La grazia e la natura. I due poli attorno a cui e' costruito The Tree of Life sono anche alla base di Melancholia di Lars Von Trier, presentato oggi in concorso. Due donne, una biona e una bruna, si prendono ciascuna una parte di film, la prima con il suo disastroso matrimonio, la sua depressione, il suo sguardo perduto e distruttivo, e la seconda con la sua fobia per un pianeta che orbita vicino alla Terra e rischia di impatterle contro. La prima colpita da una pioggia di petali e l'altra da una cascate di grandine: e via con i simbolismi e i rimandi reciproci tra le due idee di donna che Von Trier ha in testa. Quello che succede, poi, non lo dico ma potrei anche farlo, visto che all'inzio del film ci sono cinque minuti di tableau vivant accompagnati dalla musica di Mahler (o almeno credo sia Mahler) in cui viene anticipato tutto cio' che avverra', con i personaggi plastici come figurine e il tono della fotografia a ricreare (con tanto di citazione) i quadri di Bruegel. Il film va poi dritto fino alla fine, con il passo sicuro e con la sua tesi in un certo senso sorella di quella di Antichrist: e cioe' che la donna e' il futuro dell'uomo, finalmente spiegandoci il senso del titolo di un film di Hong Sangsoo presentato proprio qui a Cannes cinque o sei anni fa. Von Trier e' di una coerenza preoccupante, ossessionato dalla persecuzione tra i sessi e divertito dai suoi giochi al massacro, per quanto qui non piu' sessisti ma universali, addirittura cosmici. Poi come per Malick se ne tornera' sicuramente a parlare, ma a differenza di The Tree of Life per ora Malincholia non sta generando catene di pensieri che in un modo o nell'altro ne rivalutano il risultato.
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La grazia e la natura. I due poli attorno a cui e' costruito The Tree of Life sono anche alla base di Melancholia di Lars Von Trier, presentato oggi in concorso. Due donne, una biona e una bruna, si prendono ciascuna una parte di film, la prima con il suo disastroso matrimonio, la sua depressione, il suo sguardo perduto e distruttivo, e la seconda con la sua fobia per un pianeta che orbita vicino alla Terra e rischia di impatterle contro. La prima colpita da una pioggia di petali e l'altra da una cascate di grandine: e via con i simbolismi e i rimandi reciproci tra le due idee di donna che Von Trier ha in testa. Quello che succede, poi, non lo dico ma potrei anche farlo, visto che all'inzio del film ci sono cinque minuti di tableau vivant accompagnati dalla musica di Mahler (o almeno credo sia Mahler) in cui viene anticipato tutto cio' che avverra', con i personaggi plastici come figurine e il tono della fotografia a ricreare (con tanto di citazione) i quadri di Bruegel. Il film va poi dritto fino alla fine, con il passo sicuro e con la sua tesi in un certo senso sorella di quella di Antichrist: e cioe' che la donna e' il futuro dell'uomo, finalmente spiegandoci il senso del titolo di un film di Hong Sangsoo presentato proprio qui a Cannes cinque o sei anni fa. Von Trier e' di una coerenza preoccupante, ossessionato dalla persecuzione tra i sessi e divertito dai suoi giochi al massacro, per quanto qui non piu' sessisti ma universali, addirittura cosmici. Poi come per Malick se ne tornera' sicuramente a parlare, ma a differenza di The Tree of Life per ora Malincholia non sta generando catene di pensieri che in un modo o nell'altro ne rivalutano il risultato.
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