Magazine Diario personale

L’egoismo non porta lontano

Da Antonio

Un giorno una vecchia signora morì e subito gli angeli addetti al caso si misero all’opera. Uno di loro seguì il funerale e prese nota che ben poca gente la stava accompagnando all’ultima dimora terrena e, ascoltando i discorsi bisbigliati da quello sparuto gruppo, annotò che nessuno aveva giudizi particolarmente favorevoli su di lei. Un altro prese il contenitore dei ricordi e cercò alacremente le impronte lasciate dai gesti amorevoli e quelle lasciate dai gesti sgarbati: ne risultò una sconfortante preponderanza di questi ultimi. Il terzo infine si intrufolò nella mappa della vita di chi l’aveva conosciuta per misurare se, agendo con generosità o egoismo, avesse avuto un’influenza su di loro e il panorama, anche questa volta, non fu certamente incoraggiante. Infine i tre angeli si riunirono per un rapido consulto e l’unica cosa che trovarono a favore della vecchia signora fu una pagnotta, regalata un giorno a un mendicante.

Presero quindi la pagnotta come prova a favore, confidando sul fatto che anche un solo gesto concreto di generosità può essere molto importante. Avrebbero comunque portato ogni cosa davanti al giudice preposto a quella sentenza, perché spettava a lui l0ultima parola. Si recarono quindi dalla defunta che, ancora spaesata dalla nuova situazione, stava aspettando qualcuno che andasse a prenderla.

«Beh, e adesso cosa facciamo?» chiese la donna indispettita dall’attesa.

«Ci aspetta il tribunale per il giudizio sulla tua vita terrena» risposero gli angeli.

La vecchia signora cominciò a ripercorrere velocemente gli anni trascorsi, facendo emergere l’inquietante dubbio che forse molte occasioni per comprendere erano andate sprecate, ma ormai il tempo era scaduto e ciò che era stato non poteva più essere cambiato.

Giunti al tribunale, gli angeli guidarono la donna in una delle innumerevoli stanze, dove un vecchio signore dal volto bonario stava seduto dietro un’immensa scrivania piena di mappe della vita, di scatole di ricordi, di cartelle nelle quali erano racchiusi a bizzeffe ogni sorta di pensieri ed emozioni. Senza contare i cartoni delle giustificazioni che parevano scoppiare tanto erano stati stipati.

Gli angeli consegnarono il risultato delle loro ricerche e il giudice esaminò ogni cosa con grande attenzione, poi si alzò e uscì dalla stanza. La donna certo non sapeva che nella stanza accanto si trovava l’immenso libro in cui si poteva consultare il tempo passato e quello futuro, giacché in quelle pagine tutto era presente. Rientrato, il vecchio giudice si fece portare la pagnotta regalata al mendicante e gliela consegnò. Come per magia, non appena l’ebbe presa, la donna cominciò a salire verso l’alto.

Siccome era passato troppo poco tempo dalla morte del corpo, i pensieri non avevano ancora abbandonato l’anima della vecchia e così cominciarono immediatamente a renderla tronfia e compiaciuta del gesto fatto verso quel povero che, in verità, lei non ricordava neanche più.

Mai avrebbe immaginato che una pagnotta, data con noncuranza, l’avrebbe salvata e portata verso l’alto come trainata da un filo invisibile. A un tratto, dietro di lei, comparve un uomo emaciato e malvestito che si attaccò alla sua veste e fu sollevato con lei, poi un’altra persona si aggrappò a sua volta al povero e poi un’altra e un’altra ancora, fino a formare una lunga fila in salita verso il Paradiso.

L’anima della vecchia signora, tutta intenta a rallegrarsi con se stessa, in un primo momento non si accorse nemmeno di quel codazzo che si portava appresso. Poi, d’un tratto, ricordandosi della terra e della sua vita, ebbe un attimo di smarrimento, si voltò e vide tutte quelle persone che salivano in Paradiso approfittando di lei. Ne fu assai contrariata e, agitando il lembo della veste con una mano, gridò irritata: «Andate via, la pagnotta appartiene solo a me!». Nel fare quel gesto il pane le sfuggì di mano, ricadendo velocemente in basso e portando con sé la donna con tutto il suo seguito. In quello stesso attimo il vecchio giudice scosse tristemente il capo, pensando alle preziose occasioni offerte dall’amore divino e non comprese. Aprendo il suo voluminoso libro, in fianco al nome della donna, scrisse con cura un’annotazione: «Il male che avvolge la terra è la pretesa che anche una sola piccolissima cosa possa appartenere all’uomo».

[Leggenda popolare spagnola]



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