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La fama di un libro

Da Marcofre

La fama di un libro deve nascere e crescere dal di dentro, in modo naturale.

 

Questo lo affermava il solito Scott Fitzgerald nel lontano 1934. È interessante notare come nonostante il trascorrere del tempo, le idee sullo scrivere restino più o meno identiche. A ben vedere, questa è una frase di una ovvietà spaventosa. Si dice che la forza di una storia è al suo interno, non può essere imposta. Soprattutto quei due verbi (nascere e crescere), ci ricordano che non c’è fretta.

Non solo bisogna procedere lentamente nella scrittura, nella rilettura, nella riscrittura. Lo stesso vale per il libro una volta pubblicato. La nascita e la crescita (soprattutto la seconda), camminano con passo lento; anche al tempo del marketing e del Web?

Sì. Soprattutto se si considera il libro un bene, invece che un oggetto.
Nel primo caso, si cura l’ambientazione, la storia, l’intreccio. Ogni parola è stata rivista almeno una decina di volte, tutti i paragrafi letti e riletti sino a conoscerli quasi a memoria. Perché la parola è importante, potente, salva la vita: e allora non puoi fare a meno di curare ogni dettaglio.

Nel secondo caso, largo spazio viene lasciato al marketing. Si crea l’evento, si alimenta la curiosità; e spesso funziona.
Quello che viene a mancare nella storia è la forza di camminare attraverso gli anni: i decenni almeno. O quella ce l’ha messa l’autore, oppure è inutile scervellarsi: nemmeno Facebook o Twitter faranno il miracolo.

Certe storie parlano sempre e forse per sempre, perché il lettore si trova a fare i conti non con un prodotto, bensì un bene. A prima vista pare il solito insieme di parole, esattamente come tanti altri in vendita. Quel “bene” viene pagato, esattamente come tutti gli altri; si trova sugli scaffali di una libreria, di un supermercato.

Ma quelle parole pure imperfette, contengono una forza, un’arte, da spingere chi legge a fermarsi, e riflettere. Alla fine lo sguardo con cui guarderà le solite cose che lo circondano, sarà differente.
Lo scrittore punta a questo, credo: ad avere lettori con uno sguardo differente.


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