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La crisi di governo resta irrisolta

Creato il 10 novembre 2013 da Informazionescorretta

di: Marianne Arens, Peter Schwarz – World Socialist Web Site -

Questo articolo è stato precedentemente pubblicato in inglese il 7 novembre 2013

letta
Pur essendo sopravvissuto a un secondo voto di sfiducia ad inizio ottobre, il governo del Primo Ministro Enrico Letta inciampa su una crisi dopo l’altra.

Per ridurre il deficit di bilancio al di sotto del limite del 3 per cento del Prodotto Interno Lordo (PIL) prescritto dall’Unione Europea (UE), Letta sta spietatamente attaccando i lavoratori. Le sue dimissioni farebbero precipitare l’euro e l’Unione Europea in una nuova tempesta.

In articoli pubblicati la scorsa settimana su sei quotidiani europei, il primo ministro ha fatto appello alle classi dirigenti di tutta Europa a stare insieme e opporre con vigore il sorgere di partiti e movimenti populisti nell’UE. Se questi partiti vincessero più di un quarto dei voti alle elezioni europee del maggio 2014, questo sarebbe “un grosso problema”, ha scritto. Conseguentemente ci si troverebbe a fare i conti con “il più anti-europeo Parlamento europeo della storia”.

Mentre Letta allude principalmente ai partiti di destra, come il Fronte Nazionale francese e l’italiana Lega Nord, è particolarmente preoccupato per la crescente opposizione fra la popolazione all’austerità della UE. Letta esige un rafforzamento delle istituzioni della zona euro, che non sono soggette ad alcun controllo democratico, contro la crescente opposizione popolare, per continuare le misure di austerità. Recentemente ha scritto “Avremmo bisogno di un ministro permanente dell’Economia dei 18, di politiche economiche a 18, di un bilancio, di un’istituzione che ci unifichi”.

In Italia, le misure di austerità attuate da Letta e dai suoi predecessori, Mario Monti, Silvio Berlusconi e Romano Prodi, hanno innescato una profonda recessione.

Nel mese di settembre il livello ufficiale di disoccupazione in Italia si attestava al 12,5 per cento.

Tuttavia,secondo l’Ufficio di Statistica ISTAT, circa il 20 per cento, ovvero 6 milioni di persone, sono senza lavoro. In aggiunta ai 3,2 milioni registrati come “in cerca di lavoro”, ci sono altri 3 milioni di persone definite “inattive”, sono coloro che non possono dimostrare di aver attivamente cercato lavoro nel mese precedente.?Ulteriori 200.000 persone sono alla ricerca di lavoro a tempo pieno, ma si devono accontentare di un lavoro part-time.

I giovani tra i 15 e i 24 anni sono tra i più colpiti. La disoccupazione giovanile, nel mese di settembre, ha raggiunto il livello record del 40,4 per cento, il più alto da quando sono cominciate le registrazioni, nel 1977. ?La situazione è paragonabile a quella di Grecia e Spagna.?Le politiche delle crisi dell’UE stanno derubando la generazione più giovane di ogni prospettiva di futuro.

Seduto su una polveriera sociale, il governo è profondamente diviso. I tre partner della coalizione – Partito Democratico di Letta (PD), Popolo delle Libertà di Berlusconi (PdL) e Scelta Civica (SC) di Monti – non solo stanno lottando uno contro l’altro, ma sono anche divisi al loro interno.

Silvio Berlusconi, che è stato condannato per evasione fiscale e affronta diverse altre accuse, sta ancora lottando per evitare la sua espulsione dal Senato. Per questo motivo, ha cercato di far cadere il governo il 2 ottobre, non riuscendoci, a causa delle defezioni, capitanate del suo ex segretario Angelino Alfano, dai ranghi del suo stesso partito,.

Da allora, il 77enne miliardario ha arbitrariamente sciolto il PdL, ribattezzandolo: Forza Italia. Nome del partito col quale Berlusconi salì al potere per la prima volta nel 1994.?Alfano e gli altri quattro ministri PdL non hanno partecipato alla riunione che “all’unanimità” ha deciso il cambio di nome del partito, il che equivale alla loro espulsione.

Finora il Senato ha continuato a rimandare il voto per l’espulsione di Berlusconi dalle sue file, in modo da non mettere in pericolo l’esistenza del governo. Ma questo non è più sostenibile.

Scelta Civica, il partner più piccolo della coalizione di governo, praticamente non esiste più; e il governo non dipende necessariamente dai suoi voti.

