Siamo a #79 femminicidi. L’ultimo contro una ragazza di 26 anni uccisa a forbiciate dal marito perché sospettava un tradimento. Pochi giorni fa era successo questo. Fa rabbia sapere che la maggior parte dei femminicidi potevano pure essere evitati poichè la maggior parte delle vittime aveva già denunciato!
Le forze dell’ordine dov’erano quando una di queste donne aveva segnalato maltrattamenti in famiglia?
Immaginiamoci Carabinieri e poliziotti invitare cortesemente queste donne a tornare a casa come se nulla fosse accaduto o donne che chiamavano il 112 o 113 senza vedere alcuna volante arrivare a casa o il proprio parroco consigliare di non denunciare ma perdonare il proprio marito ed essere pazienti.
Eppure ci sentiamo tanto appartenenti all’Europa, ci sentiamo occidentali, europei appartenenti ad un mondo che nemmeno ci somiglia, perchè nessun paese occidentale si rifiuterebbe di aiutare una donna che vuole sottrarsi da una storia violenta (l’Onu ha presentato un recente rapporto sul femminicidio in Italia).
Da noi succede perchè dietro il nostro Paese c’è tutto un immaginario femminile distorto, un modello di donna sottomessa propagandato da tutti i mezzi di comunicazione sopratutto dai media mainstream e da un ”marketing letterario” prettamente maschilista perché come ben sapete l’editoria è in mano a uomini e per giunta anche maschilisti e non c’è nemmeno speranza di cambiare le cose perché le quote rosa come tutte le leggi a favore della parità tra uomo e donna sono state di nuovo bocciate dal Senato.

In questi giorni viene venduta in edicola questa edizione di “Panorama” che come gran parte dei media italiani celebra il culo della sottomissione femminile come indice di libertà e felicità di quest’ultima. Questa specie di propaganda avviene spesso nei paesi di regime talebano dove fin da bambina ti addestrano bene ad essere una buona moglie sottomessa, ma avviene anche in Italia.
Cosa vi aspettate? Pensate che una donna sottomessa possa permettersi il “lusso” di denunciare una violenza o cercare un lavoro per essere indipendente? Certo che no, perché una donna sottomessa non deve denunciare, ma subire a testa bassa quello che le impone il partner, aderire passivamente ad un rigido modello sociale e mai reclamare ogni sorta di pari dignità. Infatti è proprio così, perché se spogliate Panorama vi troverete davanti a modelli femminili che si dividono tra calendari sexy, mogli di casa o semplicemente donne che mai reclamerebbero parità ma rifiuterebbero le quote rosa e la rappresentanza politica.
Una donna vittima di violenza non verrà mai ascoltata quando denuncia perchè il sistema la vuole sottomessa. Siamo a tali livelli infimi che lo stalking viene reputato come corteggiamento, allora gli stessi giornali di destra pubblicano articoli deliranti sul legame tra stalking e letteratura romantica e prime pagine denigratorie contro donne di potere perché esteticamente poco attraenti.
Ma non vi illudete che i giornali di sinistra siano esenti da questa rappresentazione malata della donna e del rapporto tra uomo-donna perché non è così. Non ci sfuggono interi articoli che descrivono i femminicidi come “moventi passionali” dettati dal troppo amore, interi articoli che parlano di donne solo in base alla propria taglia di tette o al ruolo di madre.
Tre giorni fa ho comprato una copia di La Repubblica e con grande angoscia ho trovato interi inserti pubblicitari pieni zeppi di bambine piccole truccate e ammiccanti. Sottomesse sin da piccole, perché l’oggettivazione sessuale è una forma di sottomissione ad un immaginario collettivo che vuole vederti unicamente imprigionata in un ruolo prestabilito dove l’unica qualità è essere solo attraente e accessoria all’altro sesso.
E volete che in immaginario in cui la donna dev’essere sottomessa non si consumino stupri, femminicidi e violenze domestiche?
Allora c’è poco da girarci intorno: è un problema culturale e come tale va estirpato alla RADICE. Sapete infatti qual’è la reazione dell’immaginario collettivo quando una donna viene stuprata, picchiata o uccisa?
Da una parte è un problema di sicurezza pubblica (se avviene fuori le mura domestiche), o sono problemi privati (perché la famiglia non si tocca) o è colpa della mal capitata che con il suo atteggiamento provocatorio ha fatto di tutto per esporsi alla violenza!
Perché non dimentichiamoci che ancora questo è un paese che divide le donne in “sante” e “puttane”, dove proprio a causa di questo le donne hanno poco peso sociale e i ruoli sono ancora ancorati a pochi modelli prestabiliti da una società patriarcale che ci strumentalizza, arrivando addirittura a poter disporre dei nostri corpo e delle nostre vite come se non fossero nostri, in nome di una sottomissione a cui dobbiamo liberarcene.
Consiglio alle donne di strappare i giornaletti che danno consigli del genere, di infischiarsene di quello che vi dicono le mamme e le nonne che non hanno avuto la fortuna di assistere all’emancipazione delle donne in questi ultimi anni o quelle che hanno vissuto in contesti dove non è stato possibile. Andate avanti, non date retta a nessuno e a niente perchè ci vogliono costruire le gabbie.





