Magazine Psicologia

La neurobiologia delle droghe psichedeliche

Da Psychomer
by Carmelo Di Mauro on ottobre 31, 2011

Le droghe psichedeliche hanno sempre posseduto un particolare fascino per gli effetti speciali che esercitano sugli stati di coscienza: le distorsioni percettive, le visioni, l’estasi, l’abbattimento dei confini del sé, l’esperienza di intima unione con il mondo. Pochi sospettano quanta parte abbiano avuto nella ricerca psicofarmacologica del Novecento.

In un articolo di Franz Vollenweider e Michael Kometer c’è una rassegna di tutte le ricerche promettenti portate avanti negli ultimi venti anni per il trattamento dei disordini mentali con i principi attivi psichedelici.

Nell’articolo di Vollenweider vengono citati gli studi sulle principali droghe psichedeliche (mescalina, LSD e psilocibina) e del farmaco anestetico dissociativo della ketamina. C’è da precisare, a scanso di equivoci, che vengono subito evidenziati gli effetti negativi che tali droghe possono causare nell’uso sconsiderato come pratica sociale e culturale: allucinazioni, ansia e perdita di controllo, fenomeni dissociativi, sino a prolungati stati di psicosi.

Invece, le ricerche sperimentali sugli effetti delle droghe psicotrope sono fondamentali per due motivi: ci aiutano a capire di più i meccanismi neuronali sottostanti dei disturbi mentali o della percezione del dolore e dimostrano che possono produrre effetti terapeutici quando somministrate in modo controllato e a basso dosaggio.

 I risultati ci dicono che gli allucinogeni sembrano agire sui recettori serotoninergici (5-HT2A) responsabili della produzione dei sintomi positivi della schizofrenia (allucinazioni e disturbi del pensiero), indicando i meccanismi neuronali sottostanti di questa psicosi. D’altra parte, a basso dosaggio terapeutico leniscono i disturbi dell’umore, ad esempio nel trattamento della sindrome ossessiva-compulsiva. Inoltre,

L’LSD incrementa il livello di autocoscienza facilitando la ricostruzione dei ricordi con un’alta connotazione emotiva, processo che favorisce il parallelo percorso psicoterapeutico dei soggetti che hanno partecipato alle ricerche. La somministrazione di psilocibina si è rivelata utile nel trattamento dei sintomi d’ansia e depressivi e possiede proprietà antidolorifiche per pazienti malati di cancro. La ketamina, invece, sembra riprodurre i sintomi positivi e negativi della psicosi (allucinazioni, ritiro sociale e apatia) e, dal punto di vista terapeutico, agisce sui sistemi di trasmissione del glutammato attenuando gli stati depressivi e diminuendo la frequenza dei pensieri suicidari.

Continua…


Potrebbero interessarti anche :

Ritornare alla prima pagina di Logo Paperblog

Possono interessarti anche questi articoli :