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L’hotel di Henry Howard Holmes

Creato il 22 ottobre 2013 da Narratore @Narratore74

Questo articolo fa parte della serie di post dedicati al concorso Marvellous Hotel

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Henry Howard Holmes, vero nome Herman Webster Mudgett, è considerato ancora oggi il più prolifico serial killer che gli Stati Uniti abbiano mai conosciuto.
Si contano all’incirca (il numero preciso è impossibile da definire) dai 70 ai 100 delitti, anche se il numero varia da studio a studio. Lo stesso Henry, dal carcere, ammise di aver ucciso più di 200 persone, un numero che però non è mai stato possibile confutare.

Vissuto nell’ottocento, è da sempre considerato un killer atipico. Nato in una famiglia agiata, senza problemi economici, non ha subito, come invece altri nomi famosi tipo Ed Gain o Lee Lucas, un’infanzia tormentata. Al contrario, la sua fu un’adolescenza tranquilla, priva di abusi o torture di qualche genere.
Non si fece però mancare il sadismo verso piccoli animali e il sogno di diventare un dottore.

Possedeva una passione viscerale per le truffe (una di queste gli costò l’espulsione dalla scuola), passione che maturò fino a quando non commise il suo primo delitto.
A questo ne seguì un altro, una donna, proprietaria di una farmacia, a cui Henry disse che le avrebbe curato il marito malato in cambio della gestione della farmacia stessa. Il risultato fu che, dopo aver avvelenato il marito, uccise anche la donna, facendone sparire il corpo.
Nel periodo successivo, grazie ai guadagni di una serie di frodi ben riuscite, fece costruire il suo Castello.

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Qui arriviamo alla parte più intrigante di tutta la storia.
Il Castello, chiamato così per l’imponenza della sua struttura, era un enorme edificio a tre piani. Il pianterreno era riservato at attività commerciali (una farmacia, una lavanderia, svariati negozi e l’ingresso dell’hotel) mentre i piani superiori erano stati adibiti a camere, che Henry affittava a turisti e gente di passaggio.
Ed è proprio l’hotel la parte più distorta di questo suo progetto.

Trappole mortali, una geometria atipica, con passaggi stretti, corridoio che finivano contro pareti, botole , pareti scorrevoli e trappole degne di una casa degli orrori.
Era così che Henry uccideva le sue vittime, un sistema che non venne scoperto se non due anni dopo.

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Stanze che nascondevano camere a gas, una vasca di acido in cantina per liberarsi dei corpi, un forno crematorio…
Henry amava spiare i suoi ospiti, mentre decideva come ucciderli e in che modo si sarebbe liberato dei loro corpi. Anche la mancanza di finestre serviva allo stesso scopo, distorcere e straniare gli occpuanti, affinché non capissero cosa gli stava accadendo.
Pare che uno dei motivi di tanta follia fosse il denaro, visto che Henry, dopo aver ucciso le sue vittime, le scarnificava e rivendeva gli scheletri all’università.
A scopo di studio, diceva…

Venne arrestato il 17 novembre del 1894 mentre stava per lasciare gli Stati Uniti, diretto in Europa. Fu il primo e solo arresto, visto che fino a quel giorno i continui cambi d’identità e gli spostamenti ne resero impossibile il rintracciarlo.
Durante il processo gli vennero attribuiti 4 omicidi, che aumentarono a 27 dopo una sua confessione. La polizia, in ciò che rimaneva del Castello, ritrovò all’incirca 150 scheletri, anche se il numero reale è imprecisato visto che molti non fu possibile recuperarli perché o dissolti nell’acido o talmente carbonizzati da essere irriconoscibili.

Quello che ora sorge al suo posto...

Quello che ora sorge al suo posto…

Il Castello divenne una meta ambita per turisti e curiosi, anche dopo il secondo incendio che lo rase al suolo.

Venne condannato all’impiccagione, e morì la mattina del 7 maggio 1896, dando pace alle centinaia di vittime che avevano subito la sua follia.

Aveva solo 36 anni…


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