Magazine Diario personale

Kiss them goodbye

Da Valentina

Giovedì sera ho guardato l’ultimo episodio delle Desperate Housewives.

E sì, ho versato qualche lacrimuccia.

Anche se il suo è una sorta di “finale aperto“, quello dell’ultima puntata è uno sguardo complessivo sul passato e sul futuro di Wisteria Lane, senza dimenticare alcuno e con continui riferimenti alla prima stagione, dove è cominciato tutto. L’ottava stagione è fatta apposta per essere l’ultima: è curata, apprezzabile a pieno solo se si è seguita l’intera vicenda dall’inizio della storia e incentra l’importanza sui legami sentimentali che esistono tra le protagoniste: più di una volta mi è venuto in mente “Piccole Donne” mentre guardavo le puntate, specialmente in scene che vedono le quattro amiche intorno ad una poltrona; chi seduta sui braccioli, chi sulla seduta, chi appoggiata allo schienale. Mi ha sorpreso piacevolmente: le ultime stagioni non mi erano piaciute un granché, parevano tirate via, giusto per dare qualcosa in pasto ai telespettatori e a mandare avanti la barca. Questa invece è ricca di colpi di scena e spesso e volentieri mi ha costretto a fare intere maratone pomeridiane/serali, incuriosita com’ero dal finale del singolo episodio.

Ricordo che la prima volta che mi avvicinai alle casalinghe disperate ero a Firenze, nel convitto con le altre ragazze. In realtà lo guardavano loro, io mi avvicinai distrattamente e distrattamente lo bollai come uno dei soliti telefilm per donnicciuole. Quando poi lo guardai più attentamente qualche tempo dopo mi accorsi di quanto intelligente, attuale e sensibile sia questa serie. E di quanto S. avesse ragione nel dire che è fatto per le donne: loro vincono, sempre.

Kiss them goodbye

Kiss them goodbye.


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