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Italia 2013: Fuga per la sopravvivenza...

Creato il 23 luglio 2013 da Beatotrader
Italia 2013: Fuga per la sopravvivenza... Mentre i nostri giornali parlano solo di fuffa
...mentre il ns. Stato Fallito s'inventa sempre nuove tasse (recessive) che portano la pressione fiscale a livelli insostenibili (75% e dintorni) e che distruggono anche i risparmi
...mentre si addossano tutte le colpe solo all'evasione fiscale (invece sulla corruzione e sull'ineffficienza dello Stato cala il silenzio...)
Nota a margine...: se tutte le Amministrazioni Pubbliche italiane avessero almeno l'efficienza della Lombardia (che non è certo il Top del Top...) si risparmierebbero ben 50mld all'anno. 
Dunque, con un'ottimizzazione più ad ampio raggio, potrebbero sbucare fuori anche 100mld di risparmi, grazie alla maggior efficienza che NON è RECESSIVA come invece le Tasse Record ed una rapace ed iniqua caccia all'evasione 
ma bensì VIRTUOSA, perchè MAGGIORE EFFICIENZA PORTA A MAGGIORE PIL...
Liberare risorse sprecate in un'inefficiente (e spesso corrotta) burocrazia,
che per di più fa "da pesante palla al piede" all'economia produttiva e che dunque ostacola la creazione di ulteriore ricchezza, facendo un DOPPIO DANNO...a monte ed a valle...,
permetterebbe di spostare le risorse liberate su un sostanziale taglio delle tasse per lavoratori, famiglie ed imprese ed avrebbe un notevole effetto virtuoso sulla ripresa del ns. PIL. 
A quel punto, con tasse ragionevoli&sostenibili e PIL in Ripresa, una decisa lotta all'evasione avrebbe un senso compiuto ed effetti virtuosi (invece che distruttivi).
Ma tutte queste cose il Governo, Befera, la Corte dei Conti, Bankitalia ed i vari apparati di questo Stato Fallito non ve le dicono...chissa perchè?...;-)
...mentre la Casta è più forte che mai grazie alla formazione del PUdC (Partito Unico della Casta) e dunque nessuna vera riforma è possibile, come non è possibile l'implementazione di nessuna strategia decisiva nel tirare fuori l'Italia dal "vicolo cieco" dell'eurozona-così-com'è...
...mentre la Troika stringe la presa sull'Italia sempre più de-industrializzata ed impoverita
LA PARTE PRODUTTIVA DEL PAESE
deve lottare per la sua SOPRAVVIVENZA
e spesso non gli rimane altro che LEVARE LE TENDE da questo Paese di M...(in cui anche dirlo ormai è reato).
Infatti fare Impresa in Italia è diventato impossibile ..............................
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L'INFORMAZIONE INDIPENDENTE NON GODE DEL PRIVILEGIO DEI SUSSIDI STATALI.
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non solo per un contesto macro-economico avverso su più livelli
ma anche per un problema di "CLIMA": l'imprenditore ha tutti contro e ben pochi alleati...
Ha contro uno Stato ed una Burocrazia che ti sono nemici, sono entità di cui non puoi fidarti, sono soggetti pronti solo a spremerti per trasferire ricchezza nelle loro tasche e NON a metterti nelle migliori condizioni per lavorare e produrre ricchezza.
Ma non solo: l'imprenditore italiano ha contro anche la gggente,
un po' per l'invidia "genetica" del popolo italiano nei confronti di chi produce ed accumula ricchezza
un po' per pregiudizi ideologici duri a morire
un po' perchè è stata messa in campo dallo Stato una vera e propria campagna di dagli all'untore che permette di scaricare il risentimento della gente lontano dai principali responsabili...;-)
Vedi un'interessante commento dell'ex-assessore di Milano Stefano Boeri in merito alla querelle su Dolce&Gabbana...
...........se non si tratti di un pregiudizio ideologico di sinistra. 
Risponde Boeri:
“C’è ancora un pregiudizio verso l’attività d’impresa.
Ma non possiamo più limitarci a difendere solo chi lavora e non invece chi il lavoro lo produce.
Questo è un passaggio fondamentale.
E i Comuni non hanno strumenti per intervenire sull’economia di una città se non quelli di mettere a disposizione le loro risorse, le piazze, le strade, i musei, ma anche gli spazi vuoti e abbandonati.
A Parigi o New York, che ci contendono il primato della moda, le municipalità si mettono a disposizione senza porre lacci e tasse”.
Ehhh...in Italia di strada da fare in questa direzione ce n'è ancora tanta...
anzi...si sta facendo esattamente il cammino inverso: per mantenere uno Stato fallito ed una Casta di Parassiti, si sta colpevolizzando pesantemente il ruolo d'imprenditore, la ricchezza privata etc
E dunque la parte produttiva dell'Italia salpa per altri lidi...
in cui possa trovare uno Stato efficiente ed alleato
che le permetta di produrre ricchezza al meglio delle sue possibilità.

