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La nostalgia

Creato il 19 aprile 2014 da Albix

La nostalgia

Ascoltando certi brani degli anni ’60 mi viene la nostalgia di mio fratello maggiore che ci ha lasciati prematuramente l’anno scorso.

I gusti di mio fratello, in fatto di musica, erano alquanto vari: la sua discografia spaziava dal rock dei vari gruppi, stranieri e  italiani, a Santo e Johnny, passando per il sax di Fausto Papetti e per la tromba di Louis Armstrong.

Negli anni ’60, quando eravamo riuniti tutti a pranzo, era imperdibile l’appuntamento con la hit parade di Lelio Luttazzi.

I suoi cantanti italiani preferiti erano Fred Bongusto e, tra i gruppi musicali, i Dik-Dik.

Mi ricordo che gli piaceva tanto la canzone “Il vento” del duo immortale Mogol-Battisti ma portata al successo proprio dai Dik-Dik (così come “Vendo casa” che invece mandava in bestia il mio papà, che era inorridito dall’inciso “questa casa è tutta da bruciare” che ai suoi orecchi suonava come una specie di istigazione a delinquere rivolta a tutti i capelloni).

Debbo precisare però che mio fratello maggiore non era un capellone; anzi, quando mio padre mi redarguiva affinché mi tagliassi le folte chiome (forse anche per paura che dessi fuoco alla nostra casa), lui si schierava con mio padre.

Non gli serbo certo rancore per questo piccolo torto; ben poca cosa in confronto al tanto che egli ha fatto per me. Intanto, come primogenito, fu il primo a lottare per spezzare la severa intransigenza di mio padre (che si ispirava a  un modello educativo di sapore  ottocentesco) combattendo per maggiori spazi di libertà, di cui godemmo tutti gli altri fratelli, più avanti negli anni. Poi fu lui a portarmi per la prima volta allo stadio, negli anni ruggenti del Cagliari di Gigi Riva; per la qual cosa gli sono tuttora riconoscente e gli perdono anche il fatto che lui tifava il Milan. Inoltre lui mi portava al mare e, più tardi, a ballare in certi clubs di paese dove allora si ballava con la musica dal vivo gli indimenticabili brani dei Procol Harum nella versione italiana dei Dik-Dik e dei Camaleonti (lenti da pesce, li chiamava simpaticamente mio fratello).

E così, ancora oggi, quando ascolto le note di “Senza Luce” e de “L’ora dell’amore”, di “Frida” e di “Spaghetti a Detroit” mi torna in mente, con una carica di struggente nostalgia, insieme al ricordo degli anni che non torneranno più, il volto di mio fratello Pietro Marino.

Foto tratta da www.fondazionelelioluttazzi.it


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