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La Libia, Matteo Renzi, e "la faccia dell'armi"

Creato il 22 febbraio 2015 da Tafanus
La Libia, Matteo Renzi, e

Nella prima sezione del suo editoriale odierno Eugenio Scalfari parla del velleitarismo soldatesco di Matteo Renzi con l'elmetto

Tripoli bel suol d'amore / sarai italiana al rombo del cannon": era il 1911 e l'Italia (governo Giolitti) conquistava lo "scatolone di sabbia" della Tripolitania, avendo mancato, preceduta dai francesi, di occupare la Tunisia allora molto più ambita. Mussolini e Pietro Nenni, da buoni socialisti quali erano, avevano cercato con tutti i mezzi di fermare la guerra, perfino facendo stendere i loro compagni sui binari dello snodo di Bologna per ostacolare i treni che portavano i soldati a Napoli e a Palermo per partire verso la Quarta Sponda, mentre Gabriele D'Annunzio celebrava l'impresa con le sue Canzoni d'Oltremare.
Tempi antichi, anzi antichissimi. La Libia - dove nel frattempo è stato scoperto il petrolio - non esiste più. Esistono governi che si odiano tra loro o fingono di ignorarsi: Tripoli, Tobruk con le bande di Bengasi e Misurata e circa duecento tribù della più varia estrazione e tre regioni geopolitiche: Cirenaica, Tripolitania e Fezzan. E poi il deserto e le sue oasi.
In aggiunta c'è anche una propaggine del Califfato, che non si sa bene a chi si riferisca perché i capi sono locali; hanno occupato Derna e Sirte. In questo "puzzle" si muovono liberamente spacciatori di uomini e di droghe, gli scafisti e gli schiavisti che conducono centinaia di migliaia di famiglie dall'Africa sub-equatoriale fino al mare e si dirigono verso l'Italia per poi, in grande maggioranza proseguire verso la Francia, la Germania, in Belgio insomma nell'Europa che offre più occasioni di lavoro. Ne muoiono a migliaia nel viaggio in mare ma il flusso non si arresta anzi crescerà sicuramente col passare del tempo.
Questa è la situazione dove l'Italia è tra i Paesi più minacciati, ma lo è anche l'Europa nel suo complesso. Perciò bisogna farvi fronte, bisogna indurre (costringere?) i governi libici ad una sorta di "union sacreé", bisogna prendere contatto con le principali tribù e arrivare ad un accordo.
Forse ci vorrà anche un'adeguata e non simbolica presenza di militari in funzione di "peacekeeping" o addirittura di "peace-enforcing" ma affinché siano adeguate al compito in un Paese che è sei volte l'Italia, gli esperti ne valutano la consistenza a novantamila uomini, più i necessari appoggi navali e soprattutto aerei. Pensare all'Egitto è inutile, non dispone di forze adeguate e comunque ha ben altri problemi da risolvere.
Chi deve fornire l'ombrello internazionale, sia per la mediazione politica sia per l'"enforcing" militare, sono (in teoria) l'Onu, l'Europa, la Nato.
Matteo Renzi, con la rapidità che gli è propria negli annunci, ha già rivendicato la guida italiana sia per l'aspetto politico sia per quello eventualmente militare. Del resto ricorre proprio oggi l'anniversario del suo insediamento a Palazzo Chigi un anno fa. La leadership anche sul caso libico sarebbe per lui (anche per noi italiani?) un vero e proprio festeggiamento.
Non so se Renzi conosca le canzoni di D'Annunzio, ma questa semmai sarebbe una lacuna trascurabile. Il vero guaio è che a questo fine le sedi decisionali sono fuori dalla sua portata. L'Onu non deciderà un bel niente, impedita come è dalla presenza della Russia e della Cina nel Consiglio di Sicurezza. È vero che il 2 marzo il nostro presidente del Consiglio andrà a Mosca per incontrare Putin. Sarà certamente accolto benissimo, una montagna di caviale e litri di vodka specialissima. Putin non si muove ma parla con tutti, dal presidente egiziano alla Angela Merkel e Hollande (lì però si parlava di Ucraina e il discorso è alquanto diverso).
A Renzi darà tutte le rassicurazioni: la Russia è contro il terrorismo e quindi non lo favorirà in nessun caso. Ma i terroristi libici hanno a che fare con il Califfato? Quello che è certo è che fornire truppe non è mai avvenuto in Africa e quindi è certo che truppe russe non ci saranno. Quanto al voto nel Consiglio dell'Onu, le varie nazioni che vi partecipano possono tutt'al più avallare un intervento solo se sarà stato deciso da altri enti internazionali ma non sotto la sua bandiera. Potrà nominare un moderatore, ma non sarà certo Putin a determinarne la scelta. Tantomeno Renzi. Saranno, ovviamente, gli Usa.
Il viaggio di Renzi a Mosca serve a metterlo in bella vista a Roma. Tornerà soddisfatto e ci racconterà di un pieno successo e questo è tutto. E l'Europa? Come sempre è divisa: la Francia vorrebbe una presenza militare, la Germania no. L'Italia, tutto sommato, neppure, sempre che non si riveli indispensabile. Insomma pensare ad un piano europeo per la Libia è escluso. Salvo la Mogherini, titolare della politica estera e della difesa dell'Ue. Via, come direbbe Enrico Mentana, questa è una mia battutaccia. Resta la Nato e questa sarebbe lo scudo più appropriato, ma anche qui sono gli Usa a decidere. Perciò, caro Renzi, rassegnati: sulla costa libica noi possiamo anzi dobbiamo occuparci solo degli sbarchi di immigranti sulla nostra costa ed anche questa non è una bazzecola. Il resto sarà deciso altrove. O forse - speriamo di no - da nessuno [...]

