Magazine Attualità

Ipotesi di “gombloddo”

Creato il 26 giugno 2015 da Retrò Online Magazine @retr_online

Mettere in dubbio le versioni ufficiali è solo la naturale evoluzione, cui ci abituiamo fin da bambini, del processo mentale per cui non crediamo a tutto quel che ci dicono. E, spesso, l’esperienza di ciascuno di noi ci ha insegnato che non sbagliamo. Alle spiegazioni approssimative o dettagliate che ci vengono fornite, con l’esperienza e con le informazioni a nostra disposizione, possiamo sempre contrapporre una nostra interpretazione ed è giusto che sia così. Il mondo del web è tanto vasto quanto variegato, ed ha condotto ad una proliferazione dei messaggi che ci arrivano: il mondo, poi, è di una complessità tale che per ogni fatto possiamo trovare numerosi racconti, che differiscono a volte di poco, a volte in maniera sostanziale.

JFK - da Wikipedia

JFK – da Wikipedia

Se a questa base aggiungiamo un pizzico di fantasia, o uniamo coincidenze e “prove” in disegni più grandi, eccoci serviti i “complotti”. La parola ha una valenza tendente al negativo, e vive nel contesto in cui i “potenti” governano sui deboli sfruttando la loro ignoranza e la loro ingenuità. Il suo opposto, la “cospirazione”, è invece l’insieme di azioni segrete che partono da gruppi che vogliono sovvertire l’ordine dei potenti e dei governanti, partendo in un certo senso “dal basso”: ma comunque si tratta sempre di potenti che vogliono sostituirsi ad altri potenti. Il grande pubblico, noi che leggiamo e ci informiamo, in un certo senso non siamo neanche vittime il più delle volte, solo strumenti manipolabili e spostabili secondo le necessità di qualcuno, per i suoi progetti occulti.

Per chi ama la storia, il “complottismo” si diffonde per la prima volta in modo consapevole nel 1964, in relazione all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy e per l’insoddisfazione dovuta agli scarsi risultati della Commissione ufficiale d’indagine “Warren”, pubblicate in quell’anno. Di lì è stato un crescendo che ha sempre lambito gli ambiti del paranormale, del sovrannaturale ed ha toccato un nuovo picco nel 2001 in occasione dell’attentato terroristico alle Torri Gemelle di New York. Con la negazione addirittura del reale coinvolgimento di terroristi, il complottismo si è organizzato allora per costruire scenari storici del tutto alternativi a quelli ufficiali.

In questo contesto rientrano le società segrete, che hanno effettivamente avuto ruoli storici importanti (la massoneria e la carboneria, per esempio, che hanno veicolato l’unificazione d’Italia), rientrano alcuni progetti militari e ricadono grandi misteri dell’attualità passata (omicidi irrisolti, stragi come quella di Ustica, stagioni come quella delle Brigate Rosse e del terrorismo, capitoli come i finanziamenti segreti dall’URSS al PCI per decenni). E non solo… anche la criminalità organizzata e le mafie ci danno una prova tangibile di come, dietro le versioni ufficiali, si muovano interessi ed intenzioni “organizzate e strutturate” di cui pubblicamente non si sa nulla. Ad ogni indagine approfondita su meccanismi corruttivi o infiltrazioni mafiose, vengono fuori reti relazionali insospettabili, in cui persone che dovrebbero lavorare per uno scopo ne hanno in realtà un altro, criminale, ben nascosto.

Se poi esportiamo il principio su una scala ancora più grande, possiamo stupirci di come nella rete e nel mondo “reale”, un’infinità di “studiosi” si sia prodigata a unire indizi, prove e riflessioni in disegni complessissimi, che invece riportano a “complotti” in grande stile. Complotti di quelli che si vedevano in X-Files, con tanto di alieni, o che davano il pretesto ai vecchi 007 di combattere contro un cattivo di turno che, tendenzialmente, “voleva conquistare il mondo”. Ecco così che nascono i “rettiliani”, infiltrati dello spazio che ci governano e controllano, ecco così che le società segrete, in realtà, vogliono manipolarci tutti e hanno creato la globalizzazione ed il capitalismo per tenerci incatenati. Ma ecco anche che le scie degli aerei diventano strumenti chimici di controllo mentale, che spuntano microchip sottocutanei di cui nessuno sa nulla, che scenari fantascientifici entrano nella nostra quotidianità e nei prodotti di uso più diffuso e banale.

Abbiamo voluto concederci una riflessione, partendo dalla diffusione crescente che queste teorie ardite, quelle per intenderci che “chi non vede non crede” non può proprio sentire senza lasciarsi sfuggire un sorriso di incredulità, che riguarda il mondo dell’informazione e dell’opinione. Noi scriviamo su un giornale online e ci sforziamo di proporre sempre approfondimenti che abbiano fonti e basi attendibili. Tolta questa prima regola vale tutto. E i risvolti più virali e divertenti sono il più delle volte esagerazioni satiriche e demenziali di teorie di complotto: nel web chiunque può inventarsi qualsiasi cosa e, se vagamente verosimile o anche se pur non essendolo viene creduta, c’è sempre qualcuno che grida allo scandalo e al “gombloddo”. Un neologismo nato dalla pronuncia – presa in giro – di chi urla da una sottile preparazione culturale allo “SCANTALO” e che, affollando i social network, si lascia così trasportare dall’entusiasmo da mettere tra i vari punti esclamativi anche qualche cifra, tale è l’agitazione nello scrivere.

Ai complottisti ed al gomblotto dedichiamo quindi la nostra uscita settimanale, in un mondo in cui qualsiasi cosa viene messa in dubbio ed al tempo stesso data per buona. E voi, cosa ne pensate? A quale livello di controllo sono arrivati i “potenti che ci governano” e quanto hanno ragione tutti quei movimenti, anche politici ed “ufficiali”, che si rendono portatori di tali, destabilizzanti, messaggi?

Related Posts

Prima PaginaScienzaSettimanale - Ipotesi di gombloddo

Scie chimiche: aria di complotto o bufala nell’aria?

AttualitàCronacaSettimanale - Ipotesi di gombloddoSocietà & CulturaThe Magazine

Il curioso caso di Pablo Neruda

Our Modern SocietyPrima Pagina

Massoneria e società segrete: il pane del complottista

Prima PaginaSettimanale - Ipotesi di gombloddoThe Magazine

Siri e il complotto vaticano del Papa non-Papa


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog