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Io sono un poliziotto…

Creato il 20 dicembre 2010 da Anellidifum0

Il Corriere della Sera ha pubblicato una bella lettera di un poliziotto che ha partecipato in divisa agli scontri del 14 dicembre. La pubblico perché è giusto darle spazio politico e perché è anche molto bella, secondo me. Però poi rispondo, in fondo, al modo mio.

IO SONO UN POLIZIOTTO…

Io sono un poliziotto del Reparto mobile. Io c’ero martedì scorso. Ero a piazza del Popolo. A piazzale Flaminio. Ero sui mezzi a correre dove c’era bisogno. Ero ad ascoltare la radio, le richieste di aiuto dei colleghi in difficoltà. Ho letto i giornali. I gruppi di Facebook e i commenti su internet. La lettera di Saviano e gli editoriali di prestigiose firme e i commenti di gente normale. Vorrei poter dire che cosa si prova quando si è in piazza. Vorrei non dover leggere (tutte le volte) che i poliziotti scendono con l’animosità di chi si trova un nemico davanti. Noi non abbiamo nemici precostituiti. Noi non abbiamo nessuna voglia di menare le mani nè tantomeno di regolare dei conti. E quando leggo certe cose mi domando sempre: ma davvero c’è qualcuno che pensa che chi esce per lavorare lo faccia con la speranza di dover fare a botte? Noi lo sappiamo che oltre all’incolumità fisica rischiamo un avviso di garanzia o un’indagine interna nel caso si sbagli. La maggior parte di noi è sposata ed ha figli. Vi immaginate cosa prova quando gli dicono “è un atto dovuto. Nomina un avvocato”. Io non dico che noi non sbagliamo mai. Sbagliamo. Io sbaglio. Ma vorrei con tutto il cuore che chi è chiamato, giustamente, a giudicare i nostri errori vivesse una giornata insieme a noi. Perchè quando senti urlare per radio “ci stanno massacrando” e riconosci la voce di uno dei tuoi amici ti vengono i brividi. Perchè nel cuore di tutti noi c’è il pensiero di poter essere quel finanziere solo a cui tolgono il casco. E perchè è un attimo che qualcuno ti salga sulla testa e ti spenga per sempre. Alla violenza non ci si abitua mai. Ricordatevi di Filippo Raciti. E’ morto per un colpo, che gli ha distrutto il fegato. Non per un colpo di pistola. Un sampietrino, un colpo di spranga, una molotov… possono uccidere. O lasciare segni che non passeranno mai. Sono un uomo come tanti. E faccio il poliziotto. Non sono il poliziotto migliore che ci sia. Forse ho colpito gente che non lo meritva. Ma io mi sono voltato a guardare piazza del Popolo dopo averla liberata dai manifestanti. E ho visto le carcasse delle auto bruciate, le vetrine infrante, la strada devastata, i monumenti imbrattati. E già sapevo che qualcuno avrebbe detto… “ma la polizia perchè ha permesso tutto questo?” O anche “è successo perchè i poliziotti hanno provocato”. E sentivo il numero dei poliziotti feriti che saliva. Per me dietro ad ogni ferito c’è un nome e un volto. 57 feriti è statistica. 57 uomini sono 57 storie. Voi avete tutto il diritto di guardare al nostro lavoro con spirito e senso critico. Non mi voglio sottrarre alle valutazioni sulle mie azioni. Ma vorrei non venisse consentito a nessuno di giudicare il mio animo. Internet è pieno dei volti di manifestanti che raccontano di aver subito violenze da parte nostra. Alcuni hanno del sangue. Su internet non trovate i nostri volti. Le nostre ferite non le ostentiamo. Noi. Che non siamo diversi da “voi”. Che non odiamo ma possiamo avere paura. Che non vorremmo dover colpire ma a volte dobbiamo farlo. Che mercoledì 22 saremo ancora in piazza. E sui mezzi che ci portano ore prima sui luoghi più caldi ci diremo che mancano tre giorni a Natale. E che… al ritorno… speriamo di essere tutti e di non dover pensare che c’è un collega a cui far visita in ospedale. Ora dovrei mettere un nome. Ma vi ho scritto cosa faccio, non chi sono. Per questo mi firmo..

Un poliziotto

La lettera è molto bella, dicevo, e dando per scontato che chi l’ha scritta sia davvero un poliziotto, magari i poliziotti fossero tutti in grado di avere di questi sentimenti e simili proprietà di scrittura e di narrazione. Il punto è che se decidi di prendere uno stipendio come tutore dell’ordine già devi mettere in conto che puoi trovarti a tu per tu con un rapinatore armato che ti spara addosso (cosa che mi pare più pericolosa di fare da contenimento a una marcia politica, di solito pacifica). Se però lo fai in Italia, Paese ricco di tristezze politiche e ambiguità pesantissime (gli infiltrati, le bombe nelle stazioni e nei treni, la classe politica corrotta che sappiamo) tu alla fine rappresenti sempre lo STATO. Quello Stato lì, e se hai il fegato di volerlo rappresentare nella sua componente del braccio armato, non è che poi ti puoi lamentare del fatto che molto spesso il tuo lavoro ti espone alla violenza, alla paura, allo scontro fisico. O sbaglio?

Aggiungo inoltre: un agente in divisa e a maggior ragione in borghese non dovrebbe “sbagliare”, come sostiene la lettera. Perché dietro a quello “sbagliare” si celano purtroppo spesso reati e comportamenti da Vopos. Violenze inutili, soprusi, abusi, terrorismo in divisa. Le conosciamo a memoria le immagini di Genova 2001 e alcune anche di Roma 2010. Un uomo in divisa che picchia per errore un cittadino inerme forse può anche capitare, e già non dovrebbe, ma soprattutto bisogna vedere come picchia. Se è una manganellata data in punti non vitali, nella confusione di uno scontro, è un conto. Ma se è una serie di manganellate date con tutta la forza possibile sulla testa di un ragazzo a terra, direi che il criminale ha la divisa, in quei casi. Ricordiamoci sempre che a parità di reato, è molto più grave se lo commette un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, che non anche la stessa persona quando è un privato cittadino.


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