Questo è quanto. Togliete l'elmetto a Gentiloni, alla Pinotta, a Renzino. Proprio questi non hanno la più pallida idea delle enormità che sparano a raffica, appena vedono un microfono o meglio una telecamera.

La Professoressa di Lettere Pinotti era già pronta a invadere la Libia con un esercito di ben... 5000 uomini. Ora, a prescindere dal fatto che l'ultimo paese al mondo adatto a questa bisogna sia l'Italia, paese che ha tentato di colonizzare la Libia, passeggiando su un mare di petrolio senza accorgersene; a prescindere dal fatto che i soldati italiani sono come le mucche di Fanfani nell'Opera Sila: sempre quelli, da spostare dall'Afghanistan "altrove"; a prescindere dal fatto che non si capisce la ratio di mettere l'Italia al centro del bersaglio dell'Isis, che dista 300 chilometri dall'Italia; a prescindere da tutto questo, spieghiamo alla Pinotti qualcosa, prima che corra in una show-room di Dolce & Gabbana a cercare un bel corsetto antiproiettile con scollo a V e un elmetto da cerimonia finemente serigrafato...

Dunque, 5000 soldatini, considerando le turnazioni, le malattie, i periodi di riposo, servono a coprire h24 a stento 1500 posizioni. E ora diamo qualche informazione alla Professoressa Pinotti:

    # La Libia ha una superficie di 1.760.000 kmq, che sono esattamente 5,8 volte la superficie italiana (301.340 kmq)
    # I nostri 1500 soldatini disponibli considerando le turnazioni, rappresentano un soldatino ogni 1.167 kmq di territorio libico
    # Un'area di 1.167 kmq rappresenta, mal contato, un quadratino di 34 kms di lato
    # Per dare un ordine di grandezza, a spanne ma non troppo si tratta di un quadrilatero (vedi illustrazione) chiuso ai quattro vertici da Busto Arsizio, Trezzo sull'Adda, Vigevano, Lodi:

La Libia, Matteo Renzi, e

Ma dato che la Pinotti è una che se ne intende, certamente non manda il soldatino da solo a Milano, a coprire gli oltre mille kmq circostanti, ma ne manderà almeno dieci insieme... in un'area di 10.000 kmq. Armati di carte stradali dell'epoca dell'Impero, estremamente attrezzati con le dieci lingue arabe e le 150 etnie e tribù e gruppi di predoni, alle prese con due governi che pretendono di essere "quello legittimo", e coi tagliagole dell'Isis che possono essere "in cielo, in terra, nelle buche scavate nella sabbia, e in ogni dove"...

Qualcuno si affretti a regalare a Renzi, a Gentiloni e alla Pinotti una calcolatrice da due euri, un link a "google earth", e magari, se avanza, anche un cervello.

Tafanus

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