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La paura dei disastri naturali

Da Psicologamilano

terra distruttaQuando la terra trema!

Telegiornali e mass media, riportano frequentemente, tra i numerosi fatti di cronaca, disastri naturali come alluvioni, tsunami, terremoti. Fatti relativamente recenti sono, per esempio, le numerose scosse di terremoto che frequentemente interessano diverse regioni dell’Italia, che pur non avendo provocato danni a persone o cose, hanno causato ansia e tanta preoccupazione.

Fenomeni naturali di questa portata sono in grado di suscitare, anche fra le persone più calme, un profondo senso di agitazione e di preoccupazione costante che il fenomeno possa ripresentarsi.

Il terremoto ma anche alluvioni, tsunami ecc, infatti, così come ogni evento naturale che provoca disastri, conduce l’uomo a sperimentare paure profonde e ancestrali, dal momento che lo mette nella condizione di dover fare i conti con un fenomeno assolutamente imprevedibile e che nessuna invenzione umana è in grado di controllare pienamente: quando la terra trema, quando la natura fa sentire la sua “voce”, non solo viene messa a repentaglio la propria esistenza ma  tremano anche i personali punti di riferimento e tutte le proprie certezze. La paura dell’ignoto, della possibilità di morire e talvolta il senso di responsabilità per l’incolumità dei propri bambini, quindi possono provocare non poche conseguenze a livello psicologico. I cataclismi, pertanto, rappresentano per la vita dell’uomo un evento anormale nei confronti del quale si reagisce con una quota piuttosto elevata di stress.

uragano
A proposito di stress

Il primo a studiare e introdurre il concetto di stress fu l’endocrinologo Selye, il quale lo definì “una sindrome”, sindrome generale di adattamento, una reazione aspecifica che l’organismo mette in atto di fronte a stimoli, eventi, situazioni di diversa natura (emotivi, fisici ecc…). Più nello specifico Selye, individuò tre fasi alle quali si va incontro nel momento in cui il soggetto è sottoposto ad una situazione stressante:

1   Fase di allarme: nel corso di questa fase l'organismo reagisce agli stressor attuando tutta una serie meccanismi di risposta, fisici e mentali, finalizzati a fronteggiare gli eventi stressanti (coping). Esempi di questi meccanismi sono  dall'aumento del battito cardiaco, del tono muscolare, innalzamento della pressione sanguigna ed un generale stato di attivazione psicofisiologica, definito arousal.

2   Fase della resistenza: l’organismo cerca di far fronte, combattere e contrastare gli effetti negativi dovuti alla percezione e alla presenza degli stressor. Rappresenta, in pratica, la risposta di adattamento al cambiamento “imposto” dalla situazione stressante. La durata di questa fase dipende da tutta una serie di fattori, in particolar modo psicologici e il corpo resiste, fin tanto che continua a percepire il fattore di stress.

 

3   Fase dell’esaurimento: nel caso in cui gli stressor si presentano per una fase eccessivamente prolungata,  il soggetto può finire con l’essere sopraffatto dall’evento stressante e permanere in un continuo stato di attivazione psicofisiologica che conduce ad un vero e proprio esaurimento del bagaglio di risorse ed energie che ogni organismo dispone per fronteggiare gli eventi stressanti Nel corso di questa possono verificarsi effetti negativi a livello sia fisico che psichico (disturbi digestivi, alterazione ritmo sonno-veglia…)

Sempre Selye, fu il primo ad operare una distinzione fra eustress e distress. Con il termine eustress, ci si riferisce a quella normale quota di stress, di energia necessaria, non solo per il raggiungimento degli obiettivi e delle situazioni della vita quotidiana, ma perfino utile per l’ottenimento di risultati positivi. Possiamo, pertanto, definirla, una forma di stress positivo, con un elevato potere adattivo, funzionale al raggiungimento delle mete prefissate.

Con il termine distress, si intende, invece, una forma di stress negativo, dal momento che , la presenza di uno stimolo o evento stressante (per esempio in questo caso il terremoto, l’alluvione ecc…), scatena una reazione psicofisiologica che provoca un deterioramento delle difese psicofisiche stesse . Succede, quindi che il soggetto possa reagire in maniera sproporzionata anche in presenza di stimoli di lieve entità. Ciò significa che, talvolta, anche in assenza della situazione stressante o pericolosa, il soggetto permane in un costante stato di allarme, per esempio, chi è stato vittima di terremoti scatta al primo rumore, dorme vestito la notte ecc...

insonnia
Le conseguenze psicologiche dei disastri naturali

In generale l’attivazione fisiologica della paura e lo stress generato da situazioni  pericolose come terremoti, alluvioni, disastri naturali, può condurre verso:

-   Attacchi di panico: ritrovarsi in situazioni potenzialmente rischiose può scatenare un vero e proprio attacco di panico che si manifesta con dei sintomi ben precisi -aumento del battito cardiaco, sudorazione, tremore alle gambe, mancanza di aria, paura di impazzire, paura di morire- che raggiungono il loro picco nel giro di 30 secondi. L’attacco di panico in caso di disastri naturali può colpire sia chi ne soffre già, sia chi non ne ha mai sofferto.

