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La qualifica di Fenoglio

Creato il 30 novembre 2010 da Andreapomella

La qualifica di FenoglioNegli anni Novanta la riscoperta fra i giovani lettori di un autore come Beppe Fenoglio fu sorprendente. Ricordo in quegli anni una magnifica lezione di Bianca Maria Frabotta all’Università di Roma che verteva su Una questione privata, romanzo postumo pubblicato nell’aprile del 1963 due mesi dopo la morte di Fenoglio, e che registrò la partecipazione appassionata di un gruppo notevole di studenti di Lettere. A quella lezione partecipò in qualità di ospite anche Marco Lodoli di cui avevo appena letto il romanzo d’esordio Diario di un millennio che fugge. Mi sono interrogato spesso sulle ragioni di quella silenziosa adesione di un’intera generazione ai modi letterari di un autore così appartato e la cui opera è per certi versi riluttante alle leggerezze della contemporaneità. Sarà che quel suo carattere riassunto nella famosa frase autografa, “A me basteranno le due date che sole contano e la qualifica di scrittore e partigiano”, ben si addiceva al feroce nichilismo di quegli anni. Per quanto mi riguarda, prendendo in prestito i versi di una canzone di Ivano Fossati, io “non ho mai tradito la mia giovinezza, perché la vita si alimenta di poco, non dura eterna”. E così, ancora oggi, in certi pomeriggi d’autunno in cui il cielo si riversa sulla città, e intorno a me sento stracciare ogni giorno di più i miti della Resistenza e la decenza del cosiddetto popolo italiano, io mi apparto sul divano e frugo tra le pagine de Il Partigiano Johnny, e trovo frasi come questa, che a parer mio andrebbero vergate a chiare lettere sulla Costituzione italiana:

“E pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno”



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