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La Mostra Delle Atrocità

Da Villa Telesio

La Mostra Delle Atrocità

La mostra delle atrocità è un libro intenso e inquietante. Le radici non sessuali della sessualità qui sono esplorate con una precisione chirurgica. Un incidente d’auto può essere sessualmente stimolante più di un’immagine pornografica, questo un commento di William S. Burroughs che accompagnò l’uscita del La mostra delle atrocità di J. C. Ballard. Il libro, subito, non mancò di scatenare le ire dei benpensanti americani e di molti intellettuali europei: il ritratto che Ballard dava della società era spietato, crudo, tanto crudo da attirare favorevolmente l’attenzione di un grande della Beat Generation come William S. Burroughs noto per il suo stile estremo e per i temi scottanti, inquietanti, dei suoi libri. Burroughs rimase letteralmente affascinato dal lavoro di Ballard, un libro che subito sentì molto vicino al suo modo di pensare, di sentire la politica e i temi sociali.

J.G. Ballard è nato nel 1930 a Shangai dove suo padre lavorava; a seguito dell’attacco a Pearl Harbor è stato internato con la famiglia in un campo di prigionia; solo nel 1946 è riuscito a tornare in Inghilterra, una esperienza negativa, che comunque gli è servita per formarsi, per dar corpo alla sua arte. E’ del 1961 il suo primo romanzo, Il mondo sommerso; poi, nel 1973 dà alle stampe un capolavoro, Crash: David Cronenberg da Crash ha tratto un bel film assai criticato così come fu criticato senza pietà il libro. Crash è la pornografia della morte, delle ferite, dell’autolesionismo: amare, odiare, sentimenti che possono essere ‘reali’ solo se contestualizzati in una rigida geometria triangolare, ovvero amore, dolore fisico, odio, e il risultato è l’orgasmo.

Con L’impero del sole, pubblicato nel 1984, esperienza autobiografica nel campo di prigionia, Ballard abbandona momentaneamente la letteratura d’avanguardia per guardare alla storia: il libro, forse non il più bello dell’autore, è stato trasposto per il cinema da Steven Spielberg, una pellicola bella, forse più del romanzo. Tra i suoi romanzi più recenti, La gentilezza delle donne, Il paradiso del diavolo e Cocaine Nights, Super Cannes. La mostra delle atrocità è stato tradotto per la prima in Italia nel 1991 per i tipi Rizzoli. Per me è stato uno dei miei libri più importanti; lì ho cercato di analizzare quello che succede nel punto in cui si incontrano il sistema dei media e il nostro sistema nervoso. Qual è il reale significato della morte di Marilyn Monroe o dell’assassinio di Kennedy? Come agiscono su di noi a livello neurale, a livello dell’inconscio? Questi eventi dei media, il suicidio della Monroe, l’assassinio di Kennedy, l’elezione di Reagan (riportata nel libro quindici anni prima dell’evento reale) hanno qualche significato nascosto nella nostra mente, influenzano la nostra immaginazione secondo modalità impreviste?, ebbe a dire J.G. Ballard.

Oggi una nuova traduzione per La mostra delle atrocità a cura di Antonio Baronia: la traduzione, per quanto severamente accurata, non aggiunge nulla di nuovo alla già riconosciuta grandezza di Ballard; è strano come questo lavoro, impietoso ritratto di una America degli anni Sessanta/Settanta, venga riproposto proprio oggi in un momento storico difficile e per gli USA e per l’Europa e per l’Italia. Con malizia si potrebbe quasi pensare che… (!); peccato che La mostra delle atrocità sia un ritratto di una America ormai sepolta, da molti dimenticata, mentre l’America odierna, questa si che meriterebbe di essere ritratta e fotografata magari da Ballard, un autore che ultimamente non si è mostrato proprio al meglio delle sue reali capacità. Super Cannes, suo lavoro più recente, è uno scritto debole che mette in imbarazzo per la sua superficialità ed ingenuità… Ma cosa è in realtà La mostra delle atrocità? Una serie di capitoli raccolti in forma di romanzo, una raccolta di racconti che non perdono significato anche se letti a sé: un uomo dal carattere sfaccettato che cambia nome (Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert, Travers) e vorrebbe uccidere di nuovo Kennedy ma in modo che abbia un senso. Un universo stravolto e artificiale, dove fanno mostra di sé celebrità, dove si sviluppano fantasie oniriche, libere associazioni, si sovrappongono crudeltà e pornografia: il risultato, civiltà e inferno si confondono, assumono una loro propria dimensione, dimensione che si sovrappone a quella reale fino ad ingoiarla.

J.G. Ballard sa scrivere: peccato che oggi non ci abbia presentato una mostra delle atrocità scritta appositamente per il momento storico che l’umanità sta attraversando; per ora, chi vuole accontentarsi può leggere La mostra delle atrocità nella nuova traduzione di Antonio Caronia, un lavoro che sprona il lettore a riflettere (speriamo!) guardando sia al passato sia al presente in attesa che Ballard ci regali, magari, qualche pagina attuale da integrare al suo romanzo-capolavoro.

(Fonte: Fantascienza.com)


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