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La dura legge del Clan Sarno.

Creato il 05 giugno 2012 da Nottecriminale9 @NotteCriminale
di Michele Napolitano
La dura legge del Clan Sarno.La dura legge del Clan Sarno e del suo leader carismatico Ciro o’sindaco prevedeva per i pentiti torture ed uccisioni. Per ricevere queste “attenzioni” bastava anche il semplice sospetto a spingere la “cupola” del clan a decidere della vita e della morte di un vero e proprio esercito di affiliati. 
Per ironia della sorte, gli stessi carnefici dei pentiti, sono diventi a loro volta pentiti, ed hanno fatto luce sugli omicidi avvenuti in un periodo storico compreso tra il 1994 ed il 2002, periodo in cui il clan iniziava la sua ascesa in tutta l’area dei comuni vesuviani. Le vittime sono state prima interrogate, poi torturate ed infine massacrate, senza alcuna pietà, in alcuni casi anche con l’assenso o addirittura la partecipazione dei familiari. 
Sono quattro le vittime delle leggi di morte, imposte dai capi del cartello criminale dei Sarno, su cui si è fatta luce, anche grazia ad una ordinanza di custodia cautelare per ben 15 rappresentanti di tale cosca. I carabinieri di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione ad un provvedimento emesso dal gip Antonella Terzi, su richiesta della Dda. 
Sono emerse storie drammatiche di una violenza inaudita, come per esempio la storia di Mario Scala, incaricato della vendita di eroina, in nome e per conto del clan. Il tronco ed altre parti del corpo furono trovati carbonizzati nel dicembre del 1994 in contenitori adibiti alla raccolta dei rifiuti in località Varcaturo nel comune di Giugliano in Campania. Il cadavere era davvero irriconoscibile, tanto è vero che , prima che venisse effettuato l’esame autoptico si pensava addirittura che il corpo fosse di una donna, in ragione anche delle dimensioni delle parti ritrovate, ritenute in un primo momento, compatibili con un corpo femminile. 
La dura legge del Clan Sarno.Scala prima di essere brutalmente ammazzato, fu interrogato e sottoposto a torture incredibili al fine di svelare i contenuti della sua collaborazione con la giustizia. 
Una altra storia davvero raccapricciante, riguarda Anna Sodano, scomparsa il 29 gennaio del 1998 dall’hotel Executive di Napoli in attesa di essere trasferita in una località protetta in virtù della sua decisione di collaborare con la giustizia. Anche Anna venne prima interrogata e poi uccisa, ma il suo corpo, non è stato mai ritrovato. Il compagno di Anna, Gennaro Busiello fu ucciso a Napoli il 18 marzo del 2000, con quattro colpi di pistola calibro 7,65 solo per aver espresso un proposito di collaborare con la giustizia. 
Secondo gli investigatori, il suo omicidio è avvenuto anche con il consenso del fratello, che aveva posto una sola condizione, che la stessa sorte fosse toccata ad altri componenti del clan che avevano manifestato intenti di collaborare con la giustizia. 
L’uccisione di Giuseppe Schisa, che secondo gli inquirenti, svolgeva il lavoro di estorsore in nome e per conto del clan, avvenne il 18 marzo del 2002 nel quartiere di Ponticelli, a Napoli, con 9 colpi di pistola calibro 7,65. La decisione di uccidere Giuseppe Schisa fu condivisa dal fratello Roberto che indicò agli autori del delitto il luogo dove poter effettuare l’agguato. Giuseppe Schisa fu ucciso in quanto ritenuto colpevole di voler cominciare a collaborare con le forze dell’ordine. 
Il clan Sarno poco tollerava le dichiarazione dei pentiti, che potevano solo aggravare la posizione degli imputati del clan che in quel momento erano in regime di detenzione, ed anche il pensare di potersi pentire tranquillamente e diventare dalla sera alla mattina collaboratori di giustizia era considerato un’offesa da punire con una sicura condanna a morte.

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