Italiano medio

Creato il 06 febbraio 2015 da Nehovistecose

Regia di Maccio Capatonda [Marcello Macchia]

con Maccio Capatonda [Marcello Macchia] (Giulio Verme), Herbert Ballerina [Luigi Luciano] (Alfonzo), Lavinia Longhi (Franca Solidale), Rupert Sciamenna [Franco Mari] (Cartelloni), Barbara Tabita (Sharon), Ivo Avido [Enrico Venti] (Pippo/Tamarro), Gabriella Franchini (Rita Levati Mocassini), Nino Frassica (Primario).

PAESE: Italia 2015
GENERE: Comico
DURATA: 100′

Vegano e animalista, fan del macrobiotico e dell’ecosostenibile, l’operatore ecologico Giulio Verme ingoia una pillola che lo porta ad usare soltanto il 2% del cervello. Diventa cafone, ignorante, malato di sesso e menefreghista, tivù dipendente e bugiardo, in poche parole, l’italiano medio.

Primo film del comico televisivo Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, che dal fulminante esordio con la Gialappa’s (chiunque ha visto almeno uno dei suoi impagabili finti trailer) ha ottenuto successi e consensi un po’ dappertutto, dalla radio alla tv al web. Immancabile dunque il debutto sul grande schermo. Il film è – ovviamente – l’ampliamento di un trailer (forse solo Rodriguez con Machete aveva sinora fatto qualcosa di simile), che di questo film aveva già il titolo e la geniale, politicamente scorretta idea di base: un uomo ingerisce una pillola che gli fa usare solo il 2% del cervello (è una parodia rovesciata di Limitless con De Niro e Bradley Cooper, in cui quest’ultimo arriva ad usarne il 100%) e si ritrova ad essere l’italiano medio. Benissimo, sulla carta tutto perfetto. Nella pratica, invece, no. Capatonda non è il primo a cadere nella tipica trappola del comico televisivo che passa al cinema (trama esile che avanza accumulando sketch invece che scene), ma fin li lo si potrebbe ancora perdonare: abbiamo perdonato tanti che ci sono caduti, da Aldo, Giovanni e Giacomo ad Alessandro Siani.


No, i problemi di questo film sono altri, e – almeno i più grossi – sono due, uno formale e uno umoristico: formale non tanto per l’assenza di belle immagini o di uno stile (se questo fosse un GROSSO problema, il 70 % dei film che escono oggi sarebbe da demolire), quanto per l’incapacità del regista di rispettare i tempi comici del cinema, ben diversi da quelli televisivi (e infatti il trailer funzionava, il film no); umoristico perché, sinceramente, è un film che non fa ridere: le battute sono strasentite, la satira non punge, l’umorismo è quasi tutto a base di scoregge e parolacce (basti dire che il tormentone del film è la parola “scopare!” ripetuta un centinaio di volte), il finale è di un qualunquismo desolante, persino la comicità nonsense e grottesca, punto forte di Maccio e compagni, è banale e ridondante (non si potevano proprio trovare nomi un po’ migliori di Rita Levati Mocassini e Roberto Salviamolo? Questo è umorismo da bambini della scuola materna – anzi, da italiano medio). Insomma, il film sull’italiano medio deride l’italiano medio col tipico umorismo che piace all’italiano medio. E infatti è proprio l’italiano medio ad averne decretato lo straordinario successo. Che sia un machiavellico piano di Capatonda per dimostrarne la stupidità? Vedrete che qualche critico tirerà fuori anche questa. Noi, comunque, continuiamo a sostenere che sia un brutto film. Anzi peggio: un’occasione mancata, perché Maccio il talento ce l’ha. Camei di Nino Frassica, Raul Cremona e dei giornalisti Andrea Scanzi e Pierluigi Pardo.



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