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L'endorsement di Romano Prodi

Creato il 20 febbraio 2013 da Mirkospadoni

C’è un’usanza, solitamente yankee, che i politici nostrani dimostrano di apprezzare moltissimo: l’endorsement, pratica che consiste nell’annunciare pubblicamente di appoggiare un candidato piuttosto che un altro.E’ sì, perché dopo Giorgio Napolitano, che dagli Stati Uniti aveva “invitato” gli elettori e i partiti italiani a non liquidare quanto fatto da Mario Monti nei suoi tredici mesi di governo, è giunta l’ora di Romano Prodi.Andiamo però con ordine: domenica scorsa, l’ex premier è intervenuto ad un comizio del Pd a Piazza Duomo a Milano. Salito sul palco, l’ex presidente dell’Iri si è lasciato andare, elogiando la “serietà” di Bersani e ricordandogli che tra una settimana il centrosinistra abbandonerà le piazze per prendere il comando del Paese. Sempre domenica poi, il professore bolognese ha rilasciato un’intervista al Sole24 Ore. Ma qui è un Romano Prodi diverso, è quello “che vuole lanciare un fondo internazionale per lo sviluppo del Sahel, la lunga fascia che attraversa l'Africa, dalla Mauritania alla Somalia, aree tra le più povere e instabili al mondo” e per farlo gira di nazione in nazione a “chiedere la carità” per questa “umanità dolente”. Dopo questo breve excursus sul suo nuovo ruolo, Prodi si ricorda però della campagna elettorale in atto nel Paese e torna alle sue origini: “Spero che dal voto venga fuori una netta affermazione del Pd e della coalizione di centro-sinistra così da assicurargli la responsabilità di governo”. Ma questi non sono gli unici due casi, perché anche qualche giorno prima Romano Prodi si era prodigato, questa volta con un video in occasione dell’incontro elettorale all’Europauditorium di Bologna, a incitare l’attuale segretario del Pd. “Bisogna vincere alla grande – aveva detto -. Non un pochino. Vincere un pochino, lo sai benissimo, provoca rischi”.Ora, qual è il problema se l’ex presidente del Consiglio decide di intervenire ad un comizio del Pd o di dire nel corso di un’intervista per chi fa il tifo a queste elezioni, diranno in molti. Nessuno, diranno altri. Ma non noi. Perché il problema sta nell’incarico che Prodi attualmente ricopre, quello di inviato speciale dell’Onu nel Sahel. Un incarico di prestigio agli occhi di alcuni e che impone a Prodi severe regole a cui attenersi. Ma che di fatto, tutto coinvolto nella campagna elettorale come era e com’è, non ha osservato. In particolare, Romano Prodi non ha rispettato il paragrafo 44 del documento Onu (ST/SGB/2002/13), che impone il codice di condotta per funzionari e incaricati, secondo cui: “E’ necessario per i funzionari internazionali esercitare discrezione nel proprio supporto a una campagna o a un partito politico”, e non “accettare o sollecitare finanziamenti, scrivere articoli, fare discorsi pubblici o rendere dichiarazioni alla stampa”.I funzionari dell’Onu devono, si legge ancora al paragrafo 1.2 F, “evitare ogni azione e, in particolare, ogni tipo di dichiarazione pubblica che potrebbe ripercuotersi negativamente sul loro status, o sull’integrità, indipendenza e imparzialità che sono richieste da quello status”.Insomma, questa campagna elettorale sembra essere troppo importante per Prodi. Tanto importante da fargli dimenticare i suoi obblighi verso il suo nuovo datore di lavoro.

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