Magazine Attualità

L’ultimo intervento di Papa Francesco

Creato il 21 maggio 2013 da Retrò Online Magazine @retr_online

L‘ultimo intervento di Papa Francesco riporta nuovamente l’attenzione su cosa – a tutti gli effetti – debba essere oggi l’obiettivo e, al

Il discorso di Papa Francesco

Foto Presidência da Republica/Roberto Stuckert Filho, licenza CC BY

contempo, l’elemento su cui convogliare i propri sforzi in un periodo di profonda crisi socio-politica, culturale ed umana. Per l’occasione lo stesso Pontefice ha ricordato un passo ebraico relativo al cantiere della Torre di Babele, dove si legge “Se cadeva un mattone era un dramma, se cadeva un operaio non succedeva niente”. Un’esortazione in pieno stile, dunque. Una lezione di vita rivolta ai movimenti cattolici, ma in linea generale a tutti gli uomini.
Dopo aver citato il passo, il Papa si è poi soffermato sul significato autentico di quelle parole e sulla loro terribile attualità: “Questo succede oggi -ha spiegato- Se calano gli investimenti nelle banche, è considerato una tragedia, ma se la gente muore di fame non succede niente”. Verrebbe da chiedersi dove sia finito allora il buon senso, il lume della ragione, o per quale motivo – subdolo – sia stato col tempo pervertito. L’obiettivo stesso del pontificato di Francesco, in fondo, è controcorrente rispetto a quella mentalità. “La testimonianza di una Chiesa povera e per i poveri”. Ha poi continuato dicendo: “Questa è una crisi dell’uomo, che distrugge l’uomo. Nella vita pubblica, politica se non c’è l’etica tutto è possibile, tutto si può fare. Allora vediamo, leggiamo i giornali come la mancanza di etica nella vita pubblica fa tanto male all’umanità intera”.
“È il mondo che va allo sfascio” avrebbe detto qualcuno a suo tempo, ma intanto quest’assenza incontrastata di un’etica che operi sulla politica dei Paesi sta conducendo lentamente a subordinare l’uomo alla ferrea logica del denaro, spesso latrice di immoralità.
L’attenzione orientata alle condizioni attuali del mondo e degli uomini è stata frutto di una delle quattro domande rivolte al Papa durante la Veglia di Pentecoste in Piazza San Pietro, in cui il Francesco, forte del proprio animo umile, ha risposto con lucidità e limpidezza di cuore. Un’occasione che ha visto in Piazza San Pietro oltre 200mila fedeli, fra associazioni, comunità e movimenti cattolici. E il Pontefice ha così ancora aggiunto: “La Chiesa, quando diventa chiusa, si ammala, [deve] uscire da se stessa. […] Se uno va fuori, come quando va in strada, può succedere un incidente, ma io vi dico che preferisco mille volte una Chiesa incidentata, che una Chiesa malata di chiusura”. In queste parole riaffiora in un certo senso l’eco di Giovanni Paolo II, quando disse: “Spalancate le porte a Cristo!”. Almeno questo oggi sembra di doversi comprendere dall’esortazione del nuovo Pontefice: il Cristo da ricercarsi è sulle strade del mondo, non dentro le case, rinchiusi nel proprio universo. Non basta più soltanto la preghiera, dunque, ci vuole l’esercizio, il sacrificio, l’essere in mezzo ai malati, ai sofferenti, ai bisognosi, proprio come lo fu a suo tempo lo stesso Cristo nella sua vita di uomo.
Così, ai movimenti cattolici Papa Francesco, nel suo discorso, ha ancora ricordato: “La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata né un’Ong”. “Ci sono più martiri della Chiesa oggi che all’inizio della sua storia”, e dopo aver detto ciò, con parole commosse, nel ricordo delle tradizioni più umili, ma che al contempo sono la testimonianza della più pura fonte di fede cristiana, ha ricordato: “Nonna ci insegnava il catechismo, ci portava alla processione delle candele. È stata lei ad avermi dato il primo annuncio cristiano”.

Articolo di Stefano Boscolo.


Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog