’augurio che ci sia unità anche a livello nazionale.

Livello nazionale e livello locale per ora sono indipendenti?

Noi lavoriamo per l’unità qui, ma qualora uno dei partiti di centrodestra a livello nazionale rifiutasse qualsiasi alleanza allora ne subirà le conseguenze. I rapporti con Lega, Fratelli d’Italia e NCD sono buoni, ma bisogna trovare convergenze su programmi e nomi. Stiamo lavorando per questo anche a Torino, dove non vorremmo essere una semplice somma di sigle. Vediamo il disagio dopo 40 anni di governo di sinistra e vorremmo dare voce a istanze che forse non si identificano già con i nostri simboli.

C’è quindi la possibilità di candidare a sindaco un esponente della società civile?

Noi vorremmo aprire liste civiche, poi il candidato lo sceglieremo tutti insieme, senza veti opposti.

Un’ultima domanda sulla questione del ricambio generazionale. Nel PD è stato il grimaldello con cui Renzi ha conquistato prima la segreteria e poi il governo. Sembra farsi pressante anche in FI, come dimostra il caso Fitto, e pure in Piemonte si avvicina un ricambio ai vertici. Anche se sarà Berlusconi a decidere il nuovo coordinatore regionale, lei intende passare la mano o vorrebbe continuare a ricoprire questo ruolo?

Io ho ricevuto un mandato dal Presidente Berlusconi e ho assunto l’impegno di tenere insieme le varie anime di FI Piemonte, ma ora il rinnovo è cominciato. Rispetto alla valutazione d’età preferisco quella di merito, ma la questione se la porrà Berlusconi a livello nazionale.

Tags:forza italia,Fratelli d'Italia,gilberto pichetto,intervista,ndc,pd,piemonte,politica,renzi berlusconi

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