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Kurt Cobain e la Generazione “X” diventano un fumetto

Creato il 01 aprile 2014 da Egosistema

Kurt Cobain

Il 5 aprile 1994 il leader dei Nirvana si suicidò nella sua casa di Seattle. Morì dopo 27 anni di vita difficile: i farmaci presi fin da bambino per l’iperattività, il divorzio dei genitori e l’allontanamento da casa da parte della madre, l’abbandono della scuola nel 1985 e l’incontro con le droghe che, dal 1982, peggiorò sensibilmente fino alla dipendenza da morfina ed eroina. Venne anche arrestato nel 1986 ad Aberdeen per  “vandalismo” dopo aver scritto su un muro “God is gay” e “Homosex rules”, cosa che gli costò 30 giorni di carcere e 180 dollari di multa.

Fin da piccolissimo dimostrò una grande predisposizione per la musica. Iniziò lo studio del pianoforte a quattro anni e passò successivamente alla chitarra, suonandola da mancino.

La svolta arrivò nel 1987, quando fondò i Nirvana con Krist Novoselic.  Non fu un inizio sfolgorante, ma nel 1989 registrarono Bleach e la loro fama cominciò a diffondersi. L’arrivo di Dave Grohl, nel 1990, segnò il vero punto di svolta: i Nirvana registrarono Nevermind l’anno successivo. É un album duro ma poetico, che miscela punk e hard rock. Il primo singolo dell’album, Smells Like Teen Spirit, è sicuramente quello che ha avuto più successo nella carriera della band, ed è tutt’ora considerato uno dei più importanti nella storia del rock.

La stessa canzone fu anche utilizzata come inno della Generazione X. e Cobain ne divenne presto il simbolo. Probabilmente non avrebbe voluto esserlo,  forse non gli importava.  Si dice che quella generazione raccogliesse ragazzi senza un’identità sociale ben definita e per la quale il futuro era un’incognita (per questo “X”). Erano giovani apatici, pessimisti,  senza valori, atei o deisti, scettici e cinici. Eppure è stata la generazione più intraprendente dal punto di vista tecnologico della storia europea ed americana. Quale genere migliore del Grunge? Quale città migliore di Seattle? All’epoca era la città con il più tasso alto di suicidi d’America, con una storia di serial killer e dove si è sempre fatta musica dal vivo, specialmente rock. In fondo lì era nato Jimi Hendrix! E fu qui che crebbero i Nirvana, nella sua scena underground e grunge. 

Il successo di Nevermind fu incredibile e Cobain, che non si sentiva una rockstar, ne risentì. Il matrimonio con Courtney Love e la nascita della figlia, inoltre, avevano finito per concentrare ancora di più l’attenzione su di lui.  I Nirvana pubblicarono poi l’album In Utero, altro successo.

Cobain intanto era in piena dipendenza da eroina. Nel 1994 decise di andare in riabilitazione in un centro specializzato, ma saltò il muro di cinta dopo meno di una settimana e tornò a Seattle. Una settimana dopo venne trovato morto, e i Nirvana si sciolsero.

Al di là di tutti i misteri che ancora avvolgono la sua morte Kurt Cobain esercita un certo fascino, e non solo per la sua aria da ragazzo ribelle. Si sentiva a proprio agio solo un palcoscenico ed ha fatto di tutto per arrivarci. Non lo fece per la gloria, ma perché era la cosa più giusta per sé ma è rimasto schiacciato da qualcosa più grande di lui.

Per ricordarlo il 9 aprile uscirà nelle librerie il fumetto “Nevermind” di Tuono Pettinato (pseudonimo di Andrea Paggiaro), edito da Rizzoli Lizard: lo trovate QUI. Questa graphic novel era già stato annunciata su Facebook con la pubblicazione di quattro tavole il 20 febbraio, giorno di nascita di Kurt:  si tratta di una storia a fumetti  in bianco e nero in cui troveremo non solo la rockstar, ma anche il Kurt bambino e ragazzo.  Vedremo un bambino allegro e spontaneo che cerca “Boddah”, il suo amico immaginario che vorrebbe una famiglia unita e felice;  e un adolescente sempre fuori posto in perenne fuga dalla realtà in cui si trova per raggiungere un sogno.

Segno che un mito non scompare a vent’anni dalla morte, ma è ancora fonte di ispirazione.


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