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La forza del cedro

Da Marco1965_98 @foodstoriestwit
Galeotta fu la marmellata della nonna se oggi inizio a parlarvi del Cedro...anzi sebbene siano tante le cose da dire devo sintetizzare tutto in questo contributo, impresa ardua quando si tratta di prodotti "solenni" addirittura biblici, imponenti e storici come il cedro, Citrus medica.Conosciuta già al tempo degli Egizi, quattromila anni fa, secondo alcuni studi riportati dal Fersini, Giorlando e Tuoto, da lì si diffuse nel mondo legandosi strettamente alle tradizioni e alle emigrazioni ebraiche. Conosciuto come Malus medica, o Malus felix o, ancora più semplicemente, come Citrus, secondo gli stessi studiosi, il cedro sarebbe stato originario della Media e della Persia, il territorio che corrisponde all’incirca all’attuale regione nord occidentale dell’Iran, a sud del Mar Caspio, per la Media ed al resto dell’area iraniana per la Persia. Tutto ciò, comunque, secondo un’interpretazione non del tutto esatta di Teofrasto. Il filosofo greco, allievo ed amico di Aristotele, infatti, così la descriveva in “Ricerca delle Piante” del 313 a.C.: “Quest’albero ha foglie simili a quelle del corbezzolo o dell’alloro e spine come il pero selvatico ed il biancospino, ma lisce, assai acute e robuste..”. Ma non tutti gli studiosi sono concordi con l’origine geografica: secondo gli studi del Miquel, sarebbe, in effetti, originaria della Cina, mentre per il De Candolle proverrebbe dalla regione dell’ Himalaia, nelle Indie Occidentali. Secondo altri studiosi ancora, per esempio il Bonavia, sarebbe, invece, impossibile riuscire a determinare con esattezza quale regione geografica possa vantarne i natali. In conclusione, rispetto a quest’argomento, la tesi più accreditata sembrerebbe essere quella del Miquel, con l’arrivo dall’Estremo Oriente, anche se non è assolutamente condivisa da tutti gli studiosi. Più probabile ne rimane, invece, la diffusione: gli Ebrei, importatolo dall’Egitto, ne diffusero la coltivazione prima in Palestina e poi in tutte le altre regioni dove furono costretti ad emigrare per sfuggire alle deportazioni. Ma anche su tale questione spesso si è assistito a forti dibattiti culturali.
Anche la tradizione di utilizzare il cedro nella gastronomia è antichissima e risale al tempo dei romani, con Apicio che nel suo De re coquinaria ci racconta alcune ricette aromatizzate al cedro. Utilizzato come pregevole candito, piuttosto che come aroma per creme o dissentanti bevande, o ancora come gusto per granite, nel tempo è riuscito ad inserirsi in tante, particolari ricette, dai primi ai secondi, sia di carne che di pesce, per le sue particolari proprietà organolettiche, che esaltano i cibi inebriandoli di un profumo insuperabile! Punto d’eccellenza, che il Consorzio del Cedro di Calabria si vanta di aver fortemente voluto, è senza dubbio l’Olio extra vergine d’Oliva aromatizzato al Cedro: la Riviera calabrese, connubio perfetto di clima e sapori, restituisce, infatti, uno dei migliori oli extra vergine, che incontrando il superbo aroma esotico del cedro, diviene un vero “nettare” per i palati più raffinati! Ma, non sono da meno, i liquori e le creme al cedro, digestivi, da servire ghiacciati, dal gusto prelibato. Ma, non dimentichiamo la marmellata al cedro, (insisto) regina delle nostre tavole al mattino, e vera “First Lady”, insieme alle Creme al cedro, della buonissima pasticceria artigianale, che con un leggero retrogusto acidulo, e un profumo inebriante, esalta le frolle e le sfoglie di ogni crostata e di ogni pasta. A conclusione di questa “carta” di prodotti al cedro, non potevano mancare i “Panicelli” detti di D’Annunzio. Sinonimo di una antica tradizione, tanto prelibata, che lo stesso Vate cantò in “Leda senza cigno” nel 1916 <<…sorrido pensando a quegli involti di fronde compresse e risecche, venuti di Calabria che un giorno vi stupirono ed incantarono, quando ve li offersi sopra una tovaglia distesa sull’erba non ancora falciata…Gli involti erano di forma quadrilunga come volumetti suggellati d’un solitario che avesse confuso felicemente la biblioteca e l’orto. Ci voleva l’unghia per rompere la prima buccia…Ma ecco l’ultima foglia in cui è avvolto il segreto profumato come il bergamotto. L’unghia la rompe: le dita s’aprono e si tingono di sugo giallo, si ungono di un non so che unguento solare. Pochi acini di uva appassita ed incotta… pochi acini umidi e quasi direi oliati di quell’olio indicibile ove ruota alcun occhio castagno ch’io mi so, pochi acini del grappolo della vite del sole appariscono premuti l’un contro l’altro, con che di luminoso nel bruno, con un sapore che ci delizia prima di essere assaporato. ….>> inserito da sonia.conte.90

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