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La crisi blocca la terza trasformazione economica di milano

Da Maurizio Picinali @blogagenzie

Una crisi indotta – derivante dall’Unione Europea e dal Paese –, diversa quindi
da quella del 2007-2008, ha colto Milano e la Lombardia nel pieno
della trasformazione da terziario avanzato a produttivo di alta e
media tecnologia.Per completare tale trasformazione, la terza nel dopoguerra, ( dal produttivo-industriale ai servizi e successivamente al terziario avanzato ) c’è bisogno di risorse pubbliche e private, cioè di Stato e di banche.Lo Stato è soffocato dal debito pubblico, le banche spesso non sono in grado di capire l’immaterialità della conoscenzaprodotta dalla ricerca (la Lombardia conta 16 incubatori d’impresa e 6 parchi tecnologici); private equity e venture capital sono marginali(solo 1,2 mld di euro investiti nello sviluppo e nell’innovazione delle imprese lombarde) e sono spesso visti con diffidenza.Così la grande trasformazione che potrebbe riportare la Lombardia al vertice delle regioni trainanti d’Europa – Fiandre, Rhone-Alpes e Baviera – segna il passo.Un rischio, per la regione e per il Paese.LA CRISI BLOCCA LA TERZA TRASFORMAZIONE ECONOMICA DI MILANO
Perché, come è stato detto in Assolombarda alla presentazione del rapporto della Banca d’Italia sull’economia in Lombardia a personalità del mondo economico e istituzionale (notati, tra gli altri, il presidente del tribunale di Milano Livia Pomodoro, il prefetto di Como Michele Tortora, il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici) da qui viene l’input per l’intero Paese, oltre il 20% del Pil e l’esportazione in crescita anche in questi tempi grami.Una crescita che comunque non compensa il calo dei consumi interni.Questa è la cornice di un quadro ricco di cifre e di dati, che il Rapporto divide in due macrosettori: imprese e persone.Cominciamo dall’esportazione che – stupore ! ma si tratta di un indicatore non dell'andamento economico bensi solo del trend delle aziende maggiormente strutturate per lavorare sull'estero – registra vistosi segni più, sia pure in rallentamento, nonostante la crisi: +10,8% nel 2011 con un + 44,5% verso i Paesi extra UE, e il trend positivo continua anche nei
primi mesi del 2012; ma sempre al di sotto di altre regioni europee.
Per contro, la produzione complessiva si è contratta, così pure gli investimenti, tornati al di sotto dei livelli 2005.Al massimo, rispetto all’Italia, i fallimenti delle imprese.
Male quanto riguarda le persone: la disoccupazione è salita al 6,9% (oltre il 7% nei primi mesi 2012) pur restando più contenuta rispetto alla media nazionale (oltre il 10% quest’anno); flessione nei consumi delle famiglie; forte contrazione dei prestiti bancari.
Le famiglie lombarde comunque contano su una ricchezza pari a 4,3 volte il reddito che sale a 8 volte se si comprendono gli immobili.
Per questi ultimi continua ad andare male: il settore costruzioni è in crisi strutturale (meno 3,3% in totale e meno 2,7% il residenziale).Ciò fa dire al presidente di Assoedilizia Colombo Clerici che, se non ci saranno correttivi alla tassazione del settore (vedi IMU e Irpef) e incentivi, le difficolta' del comparto continueranno a rendere difficile la ripresa economica in Lombardia e nel Paese.I lavori sono stati aperti da Antonio Colombo, direttore generale di Assolombarda; si sono susseguiti Giuseppe Speranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia; Alessandra Mori e Paola Rossi, divisione analisi e ricerca economica della Banca d’Italia; mentre ad
Anna Maria Tarantola, vice direttore generale dell’Istituto è toccatala relazione principale, seguita ds Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda e da Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.A margine della cronaca. Anna Maria Tarantola ha lasciato per un certo periodo il tavolo dei relatori per “rispondere a una importante telefonata”: qualcuno ipotizza che si trattasse della chiamata del premier Monti ad assumere la presidenza della Rai.direttamente da colombo clerici a [email protected]


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