(Nota: Siamo agli sgoccioli...Infatti sono in partenza per 10 giorni in mezzo al mare, a respirare brezza pulita e non sempre i soliti miasmi di fogna.
L'attività del Blog sarà dunque sospesa da giovedì 25 Luglio fino ai primi giorni di Agosto. Poi tornerò ma solo a "mezza forza" per riprendere al 100% a Settembre)

Italia: fuga per sopravvivere. Ma la politica parla solo di fuffa
da L'Indipendenza
Fuga per sopravvivere: potrebbe essere il titolo di un film sulla realtà economica italiana. La fuga è quella in atto da parte di molte aziende del Nord (tante altre invece chiudono direttamente e chi si è visto si è visto), che scelgono, come più volte raccontato su questo giornale, di trasferirsi per esempio in Canton Ticino o in Carinzia per poter continuare a lavorare.
I nostri lettori sanno che sia il cantone elvetico che la regione austriaca mettono gli imprenditori nelle condizioni di essere fortemente tentati dal salto.

Nulla di particolarmente nuovo, dunque, ma prendo spunto da quanto raccontato dal Corriere di Como per fare l’ennesima amara riflessione.
Nelle scorse settimane molte aziende del Comasco (geograficamente confinante col Ticino) si sono viste recapitare una lettera in cui vengono elencati i sei ottimi motivi per fare fagotto e di approdare con i propri impianti e le proprie produzioni in Carinzia. “Una tassazione del 25% per le imprese, niente Irap, niente (odiatissimi) studi di settore, molte possibilità di detrazione dalle imposte, contributi per gli investimenti, prezzi degli immobili competitivi rispetto al mercato italiano, energia elettrica a un prezzo inferiore del 30%”.

“Secondo gli esperti del settore e le statistiche dei vari istituti di ricerca – scrive il giornale comasco -, la pressione fiscale complessiva in Austria non è particolarmente più bassa che in Italia (al contrario di quanto accade in Svizzera o nella stessa Germania).
Il formidabile atout nelle mani dei carinziani è tuttavia la velocità e l’efficienza della burocrazia: la concessione edilizia – si legge nella lettera spedita agli imprenditori italiani – viene rilasciata nel giro di una settimana.
Lo stesso tempo che, in Italia, serve per timbrare la pratica e indirizzarla agli uffici competenti.

Dunque le sirene di Klagenfurt
sono entrate in azione anche in aree distanti dal confine austriaco. E stanno colpendo nel segno.
E infatti viene riferito l’eloquente e spietato commento di Aurelio Pagani, manager di Grandate e dirigente d’azienda:
«Dopo aver letto l’invito mi sono detto: perché una Regione italiana non fa lo stesso con le aziende austriache? Potrebbe scrivere: “Gentile imprenditore, alle piccole e medie imprese molto innovative l’Italia offre: contributi soltanto se non produci e butti la poca produzione che fai; schiere di sindacalisti che dovrete mantenere per decreto e che si metteranno di traverso ogni volta che vorrete premiare la produttività e punire chi rema contro l’azienda; personale vessato e demotivato da un prelievo fiscale in busta paga degno del peggior maoismo; immobili commerciali e industriali con valore di mercato pari allo zero, sui quali dovrete pagare imposte folli; un sistema tributario talmente attraente che dovrete sposarlo, contestualmente divorziare e pagare gli alimenti per l’80% del vostro fatturato; una tassa unica al mondo, l’Irap, che avrete il piacere di pagare in funzione della gioia di avere innumerevoli collaboratori».
Pagani parla poi di «Pratiche iperveloci.
I nostri funzionari pubblici appariranno tutti insieme nel giro di 15 giorni contestandovi il colore dell’insegna, la disposizione delle scrivanie in ufficio, la posizione della timbratrice e della bacheca sindacale, i contributi non pagati da un cugino di secondo grado dell’elettricista che ha fatto 15 anni fa i lavori di ristrutturazione del capannone».

Insomma, un’ironia feroce quella del dirigente comasco,
tuttavia capace di raffigurare in maniera che più efficace non potrebbe essere l’incredibile situazione in cui versa la derelitta Italia e soprattutto le assurde condizioni in cui sono chiamati a operare gli imprenditori.
Ma a fronte di un tale panorama tipico del “si salvi chi può”, il governo e la politica romani, con la complicità di un’informazione che sta messa anche peggio (ma il tema lo tratteremo in altra occasione), di cosa ci hanno parlato nelle ultime settimane?
Dell’affaire Kazakistan, che non frega niente a nessuno se non a coloro che vogliono parlar d’altro per sfuggire ai problemi reali, della vicenda Kyenge-Calderoli, che poteva essere liquidata in dodici ore, delle insofferenze di Matteo Renzi verso il Pd e viceversa, della capacità di Angelino Alfano di reggere tre ruoli, cioè vicepremier, ministro dell’Interno e segretario del Pdl (perché esiste ancora il Pdl e poi segretario de che, tanto lo sanno tutti che là decide solo uno?).
E in tutto questo baillame di fuffa, i soloni che hanno in mano le redini di un Paese che non esiste più cercano di preannunciare una timida ripresa prossima ventura a cui non crede quasi nessuno, probabilmente nemmeno loro.

La discrasia è evidente: da una parte abbiamo la gran parte dei cittadini e delle imprese che cercano di non rimanere sotterrati sotto un crosso devastante e dall’altro abbiamo una politica che parla d’altro perché, ovattata dentro un andazzo che reputa eterno, nemmeno compie lo sforzo di capire cosa sta succedendo nella pancia del Paese.
Anzi, non sapendo come fare a risolvere i problemi veri, mettono in campo quelli finti con la complicità del circuito mediatico. Bisognerebbe che un giorno non tanto lontano tutti si risvegliassero senza più la poltrona dove appoggiare il proprio culo flaccido. 
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