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Interviste, Zen Circus, una breve Chiacchierata con Karim Qqru

Da Sonofmarketing @SonOfMarketing

Lunedi scorso, in occasione della pubblicazione della recensione del nuovo album dei Zen Circus, vi avevamo accennato di un'intervista al gruppo. Filippo Infante, che ha curato l'intervista, ha contattato il batterista del gruppo Karim Qqru che ha gentilmente risposto alle domande. Buona Lettura!


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Foto a sinistra di Elena Sartorari
 


Il vostro ultimo disco dipinge un quadro della società italiana molto chiaro. Siamo davvero tutti nati per subire?

 

Nati per subire in fondo lo siamo un po' tutti. La nascita la subiamo, non la vogliamo. In questo disco cerchiamo di dipingere delle storie, eventi e vite di persone che della loro esistenza non hanno scritto nulla, ma si trovano all'interno di un gorgo di vita vissuta passivamente. Il tutto senza cadere nel pietismo, cercando di acquarellare piccole e grandi finestre affacciate nel paese che sembra una scarpa.

 

Rispetto al disco precedente, "Andate tutti affanculo", in cui si percepiva una forte urgenza comunicativa e la voglia di sfogarsi, in "Nati per subire" sembra ci sia una più accurata e ironica riflessione sui problemi. E' così?

 

Si, dal punto di vista dei contenuti fare un disco uguale al precedente sarebbe stato scontato e forzato. L'urgenza comunicativa rimane comunque imprescindibile, come la rabbia. In questo disco usiamo una lente ironica più caustica del solito. L'Appino (Andrea, il cantante-chitarrista) ha scritto alcuni fra i testi migliori degli Zen "italiani". Nei contenuti e' più cerebrale, anche se ci sono delle "panciate", dei testi di stomaco ben più cattivi di "Andate tutti affanculo".

 

Dopo tanti dischi in inglese, questo è il vostro secondo disco in italiano: una sorta di vostra rinascita musicale. Dopo il successo di "Andate tutti affanculo" vi siete mai sentiti in dovere di soddisfare le tante aspettattive del vostro pubblico?

 

Il pubblico e' il quarto elemento degli Zen, su questo non ci piove. Se uno viene a vederci dal vivo capisce il perche'. Detto questo, quando facciamo un disco andiamo dritti come sempre, facendo quello che ci piace; non pensiamo a cosa vuole il pubblico, anche perche'sarebbe ingiusto nei loro confronti. Spesso quando cominci a programmare gli album a tavolino, il disco di merda e' dietro l'angolo. Uno dei motivi del nostro bel rapporto con il pubblico e' la spontaneita' dei nostri lavori. Ci risulta difficile lavorare in modo diverso.

 

Nel disco ci sono tante citazioni, molte delle quali "distorte". Ad esempio, Hitler dice: "Alzati e cammina!"; Ghandi: "Vincere e vinceremo". E' una sorta di parodia della confusione culturale che stiamo vivendo negli ultimi anni?

 

Certo. Siamo tutti figli di un certo umorismo toscano. Io, pur essendo un sardo che vive tra Pisa e Alghero, sono cresciuto in Toscana e, come Andrea e Ufo, con il mito del Vernacoliere e di Sardelli. Quelle due frasi ne sono un chiaro esempio: scherzare su argomenti normalmente "blindati"e' per noi ossigeno.

 

Cos'è cambiato in questi ultimi anni nel vostro approccio alla composizione?

 

Rispetto al passato, musicalmente sembra un album più completo; più maturo se vogliamo. Negli ultimi anni abbiamo imparato a lavorare meglio in studio di registrazione. Il fatto che questo sia il primo disco prodotto artisticamente da noi ne e' la conseguenza. E' migliorata la capacita' nell'arrangiare e soprattutto (cosa fondamentale) avere le idee chiare su come far suonare il disco. Con gli anni fra me Ufo e Appino si e' sviluppata molta empatia che dal punto di vista musicale porta a una "colla", a nostro avviso, molto efficace.

 

Quel colpo di pistola a concludere è duro un colpo allo stomaco. E' la fine dei poveri sognatori, dei perdenti, di coloro che sono nati per subire?

 

E' un colpo di pistola che finisce nel silenzio.

 

Dopo gli scontri a Roma del 15 Ottobre, vi siete fatti un'opinione su quanto sta accadendo in questo paese? Davvero la democrazia non funziona?

 

Il 15 ottobre eravamo impegnati nel tour FNAC. Ci giravano molto le palle perche' non potevamo essere presenti. Eravamo attaccati al telefono per seguire in diretta cosa stava succedendo informandoci via internet e chiamando chi era li.
Quello che e' successo lo capisco. Sono stato a Napoli e al G8 di Genova, eventi che mi hanno colpito non poco (in tutti i sensi), facendomi mollare la piazza e la politica per anni. A Roma 100 persone hanno cominciato a spaccare tutto e fin qui tutto normale, capita sempre nelle manifestazioni calde, magari con l'aiuto di qualche infiltrato che accende la miccia. La cosa che mi ha sorpreso questa volta e' stata l'unirsi di altre 2000 persone. In certe situazioni l'adrenalina ti fa perdere il cervello, ti parte la testa e fai cose che magari in teoria condanni fermamente. L'Italia e' arrivata al limite. Siamo una pentola che sta per scoppiare; lo stato non c'e' più, il concetto puro di democrazia e' sparito,i nsieme allo stato sociale. Stiamo vivendo un periodo che storicamente verra' ricordato con lo stesso peso del ventennio fascista.
Distruggere le vetrine delle banche puo' avere una valenza simbolica, ma in realta' tutti i costi dei danni ricadranno sugli italiani e in questa maniera i 200.000 che hanno manifestato pacificamente, dal punto di vista mediatico, sono stati annullati. Secondo me l'unica mossa sensata da fare in questo momento (anche se un po' utopistica) e' accerchiare il parlamento, ma non in 1000: in 100000.Vecchi, giovani, immigrati, cani sciolti, tutti insomma, e anche i sindacati delle forze dell'ordine. Ne hanno le palle piene e sono tra i più abbandonati e presi per il culo dal governo (vero, La Russa?).

Il comunicato stampa del sindacato della polizia contro il governo Berlusconi era di una pesantezza tale che in confronto quello della CGIL sembrava scritto da Paperoga. Queste situazioni vanno cavalcate, le persone si devono unire e non fare il classico gioco all'italiana del "ma io con lui non voglio avere nulla a che fare". Ricordiamoci che nei grandi cambiamenti storico/sociali italiani, le varie classi si sono sempre unite. Per me questa e' l'unica soluzione per smuovere le acque. E l'Italia si merita una situazione migliore. Non voglio fare il buonista, ma in fondo il nostro e' un paese bellissimo, torturato e stuprato, ma bellissimo.

 

Intervista a cura di Filippo Infante


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