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L’albero

Da Fabry2010

L’albero

L’ALBERO

Di Yari Selvetella

 

Che cosa ci faceva

l’albero di gelsi bianchi

nella mia borgata

uno solo nel campo

di soli cardi di calcinacci erbacce

qualcuno (chi era stato, uno di noi ragazzini)

disse che i frutti

-   nell’estate trasparente

potevamo prenderli e mangiarli

verdognoli fili annodati

polpa tosta

ma erano buoni

o un veleno tra gli altri

-   nell’estate avvelenata

già da polveri e bolidi

Era stato forse qualche manovale

con la faccia puntata

da gocce di nostalgia – schizzi di calce –

o forse solo un vento insistente

del sud un sud lontano

un vento fiero di volontà

a trascinare un germoglio

proprio nel centro del campo

al centro della mia borgata

dove poche cose germogliavano

Eravamo quattro

Elias il negro

Massimo Ciccio

il figlio biondo del falegname

e io

poi mio fratello piccolo

lo tenevo per mano

Fu lui che strappò un ramo

separò la foglia dal frutto

e masticò ridendo

– com’è dolce disse

e mangiammo tutti quanti

confetti zuccherini

semi siciliani

spogliammo quell’albero

in fretta

guardandoci infine in cagnesco

per l’ultimo boccone

già l’addome ci doleva

Ce ne andammo a piedi

invidiando motorini

c’erano incendi

-   nell’estate bianca

campi secchi che ardevano

e strepitavano

Che l’albero bruciasse

lo temevamo andandocene

ma andammo comunque

ci piaceva allora

quel fuoco

prometteva che il domani

era l’unica via possibile

era già il passato dolcissimo

che ci mordeva la pancia

 

[Foto di Max Botticelli]



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