L’ex commissario europeo Mario Monti aveva condotto un governo di “tecnocrati apartitici” a partire dal 2011, per poi fondare il suo partito ed essere in grado di partecipare alle elezioni parlamentari del febbraio 2013. Ricevette solo un deludente 8 per cento dei voti.

Monti ora ha rassegnato le dimissioni dal suo stesso partito, che egli accusa di cercare un riavvicinamento con Berlusconi e di perpetrare uno “slalom politico”. Monti ha violentemente attaccato le proposte di bilancio di Letta per il 2014, e chiede ulteriori sgravi e “stimoli” per l’economia.

Il progetto di bilancio di Letta prevede un taglio della spesa di € 12 miliardi e una riduzione delle tasse sugli affari di circa € 4 miliardi. Per colmare il deficit di bilancio l’IVA, le spese di raccolta dei rifiuti e altre imposte indirette devono essere aumentato drammaticamente, ponendo un onere sproporzionato sulle spalle dei lavoratori. Inoltre, i salari del settore pubblico devono essere congelati e i posti di lavoro lasciati vacanti devono restare tali.

Nel suo stesso partito, Letta è sempre più sotto pressione da parte del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. L’8 dicembre, Renzi sarà candidato alle elezioni primarie per la presidenza del partito, in una votazione che prevede anche la partecipazione di non membri del partito; egli è considerato il candidato più probabile per coprire la posizione.?Un anno fa Renzi aveva cercato di diventare capolista dei democratici alle elezioni parlamentari, ma, visto che veniva considerato un opportunista e un uomo del grande business, fu sonoramente battuto dall’allora leader del partito, Pier Luigi Bersani.

Adesso Renzi sta cercando di raggruppare tutti i malcontenti del Partito Democratico, presentando se stesso come rigoroso avversario della coalizione con Berlusconi.?Tra gli altri, egli è sostenuto da Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, che poco tempo prima lo aveva definito “Berlusconi di sinistra”. Adesso Vendola si riferisce a Renzi come la “speranza della sinistra italiana”, e come l’unico che può efficacemente combattere “il veleno della grande coalizione”.

Il partito di Vendola, SEL (Sinistra, Ecologia, Libertà), è emerso da Rifondazione Comunista, che praticamente crollò nel 2008, dopo aver partecipato per due anni al governo Prodi, sostenendo i suoi attacchi contro la classe lavoratrice.?Come tutti gli altri partiti borghesi, che siano nominalmente di sinistra o di destra, Rifondazione ha una responsabilità diretta per l’attuale miseria sociale in Italia, dove le esigenze delle persone che lavorano non sono rappresentate da nessun partito.

Nelle elezioni di febbraio, il Movimento 5 Stelle (M5S) del comico Beppe Grillo si è inserito in questo vuoto politico; grazie ai suoi veementi attacchi contro tutti i partiti costituiti ha vinto un quarto dei voti ed è diventato il più grande partito politico italiano.

Grillo però sostiene un programma di estrema destra, come il WSWS ha dimostrato a suo tempo (vedi “Il significato politico del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo”) e questo, nel frattempo, sta diventando sempre più chiaro.?Nella campagna elettorale, Grillo ha invitato i suoi seguaci a rispettare “gli elettori di destra”, ha inveito contro gli immigrati, e ha detto che ai figli degli immigrati dovrebbe essere negata la cittadinanza italiana.

Dopo precedenti contatti con l’estrema destra di Casa Pound, il cofondatore del M5S, Gianroberto Casaleggio, si ritiene abbia recentemente incontrato i rappresentanti del partito dell’estrema destra La Destra e che sia da parecchio tempo in contatto col Fronte Nazionale francese (FN).

Nel frattempo, le tensioni sociali stanno notevolmente aumentando.?Ci sono manifestazioni frequenti e violenti scontri con la polizia. A titolo di esempio, questo è stato il caso, nel corso di una manifestazione a Roma contro le misure di austerità del governo, il 19 ottobre.

Giovedi scorso a Roma, i manifestanti hanno richiesto un reddito minimo garantito dallo Stato e il diritto alla casa, dopo che centinaia di famiglie erano state sfrattate con la forza in questi ultimi mesi.?La folla si è mossa verso la sede del governo a Palazzo Chigi, dove i veicoli blindati della polizia hanno cercato di fermarla. Gli indignati partecipanti cantavano “Vergogna, vergogna!” bersagliando la polizia con frutta e con tutto quello che trovavano, quasi riuscendo a fare breccia.


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