-   Disturbo post-traumatico da stress: il disturbo si caratterizza per la presenza di una serie di sintomi, fra i quali troviamo: flashback, incubi, pensieri, immagini intrusive che portano la persona a rivivere l’evento traumatico vissuto; evitamento di situazioni e stimoli che possono avere a che fare o ricordare alla persona il trauma subito; elevati livelli di attivazione psico-fisiologica come irritabilità, disturbi del sonno, facile affaticabilità, difficoltà di concentrazione ecc…; sintomi fisici tra i quali tachicardia, mancanza di appetito, emicranie ecc..;

 

Informarsi per conoscere e gestire le emergenze

Per affrontare in maniera efficace la paura, l’ansia generata dal terremoto e in generale dai disastri naturali, è importante prima di tutto mettere in evidenza un aspetto: provare paura, avvertire uno stato di attivazione psicofisiologica, è del tutto normale, dal momento che rappresenta la modalità di risposta adatta ad affrontare un evento così pericoloso. La paura, ci protegge e ci spinge a mettere in atto, solitamente, il comportamento più adeguato per garantire la sopravvivenza.

Un suggerimento semplice ed efficace per tentare di superare la paura del terremoto, consiste nel è ricercare informazioni e documentarsi il più possibile sull’evento. In questo modo, infatti, portiamo a  ridurre il fenomeno dalla nostra mente, dall’interno, all’esterno, riducendolo a mero evento costituito da fasi. Può anche essere utile, leggere le informazioni e le opinioni scientifiche e razionale fornite dagli esperti del settore come i sismologi

proteggere i bambini
Consigli per gestire la paura del bambino

Occorre prima di tutto precisare che tanto più piccolo è il bambino tanto maggiore sarà la sua attivazione psico-fisiologica dell’intero organismo di fronte agli stimoli esterni. Ciò significa che i bambini sono potenzialmente più sensibili e maggiormente esposti alla paura rispetto ad un adulto che rappresenta, pertanto, l’unico punto di riferimento in grado di trasmettergli protezione e sicurezza.

-   La fiducia e la sicurezza che un adulto nutre nei confronti di sé stesso e del mondo traspare e arriva al bambino non solo attraverso ciò che gli viene comunicato verbalmente ma anche e soprattutto attraverso il non verbale, le espressioni del volto ecc… Dire, pertanto, al bambino, in caso di calamità naturali, di mantenere la calma quando tramite il proprio comportamento non verbale gli si comunica invece, insicurezza e paura, non può far altro che portare il bambino a sperimentare un maggior senso di paura, confusione e angoscia. E’ preferibile una frase sincera e rassicurante al tempo stesso (“Capisco che è una situazione che può far paura ma non preoccuparti, stammi vicino e vedrai che passerà tutto”)

-   No agli eccessi: sia l’iperprotezione che l’indecisione rappresentano due comportamenti disfunzionali per il bambino. Un comportamento sia di estrema protezione, che di non accettazione delle emozioni e delle esigenze del bambino, infatti, rischiano di creare, anche questa volta uno stato di ansia tale da non permettere al piccolo, in caso di emergenza, di ascoltare l’adulto e agire per potersi proteggere. La maggior parte della paure dell’infanzia, inoltre, scaturiscono da situazioni concrete, e il terremoto è un esempio calzante; negare, non accogliere i suoi stati d’animo o ancora, al fine di tutelarlo, non informarlo con un linguaggio semplice, equivale ad ingigantire le sue insicurezze.

-   Imparare giocando e la prevenzione a scuola: il gioco rappresenta, insieme alla fantasia, il campo all’interno del quale il piccolo è in grado di esprimere le proprie emozioni, di agirle e di trovare un contesto in grado di fargli sperimentare sicurezza. Un compito, importante, infine svolge anche scuola che attraverso progetti di prevenzione può insegnare al piccolo, da un lato, a “riconoscere” l’emozione della paura e dall’altro lato, ad apprendere i comportamenti adeguati per proteggersi in caso di emergenza e dall’altro

 

Cosa evitare

-   di sottovalutare le paure

del bambino

-   di iperproteggerlo, dargli

l’impressione di essere

debole e dipendente,

impietosirsi

eccessivamente

-   di respingerlo, di

minacciarlo di abbandono

-   di ridicolizzarlo o di punirlo

perchè ha paura

-   di metterlo in situazioni

troppo difficili per le sue

forze

-   di comunicargli le proprie

paure.

 

Cosa fare

-   mostrare di aver fiducia nel

bambino per quello che è in grado

di fare o per quello che può

diventare;

-   lodarlo (ma senza esagerare)

quando ha successo;

-    fargli capire che, in caso di

bisogno, c’è qualcuno a

proteggerlo;

-   ascoltarlo quando parla delle sue

paure, spiegargli, quando è

possibile, che non ha nulla da

temere;

-   dare il buon esempio reagendo ai

pericoli in modo razionale;

-    lasciare l’opportunità al bambino di

superare le sue paure in modo

attivo.

Fonte: http://www.regione.sicilia.it/presidenza/protezionecivile/documenti/documenti/Edurisk_Modulo4.pdf

 

Simona Lauri

 

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